Cosa ha rovinato la Grecia

di Redazione | 11/09/2015

Crisi della Grecia

, quali sono stati le vare cause della eterna recessione che ha travolto l’economia ellenica e ha costretto l’Europa a erogare oltre 300 miliardi al governo di Atene per evitare la rottura della moneta unica? Secondo il premio Nobel per l’Economia Edmund Phelps il vero problema della Grecia è un sistema corporativo che ha sprecato i benefici dell’euro e reso più difficile uscire dalla recessione.

CAUSE DELLA CRISI IN GRECIA

– Edmund Phelps ha spiegato le vere ause della crisi della Grecia in un intervento pubblicato sul sito Project Syndacate, e diffuso da diverse testate a livello mondiale. Il premio Nobel per l’Economia rimarca come troppi politici o economisti diano la colpa all’austerità, la politica economica che prescrive la riduzione dei debiti, una tesi contraddetta dai dati.

I dati mostrano come né la marcata austerità né i tagli alla spesa pubblica siano stati così severi da spiegare una così enorme perdita di posti di lavoro. I dati mostrano invece i mali economici radicati nei valori e nelle convinzioni della società greca.

 

 

Edmund Phelps evidenzia come il clientelismo sia molto più forte nel settore pubblico greco rispetto a tutti agli apparati statali europei. Gli assegni pensionistici più elevati sono circa il doppio rispetto a quelli della spagna, le grandi società sono favorite dal governo con esenzioni fiscali speciali, i profitti come percentuale del reddito d’impresa sono ben il 46%, il dato più elevato in Europa, prima dell’Italia al 42%. Un dato che indica la scarsa concorrenza presente nell’economia greca, aumentata dal fatto che le aziende insider ottengano sussidi e contratti, mentre le imprese outsider fanno fatica a entrare nel sistema. Per Phelps la radice dei problemi sono i valori corporativi su cui è plasmata la società greca.

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MOTIVI DELLA CRISI IN GRECIA

– Edmund Phelps sottolinea come il corporativismo, che enfatizza la protezione sociale, la solidarietà al posto della competizione, e il disagio verso il cambiamento incontrollato, può essere positivo per la vita familiare, ma è una ricetta per una economia statica. La produttività del lavoro ellenica è infatti solo il 72% di quella britannica e italiana, e solo il 57,7% di quella tedesca. In Grecia ci sono troppe poche imprese e imprenditori che si adattano ai cambiamenti, così come poche che scommettono su innovazioni di prodotto e di processo. Edmund Phelps evidenzia come in passato la Grecia cresciuta grazie ai fondi strutturali europei, e al credito erogato dalle maggiori economie dell’UE, come Germania e Francia, che hanno investito prevalentemente in produzioni ad alto contenuto del fattore lavoro, come l’edilizia. Quando il flusso dei capitali si è fermato a causa della crisi, il prezzo degli asset è diminuito, e così è crollata la domanda per i tipi di beni in precedenza richiesti. La ricchezza dei nuclei familiari superiore al saggio salariale ha inoltre ridotto l’offerta di lavoro, così da far crollare l’economia greca dopo il boom degli anni precedenti. La scarsa concorrenza all’interno dell’economia ha favorito anche una ripresa così lenta. Per questo, secondo Phelps,

La Grecia ha bisogno di più di ristrutturazione o sollievo del debito. Se i giovani greci vogliono avere un futuro nel loro Paese, la società ellenica ha bisogno di sviluppare attitudini e istituzioni alla base di una economia moderna e inclusiva, abbandonando i loro valori corporativi.

 

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