Erdogan rimanda la Turchia al voto

di Redazione | 21/08/2015

Il presidente turco Erdogan ha preso atto dell’incapacità di formare un governo da parte del primo ministro incaricato Ahmet Davutoğlu entro i 45 giorni dal voto prescritti, e ha rinviato il paese al voto per il prossimo 1 novembre.

ERDOGAN RIMANDA LA TURCHIA AL VOTO –

Si complica la situazione politica in Turchia, dopo aver voluto le elezioni anticipate nel giugno scorso nella convinzione di conquistare la maggioranza dei due terzi necessaria per riscrivere la costituzione in solitudine, l’AKP ha invece perso anche la maggioranza assoluta e poi non è stato in grado d’accordarsi con altri partiti per formare un governo di coalizione. Una serie di calcoli errati ai quali il governo che risponde Erdogan ha risposto riaccendendo cinicamente il conflitto con i curdi, che ha cominciato a bombardare dopo l’attentato di Suruc, non certo attribuibile ai curdi. Erdogna è così partito alla guerra con i curdi dicendo che avrebbe combattuto l’ISIS, ha concesso l’uso delle basi aeree agli americani e ha ventilato un attacco di terra alla Siria per costituire una zona-cuscinetto al confine tra i due paesi. La tattica è evidente, andare al voto nella situazione di massimo caos, sperando che gli elettori si stringano attorno al suo AKP, partito di governo e l’unico in grado di governare da solo.

IL RUOLO DELL’AKP –

L’AKP però è in crisi di consensi e anche d’idee, ma è ancora il primo partito con il 40,87%, seguito a grande distanza dal Partito Repubblicano del Popolo (CHP) che si è fermato al 24,96%. Al terzo posto si sono piazzati quelli del Movimento Nazionalista (MHP), mentre il quarto posto è stato conquistato con un grande risultato dall’HDP, partito che riunisce una piattaforma di realtà di sinistra e raccoglie il voto curdo e che ha raccolto il 13,12%. Per il gioco dei collegi l’HDP e riuscito però a prendere gli stessi seggi del MHP (80) ed è dato in salita nei sondaggi, nonostante la tattica di Erdogan sia stata quella d’indicare buona parte dei suoi parlamentari come terroristi.

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LA CAMPAGNA ELETTORALE SULLA PELLE DEI CURDI –

Da qui a novembre c’è dunque d’attendersi un grande attivismo da parte del governo dimissionario, che agisce seguendo le direttive del presidente anche se la costituzione turca non prevede per il suo ruolo la gestione attiva del governo, ma piuttosto una funzione di rappresentanza. Attivismo che, in mancanza di buone speranze per economia e occupazione, finirà inevitabilmente per sfogarsi sui temi della sicurezza interna e della politica internazionale.