Buoni pasto per fare la spesa: cosa vi hanno raccontato (male)

di Valentina Spotti | 26/08/2015

buoni pasto cumulabili

Buoni pasto cumulabili

o buoni pasto non cumulabili? Ecco il dilemma che attende i lavoratori al rientro dalle ferie d’agosto: una notizia – con annessa polemica – che ha confuso parecchio le idee ai due milioni e mezzo di lavoratori che ricevono i famosi ticket restaurant dai propri datori di lavoro. Come sappiamo, i buoni pasto sono originariamente pensati come sostituivo del servizio mensa ma, come spesso accade, sono in molti quelli che preferiscono usarne un po’ alla volta per pagare la spesa nei supermercati e negli esercizi commerciali che accettano i ticket. All’inizio di luglio, tuttavia, si è diffusa la notizia che non sarebbe più stato possibile cumulare i buoni pasto per pagare un importo superiore alla cifra del singolo ticket e che, di conseguenza, non sarebbe più stato possibile utilizzare i buoni pasto per fare la spesa.

buoni pasto cumulabili
Foto: PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images

BUONI PASTO CUMULABILI: SI POSSONO USARE –

La questione è riesplosa negli ultimi giorni, insieme alle polemiche sollevate da parte di alcune associazioni di consumatori che hanno parlato di una «violazione della libertà del cittadino». In realtà la notizia è stata mal riportata e ha generato parecchia confusione. Prima di entrare nel dettaglio, rassicuriamo tutti i lavoratori muniti di buoni pasto: potranno continuare a usarli – anche cumulativamente – per fare la spesa anche se teoricamente è vietato farlo da anni. Ma è bene spiegare la faccenda dall’inizio e fare gli opportuni distinguo.

BUONI PASTO ELETTRONICI –

Prima di tutto, occorre sapere che ci sono due tipi di buoni pasto: quelli cartacei e quelli elettronici. Quelli cartacei sono il formato più diffuso: un blocchetto che contiene un certo numero di ticket, ognuno con un numero identificativo e un codice a barre che, quando li si usa al supermercato, viene “passato” con il lettore ottico della cassa. I buoni pasto elettronici, invece, vengono “caricati” dall’azienda su una tessera che funziona in tutto e per tutto come una carta di credito: se il supermercato o l’esercizio commerciale scelto è munito dell’apposito lettore ottico, basta inserire la tessera per “scalare” l’importo richiesto. Ora: la notizia sui “buoni pasto non cumulabili” che circola dall’inizio di luglio riguarda solo e soltanto i buoni pasto elettronici. Dimentichiamoci per un attimo di quelli cartacei e andiamo avanti con la spiegazione.

BUONI PASTO ELETTRONICI DA 7 EURO –

Il 1 luglio 2015, per effetto della Legge di Stabilità, è entrata in vigore la norma che prevede l’innalzamento del limite di esenzione fiscale applicabile ai buoni pasto elettronici acquistati per i dipendenti dalle aziende. Il limite in questione è passato da 5,29 euro a 7 euro. Perché questo? Perché i buoni pasto elettronici sono più facili da tracciare rispetto a quelli cartacei e pertanto l’uso dei buoni pasto elettronici limiterebbe i casi di evasione o di uso scorretto dei ticket stessi. Resta il fatto che i ticket cartacei restano ancora i più diffusi: l’innalzamento del limite di esenzione vuole essere un incentivo per le aziende a passare ai buoni pasto elettronici. (Per quelli cartacei il limite resta a 5,29 euro).

BUONI PASTO NON CUMULABILI –

A questo punto, però, si è diffusa la notizia che – a causa di questa legge – i buoni pasto elettronici non si sarebbero più potuti usare cumulativamente per fare la spesa. La polemica è andata tanto oltre, poi, da includere in questo discorso della non-cumulabilità tutti i buoni pasto, anche quelli cartacei. In realtà, come ha segnalato Altroconsumo, per i buoni pasto elettronici valgono le stesse regole di quelli cartacei, regole che sono chiaramente riportate su tutti i singoli ticket. Ogni società di buoni pasto (Day, Ticket Restaurant, Ristomat solo per citarne alcuni) emette i ticket alle proprie condizioni, che sono verificabili sui singoli tagliandi o sul sito internet. In generale, comunque, le “regole” dei buoni pasto prevedono che questi non siano né cumulabili né cedibili, e che siano spendibili solo per acquistare prodotti alimentari destinati al consumo immediato, quindi il “pranzo” che si consuma durante la giornata lavorativa. Tanto è vero che, in caso di ferie o malattia, il dipendente non percepisce i buoni pasto per quei giorno. Cosa significa questo? Che, tecnicamente, non sarebbe stato possibile nemmeno prima del 1 luglio cumulare i buoni pasto per fare la spesa.

BUONI PASTO PER FARE LA SPESA –

Dall’altra parte però ci sono gli esercenti, ovvero bar ristoranti e supermercati che hanno la propria politica sui buoni pasto. Per quanto riguarda i supermercati, come certamente avremmo già avuto modo di accorgerci, ci sono catene che non accettano nessun tipo di buoni pasto e altre che ne accettano solo di determinate società. Molti supermercati, poi, non accettano buoni pasto nei giorni festivi – applicando quindi le regole delle società emettitrici che vorrebbero che i ticket fossero spesi esclusivamente dal dipendente durante la pausa pranzo lavorativa – o li accettano solo sui prodotti strettamente alimentari o entro un certo limite di spesa.

BUONI PASTO COSA CAMBIA –

Si tratta di una pratica, questa, che è rimasta invariata: l’entrata in vigore della legge di Stabilità non cambia né le regole dei buoni pasto né quelle dei supermercati, che continueranno ad accettare i buoni pasto (anche cumulati) a seconda delle politiche applicate dalla catena in questione. Di diverso c’è soltanto che le aziende potranno usufruire del limite di esenzione fiscale fino a 7 euro sui buoni pasto elettronici, mentre i lavoratori potranno continuare a spenderli come meglio credono, anche nel proprio supermercato preferito.

(Photocredit copertina: Roberto Monaldo/LaPresse)