Cosa significa l’ecstasy cattiva

di Stefania Carboni | 12/08/2015

ecstasy cattiva

Partiamo da un presupposto. È pressoché impossibile capire i componenti di una dose di ecstasy perché, come spesso accade, potrebbe non esserci solo il principio attivo di MDMA dentro. Potrebbero esserci m-CPP, PMA, 4-FA, MDA e MDEA, MBDB, che agiscono sulle percezioni sensoriali, capacità d’immedesimazione (effetto empatogeno) e intensità degli effetti allucinogeni. In questi ultimi casi la famigerata pasticca si presenta in pillole più piccole o cristalli. Risulta quindi difficile definire una “ecstasy cattiva”. Perché a differenza delle classiche sostanze che possono esser usate per allungare altri stupefacenti questa tipologia di droga è un po’ come la roulette russa. E spesso non c’è quello che cerchi all’interno.

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Foto AFP PHOTO/TIM SLOAN

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ECSTASY CATTIVA: POCHI PAESI USANO SOLO MDMA –

Secondo i dati forniti da EcstasyData, il rapporto tra le pasticche con solo MDMA o il nulla è pressoché uguale (quest’anno le percentuali sono 27.4 nel primo caso e 19.9 nel secondo). Il principio attivo base è calato rispetto ai primi anni duemila in tutto il mondo.

ecstasy

Come sottolinea Jon Millward, cronista che ha raccolto i dati per ProjectKnow ed è stato intervistato da Dan Ozzi per Noisey Vice, per l’ecstasy funziona un po’ così: paese che vai composizione che trovi. «La cosa più evidente – ha sottolineato – è la differenza tra Paesi. Il Canada ha subìto un aumento di speed nelle proprie pasticche e una diminuzione di MDMA. Adesso gli utenti di PillReports raccontano bene o male tutti di questa esplosione della speed negli ultimi anni. Per il resto, i dati sembrano più o meno stabili. In Olanda hanno sempre più MDMA rispetto agli altri Paesi. Il Canada, invece, sta in fondo alla lista, e tutti gli altri in mezzo». Spesso (ed è un pericolo) nelle dosi c’è il PMA, che a bassi livelli produce effetti simili all’MDMA, ma in dosi più grosse scompensa temperatura corporea e battito cardiaco.

ECSTASY: NON È MDMA QUELLO CHE SEMBRA –

Pensate di sapere sulla composizione in base al colore, le scritte, il nome in cui è venduta? Sbagliate. Sempre Projectknow dimostra come la Molly, ritenuta nell’ambiente MDMA puro, sia in realtà meno pura del previsto:

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L’MDMA è un derivato sintetico delle anfetamine. Gli effetti della sostanza dipendono dalla qualità e quantità, stato d’animo e ambiente in cui avviene il consumo. Il dosaggio nella sua versione di cristalli è calcolato sulla base del peso corporeo. Rispetto alle pastiglie, che generalmente sono sovradosate, i cristalli di MDMA possono essere assunti in quantitativo minore.

ECSTASY: L’EROINA UCCIDE PIU’ DEL MDMA –

Nel corso del 2014, in base al rapporto annuale della Polizia di Stato, i decessi riconducibili all’abuso di sostanze stupefacenti si sono attestati su 313 casi, con un decremento del 10,32% rispetto al 2013. A uccidere di più però non è l’ecstasy bensì l’eroina (147 casi). Gli altri decessi? 23 sono legati alla cocaina,  10 al metadone, 1 all’amfetamina e in altri 132 casi la sostanza non è stata indicata. Napoli e Amsterdam sono i due snodi principali, gestiti da pochissime famiglie camorristiche (qui una interessante mappa) che portano il flusso di questo tipo di stupefacenti in Italia. Se si fa corretta informazione si possono limitare i rischi dell’assunzione di MDMA e simili (come ben spiega il sito ticinese Danno.ch, uno dei pochi che fa informazione utile in merito). Si tratta comunque di un terno al lotto. Basta un principio diverso o un dosaggio sballato per smerciare una partita letale. E spesso, nelle pastiglie o cristalli che si vendono, non c’è quella purezza tanto ricercata. L’ecstasy cattiva insomma è quasi sempre cattiva, una incognita.

(foto copertina Fernando Camino/Cover/Getty Images)