Marò, tempi ancora lunghi: «Ci vorranno due o tre anni per una decisione»

di Redazione | 25/08/2015

Marò,

il primo verdetto internazionale è arrivato con la sentenza del Tribunale del Mare di Amburgo che ha stoppato ogni iniziativa giudiziaria di India e Italia sul caso. Sono state però respinte le richieste italiane sulle misure d’urgenza per Girone e Latorre. Ma quanto ci vorrà per scrivere l’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina ormai da tre anni e mezzo? Secondo Tullio Treves, avvocato internazionale dello studio Curtis di Milano (in passato già membro dello stesso Tribunale del Mare, ndr), i tempi saranno ancora lunghi. «Secondo me ci vorranno due, tre anni», ha precisato. Il motivo? «Prima si ricevono le memorie: quella italiana e la replica indiana, con un probabile secondo giro di controrepliche. Ogni volta ci sono circa sei mesi di tempo per scrivere. Poi c’è l’udienza, potrebbe durare una settimana. Infine la sentenza, per la quale il tribunale di solito impiega alcuni mesi».

MARÒ, ANCORA TEMPI LUNGHI –

Al di là della delusione delle autorità italiane per il mancato accoglimento delle richieste sulle misure cautelari, per l’avvocato non è stato un verdetto negativo per l’Italia:

«Che il giudice italiano abbia votato a favore e quello indiano contro ci dice che evidentemente per l’Italia non è andata male, anche se resta poco chiaro il modo nel quale si applicherà la sospensione dei giudizi. Infine, direi che va esaminato quel divieto di ogni nuova iniziativa: un possibile procedimento in Italia, non dovrebbe essere istruito. Né vanno prese iniziative di alcun genere su eventuali spostamenti dei due fucilieri, è evidente».

Resta però il nodo del futuro di Girone e Latorre, in attesa della decisione della Corte arbitrale:

«Girone resterà in India? È più che probabile. A meno che non ottenga un permesso indiano».

E se il procedimento è sospeso, come fanno dall’India a ordinare a Massimiliano Latorre di rientrare?

«In effetti è difficile immaginare un ordine di rientro, a meno che non lo si consideri implicito nella fine del permesso».

Il permesso è stato rinnovato il 13 luglio per sei mesi.

«Quindi vedremo come andrà a gennaio. Per ora, si può ipotizzare che la sospensione dei provvedimenti dovrebbe privare i tribunali indiani di poteri decisionali sulle conseguenze di un eventuale mancato rientro», si legge.

 

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