Intercettazioni, stretta in arrivo. Sarà scontro in Aula sulla “legge bavaglio”

di Redazione | 14/09/2015

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Intercettazioni,

la stretta del governo è in arrivo, sia contro i magistrati che contro i giornalisti. Come scrive Liana Milella sul quotidiano La Repubblica, chi registrerà una conversazione e la renderà pubblica rischierà da sei mesi a 4 anni di carcere. E i magistrati avranno tre mesi di tempo per chiudere le indagini e decidere quali provvedimenti assumere, pena il pericolo di un’avocazione.

 

INTERCETTAZIONI, STRETTA DEL GOVERNO IN ARRIVO –

Ma non solo. Come spiega il quotidiano diretto da Ezio Mauro, anche per i giudici il provvedimento rischia di avere effetti pesanti, «perché non saranno liberi come adesso nel contestare e contrastare le richieste dei pm»: 

«C’è un’altra mina vagante sulle toghe perché Ncd, col vice Guardasigilli Enrico Costa, porta i dati – 600 milioni di euro dal 1992 e 20,8 milioni nei primi 7 mesi del 2015 – per le ingiuste detenzioni sancite dalla Cassazione per le quali vorrebbe un’automatica trasmissione ai titolari dell’azione disciplinare.

Tra mercoledì e giovedì il testo sarà votato in prima lettura dalla Camera. L’Associazione nazionale magistrati ha già protestato contro il provvedimento, accusando «una politica che crede di compiacere il populismo penale dandogli in pasto le frattaglie di qualche inutile aumento delle pene» (su furti e rapine, ndr). Se il Guardasigilli Andrea Orlando e i vertici dem stanno cercando una mediazione con il Nuovo centrodestra su intercettazioni e ingiusta detenzione, dalle opposizioni è il M5S a contestare: «Il governo vuole togliere diritti agli imputati e alle vittime dei reati, limitando anche i poteri dei magistrati. Diremo no a una delega in bianco sulle intercettazioni e no alla norma Pagano», ha annunciato il deputato pentastellato Vittorio Ferraresi.

INTERCETTAZIONI, SARÀ SCONTRO IN AULA –

In Aula i tempi saranno contingentati: per tutti i gruppi, in totale, ci saranno 12 ore e 30 minuti e gli emendamenti non mancano certo. Lo scontro sarà soprattutto sull’articolo 29, come spiega la giornalista Liana Milella:

«Il testo, estremamente vago, propone una delega di 10 righe al governo per stabilire “prescrizioni che incidano sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni”, che “diano una precisa scansione all’udienza di selezione del materiale intercettativo”, con riguardo “alla tutela della riservatezza delle comunicazioni e conversazioni di persone occasionalmente coinvolte”»

Il testo non cambierà, con Orlando che ha già annunciato la costituzione di una commissione per scrivere il decreto legislativo e ascolterà ancora i direttori dei giornali. Di fatto, però, è come se il governo riformerà le intercettazioni per decreto.

 

Foto ANSA/DANIELE MASCOLO