Coppia dell’Acido, «Vado in aula per guardare negli occhi chi è accusato di avermi devastato la faccia»

di Redazione | 09/09/2015

martina levato figlio abbraccio

«Vado in aula per guardare negli occhi chi è accusato di avermi devastato la faccia» spiega Stefano Savi ad Elisabetta Andreis e Gianni Santucci, che lo hanno intervistato per il Corriere Della Sera.

Savi, 25 anni, è lo studente di economia, aggredito e sfigurato nella notte tra il primo e il 2 novembre dell’anno scorso mentre rincasava dopo una serata in discoteca. Stefano è stato aggredito per errore, secondo l’accusa da Alexander Boettcher e Martina Levato, che stanno già scontando 14 anni per aver sfregiato Pietro Barbini il 28 dicembre.

«Voglio che tutti si rendano conto di quello che mi hanno fatto» dice ancora Stefano, costretto a portare una maschera cicatrizzante per 20 ore al giorno, oltre alle medicazioni quotidiane. I danni stimati, secondo i legali del ragazzo si attestano ad oltre 3 milioni di euro. «Non sono certo io che mi devo vergognare – continua Savi -. Forse scoprendomi la faccia, facendomi guardare, provocherò qualche emozione, in aula. Non spero in una confessione, ma esigo la verità». Ma questa gente non ha emozioni, Savi è stato vittima casuale di una ferocia delirante. L’obiettivo era in realtà Giuliano Carparelli, suo coetaneo che tempo addietro aveva avuto un rapporto occasionale con Martina Levato che per “purificarsi” aveva deciso di punirlo con l’acido. «L’idea che mi abbiano preso per un altro mi atterrisce – commenta Stefano – con quale leggerezza si può rovinare la vita di un ragazzo?»

Stefano non è arrabbiato, sta trovando la forza per andare avanti e fare in modo che la sua storia possa servire ad aiutare gli altri: «Sono un ragazzo come tanti, come loro tre. Spero che la mia storia serva da esempio, perché non succeda mai più a nessun altro. Ho subito una terribile ingiustizia, e ora non mi stanco di ripetere: non cerco vendetta, ma voglio la verità»

 

(La studentessa bocconiana Martina Levato viene portata nell’aula delle direttissime del palazzo di Giustizia di Milano, 8 gennaio 2015. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO)