Berlusconi vola in Russia da Putin. La politica può attendere

di Alberto Sofia | 08/09/2015

Altro che “rischio regime“, rievocato dal Cav sulle riforme costituzionali, le stesse che Forza Italia aveva votato prima dello strappo sul Quirinale. Per Silvio Berlusconi la politica può attendere. Niente comizio alla Festa de Il Giornale, già in programma per sabato prossimo, né riunioni di partito. Tutto saltato. O rinviato, così come l’incontro con Matteo Salvini, il leader della Lega Nord che da mesi, al di là delle dichiarazioni ufficiali, punta ad archiviarlo come leader del centrodestra. Per l’ex premier è meglio rifugiarsi dall’amico Vladimir Putin in Russia, da oggi fino a domenica, tanto che non è certa nemmeno la sua presenza al derby Inter-Milan. Cinque giorni per dimenticare grane politiche e giudiziarie, considerata anche la convocazione (facoltativa) al tribunale di Milano per il 17 settembre, per l’udienza sulle intercettazioni con le Olgettine.

BERLUSCONI VOLA DA PUTIN. E “DISERTA” COMIZI E RIUNIONI –

Dentro Fi, nonostante le rivendicazioni del Cav sul rilancio del partito e sul progetto de L’Altra Italia, da tempo temono un progressivo disimpegno di Berlusconi. Anche perché, sono convinti i dissidenti azzurri (e non solo), l’ex premier, ancora incandidabile per la Severino, sembra ormai soltanto interessato a garantirsi l’elezione di un gruppo di fedelissimi. Quanto basta per allontanare il tramonto politico e salvaguardare l’Impero. Non è un caso che anche tra gli ex diversamente berlusconiani di Ncd, partito in piena implosione e diviso tra chi punta verso Renzi e chi vorrebbe tornare a ricostruire il centrodestra, Arcore non sembra più avere quell’attrazione di un tempo. «Berlusconi? Ormai è un vulcano spento», ha attaccato Fabrizio Cicchitto, ex sodale che ora punta invece a costruire un polo moderato convergente con Renzi. «Non è vero, il Cav è un perfetto calcolatore dei tempi: se non siamo in campagna elettorale è inutile spargere lapilli. Tre mesi prima del voto il vulcano erutterà con una sorpresa più travolgente del ’94″», lo ha invece difeso Gianfranco Rotondi, leader di Rivoluzione cristiana (che però votò a favore delle Riforme alla Camera, in dissenso da Fi, ndr).

BERLUSCONI, INCONTRI RINVIATI O SALTATI –

Di certo, per Berlusconi, al di là dell’attacco mediatico sulle riforme renziane, non è ancora tempo di tornare al voto. Serve tempo per allontanare l’Opa del Carroccio e provare a frenare quell’emorragia di consensi che ha ridotto Fi, balcanizzata, ai minimi storici, al 10% circa. Non è un caso che in casa renziana, al di là delle smentite azzurre, sono convinti che qualche salvagente alla fine possa arrivare. O qualche voto, o qualche assenza strategica, che possa evitare rischi per il governo. E allontanare il pericolo urne per il partito del Cav. Per ora il capogruppo azzurro a Palazzo Madama Paolo Romani ha confermato il “no” di Fi al ddl Boschi, pur aspettando qualche novità da Renzi: «Attendiamo con scetticismo, non crediamo che la maggioranza si presenterà a mani vuote in commissione». L’impressione, però, è che se arriveranno voti in dissenso non saranno considerati un dramma in casa azzurra: «Capisco che qualcuno dei nostri possa avere la tentazione di votare una riforma che in gran parte abbiamo condiviso, ma con la riunione del nostro gruppo, inizia un percorso comune che ci vedrà uniti e protagonisti».

In vista dell’arrivo delle riforme a Palazzo Madama, il vertice dei senatori sarà così confermato, ma senza il Cav. Per l’ex premier la politica può aspettare. Anche per provare a sfuggire alla tenaglia dei “due Matteo”, Renzi e Salvini. Soprattutto il leghista, con il quale dovrà trattare per le amministrative del 2016. I senatori? Se ne faranno una ragione. Così come Sallusti per la Festa del Giornale o il fedelissimo Tajani che sperava in un intervento del Cav nel weekend a Fiuggi, per una kermesse azzurra. Al momento nella mente di Berlusconi ci sono soltanto Putin e la Russia.