Salvini, a Bologna contro tutti

Matteo Salvini cala su Bologna per andare allo scontro con la curia, ma sceglie di confinarsi in una piazzetta per una conferenza stampa propedeutica a una vera e propria campagna per la conquista di Bologna.

Matteo Salvini con Silvia Bergamini e i rappresentanti dei dipendenti Faac di
Matteo Salvini con Lucia Borgonzoni e i rappresentanti dei dipendenti Faac di Grassobbio

LA STRANA STORIA DELLA FAAC –

L’occasione è rappresentata dal sostegno offerto da Salvini agli operai dello stabilimento FAAC di Grassobbio, in provincia di Bergamo, che protestano contro la delocalizzazione di uno stabilimento. L’azienda è stata ereditata dalla curia bolognese, che poi ha ceduto la nuda proprietà delle azioni a un trust, che in cambio si è impegnato a corrispondere congrui dividendi. La vicenda della FAAC è travagliata, il fondatore Michelangelo Manini l’ha infatti lasciata in eredità alla curia bolognese e prima che l’eredità fosse trasferita con buona pace di tutti gli eredi c’è stata un’accesa battaglia tra la curia e i parenti di Manini. L’azienda vale circa due miliardi di euro secondo le stime e produce circa 100 milioni di utili all’anno, non aveva e non ha debiti e, nonostante i contrasti sull’eredità l’abbiano turbata, è riuscita a liquidare il socio francese di minoranza e a continuare con la politica di acquisizioni ed espansione che sotto la guida di Manini l’aveva vista assurgere tra le maggiori aziende nel settore dell’automazione di cancelli, porte e serrande e poi espandersi anche ad altri business collegati. Anche la fabbrica di Grasobbio fu di un’azienda fagocitata dalla FAAC e la sua sorte è stata decisa quando Manini era ancora in vita. Oggi lo stabilimento è stato svuotato e messo a disposizione in comodato gratuito per due anni a chi voglia approfittarne, ma non si è fatto avanti nessuno e a fine anno gli operai che ancora sono rimasti legati all’azienda vedranno finire la cassa integrazione e saranno accompagnati alla disoccupazione da una buonuscita concordata a suo tempo con i sindacati. L’azienda chiude perché parte della produzione sarà spostata a Bologna e parte in uno stabilimento già attivo in Bulgaria, FAAC ha 18 impianti produttivi e 32 filiali in giro per il mondo e occupa circa 2.000 dipendenti, 50 dei quali a Grassobbio.

SALVINI CONTRO CAFFARRA –

L’azienda insomma scoppia di salute, tanto che continua ad assumere, e i dipendenti di Bergamo, che producevano utili anche loro, non accettano l’idea di essere mandati a casa perché l’azienda realizzi risparmi sulla loro pelle. Lasciati solo dai sindacati, si sono rivolti senza successo al vescovo di Bergamo e infine hanno trovato un insperato alleato in Salvini, che nel frattempo era sceso in guerra con la chiesa per la questione dell’accoglienza agli immigrati. Eccoli quindi ieri in piazzetta Prendiparte, minuscolo e pittoresco angolo di Bologna dominato da un lato dall’omonima torre e dall’altra dalle alte mura dell’arcidiocesi di Bologna. Ad accompagnarlo una decina di fedelissimi e Lucia Borgonzoni, la candidata a sindaco di Bologna per la Lega Nord alle comunali del 2016. La curia di Bologna non si è lasciata impressionare, sia perché se ne è già lavata le mani spiegando che è il trust a decidere le politiche aziendali, sulle quali la curia non ha più alcun controllo o quasi, sia perché a capo della curia bolognese c’è il roccioso e reazionario cardinal Caffarra che, ormai prossimo alla pensione, è capace di tenere testa a Papa Francesco sulla questione degli immigrati da ospitare nella parrocchie, come nemmeno Salvini sa fare.

NON SOLO LA FAAC –

Così alla delegazione di operai arrivati da Grassobbio non è rimasto che ripetere quanto vanno ripetendo da tempo davanti a un cancello chiuso e poi lasciare la scena a Salvini. Il leader leghista, oltre a sparare a salve contro la chiesa che toglie il lavoro agli italiani per darlo agli stranieri, si è preoccupato anche di promuovere la candidata Borgonzoni, che in città è nota più che altro per essere stata presa a schiaffi da una nomade che era andata a importunare a domicilio e che proprio oggi ha visto saltar fuori la candidatura di Galeazzo Bignami. Un candidato che, per quanto incolore esponente della boccheggiante destra bolognese, rappresenta un ostacolo temibile alla sua candidatura, finora appoggiata solo dalla Lega, che in città continua a contare meno di niente.

salvini borgonzoni

I PROGETTI DI SALVINI PER BOLOGNA –

Salvini è quindi andato all’attacco del sindaco Merola (un «incapace») e ha annunciato che s’impegnerà in prima persona per le comunali: «Girerò quartiere per quartiere, mercato per mercato, via per via di Bologna per liberarla da quella calamità naturale che è uno dei sindaci più incapaci che questa città ricordi”». Ipotesi inquietante, se si considera che l’ultima volta che Salvini si è presentato a Bologna per infastidire i residenti di un campo nomadi (pure lui) è stato aggredito. L’occasione e la piazzetta Prendiparte questa volta hanno scoraggiato possibili volontari e Salvini se ne è lamentato un paio di volte, senza «centri sociali» a contestarlo cala l’audience drasticamente. Salvini ha un sacco di progetti per Bologna, il 6, 7 e 8 novembre si concluderà  proprio a Bologna la manifestazione Blocca Italia «con una grandissima manifestazione, per chi non si riconosce in questa sinistra al governo». L’ipotesi che Lega possa bloccare l’Italia per tre giorni non è tanto più probabile di quella che riesca a realizzare una grande manifestazione a Bologna, dove in passato non è mai riuscita a mobilitare più dei proverbiali quattro gatti. Quattro gatti a loro modo commoventi, i fedelissimi accorsi in piazzetta Prendiparte, una ventina, hanno omaggiato il leader con tortellini fatti a mano, una maglietta con la scritta Bologna (la felpa no, c’erano più di 30°) e altri piccoli presenti, poi l’hanno seguito devoti in un bar vicino e infine accompagnato di nuovo verso l’auto. Su di loro Salvini sa di poter contare.

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