Elezioni in Grecia, la corsa disperata di Alexis Tsipras

di Andrea Mollica | 14/09/2015

elezioni in grecia

Elezioni in Grecia,

domenica 20 settembre la Grecia terrà le sue terze consultazioni popolari nel 2015. Il 25 gennaio scorso Alexis Tsipras aveva portato la sinistra radicale per la prima volta al potere, mentre il 5 luglio il premier greco aveva chiesto al popolo greco di esprimersi sulle trattative con i creditori europei. Dopo la conclusione dell’accordo per la stipula di un terzo programma di assistenza finanziaria, il leader di SYRIZA ha deciso di ricorrere al voto anticipato per superare lo stallo creato dalla spaccatura del suo partito. I sondaggi indicano però una rilevante contrazione della popolarità di Alexis Tsipras, tanto che SIRYIZA rischia di esser sorpassata dai conservatori di Nea Dimokratia, il partito che più aveva sostenuto il “sì” all’ultimo referendum.

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ALEXIS TSIPRAS –

La Francia è il Paese che più ha aiutato la Grecia di Alexis Tsipras a rimanere nell’euro, dopo mesi di scontri continui e fiducia reciproca praticamente azzerata con la maggior parte degli altri Paesi dell’unione monetaria. François Hollande, insieme a Matteo Renzi e pochi altri leader, si è speso per trovare un’intesa, spinta anche dai vertici europei, in primis Mario Draghi, per evitare una rottura dell’euro dalle conseguenze imprevedibili in un momento di ripresa, per quanto debole. Il presidente francese è un leader socialista, e la storia della sinistra transalpina sembra ispirare, per più di un verso, le decisioni di Alexis Tsipras. Giunto al potere con un programma radicale, come François Mitterrand, che aveva l’obiettivo di concludere l’austerità, cancellare le misure di rigore più severe e finanziare nuovi programmi sociali, il leader di SYRIZA ha dovuto fare retromarcia e accettare un programma di assistenza finanziario molto simile, se non più duro, degli altri due Memorandum della Troika contro cui aveva fatto un’opposizione così dura e apprezzata da trasformare la sinistra radicale nel primo partito del Paese. Mitterrand, dopo aver governato come un socialista del secondo dopoguerra, si era dovuto convertire a un liberalismo progressista per evitare il naufragio della sua presidenza. Alexis Tsipras sembrava aver ripercorso le tracce del grande leader socialista, uno dei padri dell’euro, quando ha e deciso di trasformare SYRIZA in un partito sostanzialmente socialdemocratico, accettando un nuovo salvataggio composto da numerose misure di austerità. La svolta politica ha provocato una scissione nella formazione principale della sinistra greca, non solo radicale vista la marginalità del PASOK, dopo i ripetuti voti contrari della minoranza di SYRIZA. Piattaforma di sinistra, dopo aver votato no alle misure di rigore imposte dai creditori europei per l’avvio di un terzo programma di assistenza finanziaria, ha abbandonato il partito e dato origine a Unità popolare, formazione guidata dall’ex ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis. La rottura di SYRIZA, coalizione di sigle della sinistra radicale che negli anni duemila avevano fondato una nuova formazione non più comunista, ha portato ad Alexis Tsipras a interrompere anticipatamente la legislatura, durata pochi mesi.

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TROIKA

Un altro presidente francese, Jacques Chirac, aveva deciso nel 1997 di portare i transalpini al voto prima del previsto per ottenere una netta maggioranza all’Assemblea nazionale. Quelle elezioni legislative sono state però vinte dalla sinistra plurale del leader socialista Lionel Jospin, con la formazione dell’ultima “coabitazione” a Parigi tra un presidente di un partito e un primo ministro di una forza d’opposizione all’Eliseo. Alexis Tsipras sembra concretamente rischiare uno scenario francese più simile al 1997 rispetto al 1982, con una sconfitta imprevista che lo porterebbe rapidamente fuori dal potere. Uno scenario quasi imprevedibile la sera del 5 luglio scorso, poco più di due mesi fa, quando Alexis Tsipras aveva vinto la sua sfida politica più difficile. Il premier greco aveva convocato un referendum sull’accordo proposto dall’Eurogruppo, che il suo esecutivo trovava troppo severo e ispirato all’austerità della Troika contro cui aveva combattuto sin dal suo insediamento. La soverchiante maggioranza del no ha regalato un altro incremento di popolarità ad Alexis Tsipras, ma ha creato una lacerazione profonda con l’Europa. Nei giorni successivi la Grecia ha rischiato di uscire dall’euro vista l’ostilità dei creditori verso il governo di Atene, e il premier ha accettato un piano di assistenza finanziaria basato su misure di rigore e riforme come privatizzazioni e liberalizzazioni del mercato del lavoro storicamente avversate da SYRIZA. Il terzo programma di aggiustamento ha introdotto una riforma dell’Iva, con un aumento delle aliquote dell’imposta sui consumi, un’accelerazione della fine del pensionamento anticipato, la conferma di un surplus primario di bilancio da raggiungere nel 2016 e da aumentare progressivamente fino al 2018, e l’adozione delle misure di liberalizzazione dei mercati dei servizi e dei prodotti suggeriti dall’Ocse. Nessun Paese europeo sarebbe così liberalizzato come la Grecia se il prossimo governo di Atene introducesse tutte le riforme richieste dai creditori europei. Alexis Tsipras ha dovuto accettare anche il ritorno, più simbolico che altro, della cosiddetta Troika, i funzionari di UE, Fmi e Bce che dalla stipula del primo Memorandum of Understanding hanno monitorato la sua adozione. Il terzo programma di assistenza finanziaria garantirà alla Grecia prestiti fino a 86 miliardi di euro, da distribuire fino al 2018. Il governo di Atene ha già ricevuto 13 miliardi dal Meccanismo di stabilità europeo, al fine di ripagare i suoi debiti, in primis la tranche da oltre 3 miliardi dovuta alla Bce, e ricapitalizzare le sue banche dissanguate dalla fuga di capitali seguita alla vittoria di Alexis Tsipras. Questo prestito fa parte della prima rata da 26 miliardi di euro, che il Board dell’Esm ha già approvato ma che erogherà solo in caso di adozione delle riforme concordate con l’Eurogruppo. Con i nuovi aiuti stanziati dall’Eurogruppo la Grecia riceverà crediti per oltre 300 miliardi di euro, il più grande programma di crediti mai stanziato nella storia.

SYRIZA –

Il terzo programma di assistenza finanziaria ha salvato la Grecia da una bancarotta dalle conseguenze economicamente devastanti, visto il contemporaneo blocco dei movimenti di capitale resosi necessario per evitare il collasso delle banche greche. Alexis Tsipras ha però sostanzialmente trasformato la sua linea politica, dalla ribellione anti-austerità ispirata a un programma di sinistra a una socialdemocrazia, volente e nolente, pro Europa del rigore. Una svolta che ha avuto un pesante prezzo politico, spaccando il suo partito. Le diverse misure chieste dai creditori per il prestito ponte erogato a fine luglio e il programma di assistenza finanziaria sono state bocciate da diverse decine di parlamentari eletti nelle fila di SYRIZA. Il 21 agosto, dopo la conclusione del terzo salvataggio della Grecia, 25 parlamentari che facevano riferimento alla Piattaforma di sinistra sono usciti dal partito di Alexis Tsipras per formare Unità popolare. La scissione ha spinto il premier a chiedere lo scioglimento anticipato della legislatura al presidente Prokopis Pavlopoulos, che l’ha accordata alla luce della mancanza di maggioranze alternative. Alexis Tsipras ha a quel punto “usato” i voti dell’opposizione per far passare le misure concordate coi creditori europei, ma ha preferito evitare di formare un governo di coalizione con i partiti che avevano fatto campagna per il sì al referendum. In primis il maggior partito di opposizione, i conservatori di Nea Demokratia, ma anche i centristi progressisti di To Potami e i socialdemocratici del PASOK, formazioni ormai non così distanti da SYRIZA, almeno come posizionamento nei confronti dell’Europa e dell’austerità. Forte di sondaggi e indici di popolarità molto elevati, Alexis Tsipras ha deciso il voto anticipato per ottenere la maggioranza assoluta, o quantomeno una relativa più solida. SYRIZA aveva eletto 149 parlamentari nelle elezioni greche del 25 gennaio 2015, ma dopo la scissione il suo gruppo si è ridotto a poco più di 120, lontano dai 151 necessari per avere una maggioranza.

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SISTEMA ELETTORALE IN GRECIA

SYRIZA non aveva conseguito la maggioranza alle elezioni del 25 gennaio per soli 2 voti e aveva deciso di allearsi con un partito di destra nazionalista, i Greci indipendenti, ANEL, formazione di parlamentari di Nea Dimokratia che si erano opposti ai Memorandum della Troika da posizioni conservatrici. L’intesa, nonostante la profonda differenza ideologica tra i due partiti, ha retto piuttosto bene, ed era stata necessaria per l’avvio del primo governo di Alexis Tsipras. SYRIZA aveva ottenuto poco più del 36% a inizio 2015, un risultato che se replicato alle prossime elezioni non consentirebbe probabilmente di formare un esecutivo in piena autonomia. La legge elettorale greca è un sistema proporzionale con una soglia di sbarramento del 3% a livello nazionale. I seggi assegnati in modo proporzionale ai voti conseguiti sono 250, mentre gli altri 50 sono assegnati alla prima lista. Il partito che ottiene più voti ha così un premio significativo, anche se non sufficiente per ottenere una maggioranza in Parlamento. Per poter governare senza alleati un partito greco deve ottenere un risultato il più vicino possibile al 40%. Un risultato abituale nei decenni successivi alla fine della dittatura dei colonnelli, quando la competizione per il governo si svolgeva tra i conservatori di Nea Dimokratia e i socialisti del PASOK. Da quando è scoppiata la crisi del debito sovrano, invece, il panorama politico è diventato molto più frammentato, a causa dell’implosione dei grandi partiti popolari che hanno guidato la democrazia greca. Il collasso della rappresentanza politica tradizionale è stato provocato dalla crisi, che ha spinto l’elettorato ellenico a cercare una nuova guida dopo un plastico fallimento dell’establishment. Il successo di SYRIZA è spiegato da questa pulsione verso il rinnovamento, che però ha trovato uno scarso riscontro nella realtà. L’economia greca, dopo l’arrivo al potere di Alexis Tsipras, non è migliorata in modo significativo, e negli ultimi mesi i dati negativi si sono susseguiti. La produzione industriale è calata per il terzo mese di fila, mentre il tasso di disoccupazione è tornato a salire. Il blocco dei movimenti dei capitali, con il limite ai prelievi e ai bonifici bancari, ha frenato ulteriormente l’economica greca. La contrazione economica, il ritorno dell’austerità e la crisi dei migranti, esplosa nelle ultime settimane anche in Grecia con continui sbarchi in diverse isole note internazionalmente per il turismo come Lesbos hanno provocato una forte flessione di consenso di Alexis Tsipras.

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ELEZIONI IN GRECIA SONDAGGI

Il premier e leader di SYRIZA ha promosso lo scioglimento anticipato sulla legislatura contando sul fatto che la mancanza di leader alternativi favorisse la sua riconferma, nonostante l’evidente contraddizione con le sue promesse elettorali. Dopo la sconfitta al referendum Nea Dimokratia ha infatti cambiato la sua guida, sostituendo l’ex premier Antonis Samaras con Vangelis Meimarakis, ex ministro ed ex presidente del Parlamento. Un leader provvisorio per la principale forza d’opposizione, che però potrebbe diventare il nuovo premier di Atene. Manca ormai solo una settimana alle elezioni in Grecia , e la situazione è molto più incerta del previsto. SYIRZA è rilevata pressoché alla pari di Nea Dimokratia, su percentuali che non garantirebbero a nessun partito di ottenere la maggioranza assoluta in caso di successo.

 

elezioni in grecia

Attualmente le intenzioni di voto indicano per il partito del premier uscente un dato medio del 27%, confermato anche dall’ultimo sondaggio prima della pubblicazione di questo articolo. In questa indagine SYRIZA è rilevata al 28,5%, con un vantaggio superiore al margine di errore statistico sulla formazione guidata da Vangelis Meimarakis.

Alexis Tsipras cerca la maggioranza assoluta, e sta basando l’intera sua campagna elettorale per ottenerla direttamente dai greci. Senza più ostacoli interni al partito, come Yanis Varoufakis, totalmente disconosciuto ormai, o la sinistra interna, o esterni come potenziali alleati, visto che il premier uscente rimarca di essere l’unico leader capace di trattare con l’Europa in modo autorevole. Nea Dimokratia invece mira a un’alleanza, anche con SYRIZA, che abbia la forza di migliorare il nuovo piano di assistenza finanziaria, mitigandone le maggiori asprezze. Praticamente tutti i partiti, anche i più moderati, ritengono troppo severo il programma concordato da Tsipras con l’Europa, e chiedono modifiche. La competizione per il governo non si ferma a SYRIZA e Nea Dimokratia, in Parlamento dovrebbero entrare diverse forze che potrebbero poi essere decisive per la formazione di un nuovo esecutivo. Al terzo posto ci sono, molto staccati, i neonazisti di Alba Dorata, che dovrebbero entrare in Parlamento per la terza volta consecutiva. Sopra la soglia di sbarramento, a sondaggi attuali, ci sono diversi partiti; i socialisti del PASOK, i centristi progressisti di To Potami, i comunisti no euro di KKE, e Unità popolare. Più incerto invece l’ingresso per l’Unione dei centristi e per i Greci indipendenti, che stanno pagando la flessione del governo Tsipras. La nascita di un governo di coalizione appare molto probabile. Un governo Tsipras sarebbe sostenuto da SYRIZA, alleata con To Potami e ragionevolmente anche con il PASOK, anche se questa intesa postelettorale è sicuramente più indigesta. Se dovessero vincere i conservatori di Meimerakis invece sarebbe possibile anche una grande coalizione con SYRIZA, oppure l’alleanza con le forze progressiste sopra citate. Uno scenario che certo equivale a una sconfitta, anche in caso di vittoria, per Alexis Tsipras, che punterà negli ultimi giorni a ritrovare il consenso perduto per tentare di governare la Grecia da solo.