Obama ha vinto, l’accordo con l’Iran sul nucleare è al sicuro

di Redazione | 03/09/2015

Il presidente americano Barack Obama incassa una vittoria e ottiene il consenso del Congresso all’accordo sul nucleare con l’Iran, ora al sicuro anche da eventuali agguati dei falchi repubblicani.

ISRAELE MASTICA AMARO –

Non è servita la campagna di lobbying israeliana e neppure quella saudita, che hanno inondato i congressisti di pressioni e denari, Ora, anche se la maggioranza repubblicana volesse mettersi di traverso sconfessando in maniera clamorosa il presidente, Obama potrebbe mettere il suo veto a qualsiasi voto ostile e stroncarne l’iniziativa. Da ieri, dopo le prese di posizione dei senatori Casey, Coons e Mikulski, il presidente è sicuro di avere, almeno in un ramo del Parlamento, i voti necessari (34 al Senato) per respingere il prevedibile tentativo della destra di vanificare il veto presidenziale: un atto estremo che richiede una maggioranza dei due terzi in tutte e due le camere.

OBAMA HA VINTO –

A Washington la lobby filo-israeliana si è impegnata in una campagna di un’intensità senza precedenti per cercare di ottenere dal Congresso un voto capace di far naufragare l’accordo sul nucleare iraniano siglato dagli Usa, dai Paesi Ue (Gran Bretagna, Francia, Germania) e da Russia e Cina. Secondo quanto riferisce Massimo Gaggi sul Corriere, l’Aipac, l’associazione ebraica che ha legami molto forti con tutti e due i partiti Usa, ha «marcato a uomo» i parlamentari e stanziato circa 40 milioni di dollari per campagne contro l’intesa. Chuck Schumer, uno dei due senatori democratici che hanno ufficializzato il loro «no» all’accordo voluto da Obama (l’altro è Robert Menendez), si è ritrovato l’ufficio invaso da ben 60 attivisti dell’Aipac nei giorni precedenti alla sua presa di posizione. Ma Obama ha investito molto, nei suoi anni alla Casa Bianca, su una ripresa del dialogo con l’Iran degli ayatollah e non era disposto a farsi spiazzare: così ha ribattuto all’offensiva dei movimenti filo-Israele (non tutti: una parte della comunità ebraica appoggia l’intesa) con altrettanta durezza. Ha accusato chi si oppone all’accordo di voler andare alla guerra con l’Iran, ripetendo l’errore fatto 13 anni fa attaccando l’Iraq. Ed è arrivato a dare interviste a giornali e televisioni minori, ma influenti in collegi nei quali vengono eletti parlamentari democratici ancora indecisi su come schierarsi.

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I REPUBBLICANI DISARMATI –

Ora l’accordo con Teheran è al sicuro anche in caso di bocciatura del Congresso che dovrà votare entro il 17 settembre, ma ora Obama spera addirittura di evitare anche questa prima bocciatura: alla Camera, dove la maggioranza di destra è molto ampia, non ha speranze, ma al Senato, in base alle norme sul «filibustering» tante volte usate per paralizzare l’azione del governo democratico, al presidente bastano 41 voti su 100 per costruire una minoranza di blocco. Obiettivo difficile da centrare ma non impossibile. Attualmente i senatori impegnati a bocciare l’accordo sono 43 e quelli pronti a farlo altri 13: in totale 56 su cento, i 54 repubblicani più due democratici; 34 senatori si sono già impegnati a sostenere il patto con Teheran e altri due sembrano orientati a seguirli. Tutto si gioca, quindi, su 8 democratici ancora incerti. Per Obama sarebbe importante evitare la bocciatura per togliere forza alla campagna repubblicana che sarà comunque vigorosa anche se gli oppositori dell’accordo non riusciranno a bloccare la sua entrata in vigore.