Unioni Civili, no di Bagnasco. Ma Renzi vuole la legge entro fine anno

di Redazione | 24/08/2015

Unioni Civili, per Matteo Renzi l’agenda del governo non cambierà, nonostante la bocciatura del presidente della Cei Angelo Bagnasco. Il disegno di legge in discussione al Senato, secondo le intenzioni del premier, va approvato entro la fine dell’anno, come si spiega sul Corriere della SeraDa Palazzo Chigi c’è rispetto per la posizione del leader dei vescovi, che considera «un’omologazione impropria» la volontà di «applicare gli stessi diritti della famiglia ad altri tipi di relazione». Ma se per Bagnasco «i diritti individuali dei singoli conviventi sono già riconosciuti in larga misura a livello normativo e giurisprudenziale», per Renzi sui diritti Lgbt, invece, non è possibile una nuova retromarcia.

riforma senato
Matteo Renzi (Ansa)

UNIONI CIVILI, LA BOCCIATURA DI BAGNASCO DIVIDE LA MAGGIORANZA –

Al Nazareno le parole di Bagnasco hanno scatenato la reazione del sottosegretario Ivan Scalfarotto (Pd), secondo cui il presidente Cei è «fuori dal tempo e non vede la realtà. Vuole lasciarci in compagnia di quei Paesi che non rispettano i diritti umani». Ma se nel Partito democratico la resistenza è limitata a una schiera esigua di parlamentari, il problema più grande per la maggioranza renziana resta l’opposizione del maggior alleato di governo, il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, sul testo del ddl Cirinnà. Con i centristi contrari soprattutto sui punti della stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner) e sulla reversibilità.

Il timing delle riforme, però, per Renzi non può essere stravolto. Certo, per il governo sarà prioritario nell’agenda dei lavori parlamentari chiudere prima le riforme costituzionali a Palazzo Madama, il test più impegnativo insieme alla legge di Stabilità. Poi si cercherà un’intesa tra le forze della maggioranza e convergenze ampie sul disegno di legge sulle unioni civili. Si legge sul Corriere della Sera

«Dicono ai piani alti del Partito democratico, che ovviamente sono consapevoli del rischio di un ingorgo parlamentare: «Noi stiamo cercando di mantenere un profilo il più moderato possibile, cercando di dialogare con tutti e soprattutto puntando a un testo unitario sin dal primo momento. La parola moderato in questo caso serve a rimarcare che a differenza degli altri Paesi europei le norme in discussione si differenziano dal matrimonio, sono in linea con la sentenza della Consulta del 2010, che ha individuato nel sistema giuridico attuale un vuoto normativo. E soprattutto non autorizzano quello che altrove esiste, sia in Europa che negli Stati Uniti, un vero e proprio matrimonio gay». 

UNIONI CIVILI, IPOTESI MAGGIORANZE VARIABILI –

Se in Parlamento la maggioranza non sarà compatta, c’è sempre l’alternativa – seppur rischiosa per la tenuta dell’esecutivo – delle “maggioranze variabili”. Anche perché, da Sel al Movimento 5 Stelle, passando per pezzi di Forza Italia, al Nazareno sono convinti che i numeri di Ncd e dei centristi -possano essere sostituiti. Un avvertimento diretto al partito di Alfano per trovare, al di là della retorica delle dichiarazioni, un compromesso.