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Colosseo chiuso, i sindacati al ministro: “Misura colma? Concordiamo”. E valutano lo sciopero

Colosseo chiuso, i sindacati: “La misura è colma? Concordiamo”. Rispondono in maniera dura le sigle confederali al ministro della Cultura Dario Franceschini e a Matteo Renzi che oggi porterà in Consiglio dei Ministri un decreto legge per inserire i Beni Culturali fra i servizi pubblici essenziali per i quali la legge prevede una procedura “aggravata” del diritto di sciopero. I sindacati replicano: “La vertenza è nazionale, e valutiamo uno sciopero generale del settore“.

COLOSSEO CHIUSO, I SINDACATI AL MINISTRO: “MISURA COLMA? CONCORDIAMO”

Le procedure per la convocazione sono già state iniziate, dicono i confederali.

La vertenza sui beni culturali potrebbe portare ad uno sciopero nazionale e le dichiarazioni del ministro Franceschini certo non aiutano. Cgil,Cisl e Uil hanno già avviato le procedure previste dalle legge

L’assemblea sindacale, continuano i confederali, era stata legittimamente convocata da giorni e annunciata con un regolare comunicato stampa. Ci risponde al telefono Marta Caizzi, RSU della Uil per il polo archeologico romano: “Noi siamo aperti 363 giorni all’anno, per due ore di assemblea sindacale viene fuori questo putiferio. Faccio presente che anche a Palazzo Pitti“, ci dice, “oggi l’apertura è stata ritardata“.

In sostanza, che cosa è accaduto questa mattina al Colosseo?

E’ accaduta una semplice assemblea del personale che rientra nei diritti dei lavoratori, sopratutto quando ci sono delle criticità a carattere nazionale; noi abbiamo avuto un’eco maggiore perché lavoriamo in monumenti molto conosciuti ma faccio presente che anche a Firenze stamattina Palazzo Pitti era chiuso per gli stessi motivi. Da novembre 2014 i lavoratori non vedono in busta paga le loro retribuzioni accessorie.

Di quali cifre stiamo parlando?

Parliamo di 2500-3mila euro all’anno, maturata per turnazioni notturne, festive, superfestive e progetti vari, sui quali i lavoratori fanno affidamento, visto che abbiamo stipendi da impiegati statali.

Da quanto tempo era stata convocata l’assemblea?

Da tre giorni circa, e non c’era nessun modo di intervenire per limitare i danni, perché gli impiegati lavorano su turni e quindi solo la mattina stessa è possibile capire chi partecipa all’agitazione. I disagi sono sempre imprevedibili.

Però si legge che la vostra agitazione non è stata debitamente segnalata.

Io le posso garantire: tutti i monumenti avevano il cartello che avvertiva l’orario di inizio della chiusura e l’orario di riapertura. Magari abbiamo tardato di un quarto d’ora, sono tempi tecnici. Le cose funzionano così, come le dicevo, non è possibile sapere con anticipo quanti addetti parteciperanno, né c’è il dovere del preavviso.

Ora il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha annunciato l’inserimento del vostro settore in quello dei servizi pubblici essenziali, regolamentati dalla legge.

E’ quello che lui vorrebbe, facendo diventare più complicata la situazione del lavoratore che è già abbastanza complessa. Se i lavoratori venissero messi in grado di lavorare come negli altri paesi europei non succederebbe niente; se il Colosseo aprisse con 30 unità, invece che con le 15 attuali, non succederebbe niente. Vorrei fare presente che il Colosseo apre 363 giorni l’anno dalle 8.30 alla sera, poi chiudiamo per 2 ore per un’assemblea e viene giù il putiferio. Inoltre, siamo sotto organico, abbiamo carenza di personale e l’età media abbastanza avanzata, ci vorrebbero nuove assunzioni serie, di personale stabile e non temporaneo. Questo porterebbe ad una ventata di sicuro miglioramento. Il ministro dice che la misura è colma? Concordiamo, ora cerchiamo il modo per far funzionare il tutto in maniera seria e “sassone”.

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Che “la misura è colma” lo ha dichiarato stamattina il ministro della Cultura Dario Franceschini.

E il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, ha rincarato definendo gli scioperanti “contro l’Italia”.

Il segretario della Uil Beni Culturali, intervistato da Giordano Giusti e Boris Sollazzo su TeleRadioPiù, risponde direttamente al ministro.


Copertina: Wikimedia Commons