Emad Hassan: l’uomo che passa 13 anni di Guantanamo per una traduzione sbagliata

di Redazione | 11/09/2015

Prelevato in Pakistan all’età di 22 anni e poi venduto agli americani, Emad Hassan è stato 13 anni a Guantanamo per un errore di traduzione.

EMAD HASSAN, PESCATO A CASO –

Emad Hassan aveva 22 anni quando è stato arrestato insieme ai suoi coinquilini in Pakistan, dov’era andato a studiare il Corano in una piccola università. Un traccia elettronica aveva condotto lì gli uomini dei servizi pachistani, scatenati dall’offerta degli americani, che dopo il 9/11 avevano messo pesanti taglie su chiunque fosse sospettabile di far parte di al Qaeda. 5.000 dollari valeva Emad, spedito a Kandahar dopo qualche mese di botte e torture. Ed è lì, nella locale base americana che si è giocato il suo destino. Il giovane comprensibilmente intimorito cercava di dire la verità, anche perché mai era stato impegnato in attività violente o anche solo politiche e così quando un americano assistito da un interprete che non sapeva bene l’arabo gli ha chiesto se avesse legami con al Qaeda, Emad ha detto sì, che conosceva Al Qa’idah e che aveva legami con la gente di Al Qa’idah, che è un villaggio a circa 100 km dalla sua residenza in Yemen. Un equivoco che gli è costato parecchio.

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13 ANNI A GUANTANAMO –

Da lì è finito a Guantanamo, , poiché aveva confessato rapporti con al Qaeda, dove è stato torturato, alimentato a forza e detenuto per quasi 13 anni in qualità di «combattente nemico» anche se non ha mai combattuto e neppure s’è mai addestrato a farlo, fino a quando nel giugno scorso non è stato liberato ed è stato accolto in Oman, molto vicino a casa sua. Emad è stato fortunato, altri sono finiti in Polinesia e poi nel suo paese è scoppiata la guerra, l’Oman non è stata una cattiva soluzione. Ma si può parlare di fortuna o sfortuna dopo una detenzione durata 13 anni per colpa prima dei cacciatori di taglie pachistani che hanno raccolto all’ingrosso e poi di interrogatori organizzati per confermare i sospetti e non accertare la verità dai prigionieri? Non c’è niente di metafisico nella triste sorte di Emad, c’è solo una catena di errori ed orrori, ricostruita di recente da Newsweek,  che hanno portato a un disastro e che non potevano portare ad altro.