Staino: «Renzi? Non mi fido. Ma ha una marcia in più e deve governare»

di Redazione | 12/08/2015

Staino Cuperlo

La polemica sulle pagine de “L’Unità” tra il vignettista Sergio Staino e il leader di Sinistra dem Gianni Cuperlo da giorni è diventata un caso nel Pd. Tanto da alimentare la faida tra la maggioranza renziana e le minoranze interne. Intervistato da Alessandra Longo su Repubblica, però, il padre di Bobo non ci sta a venire descritto come “folgorato” sulla via renziana, nonostante le accuse a Cuperlo (in testa), Bersani, D’Alema & Co di «uccidere la sinistra» e «consegnare il Paese a Grillo e Salvini».

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Il vignettista ha replicato a chi lo accusa di essere filorenziano: «Ma che c… dice? Sono il primo a riconoscere che di Renzi non ci si può fidare. Alle Invasioni Barbariche,lasciai lo studio.Ero l’unico antirenziano e non mi fecero parlare. Ma adesso Matteo è in piena navigazione e deve governare», ha spiegato al quotidiano diretto da Ezio Mauro.

Il giudizio di Staino su Renzi? Controverso. Lo descrive come “spiritoso“, con una “marcia in più“, eppure spiega di non fidarsi. Per questo è convinto che Cuperlo dovrebbe invece dargli una mano:

«Lo conosco da quando era presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze. Ho sempre pensato che fosse un traffichino totale della Margherita. La Anna Benedetti, signora dei libri a Firenze, mi chiamò allarmata: “Ho sentito che vuole togliere i finanziamenti alle mie iniziative. Puoi fare qualcosa?”. Era sabato pomeriggio, gli mandai un sms. 15 secondi dopo mi rispose: ”Ma ti sei bevuto il cervello? Anna, per Firenze, è una forza”». Come andò a finire? «Due mesi dopo le tagliarono i fondi». Allora non ci si può fidare. «No». Se pensa questo, perché ha trattato a pesci in faccia Cuperlo? «Ma io gli voglio bene. A me che me ne frega di D’Attorre? Gianni è un’altra cosa: lui deve lavorare a fianco di Renzi per tentare un’operazione unitaria. Lo fa Enrico Rossi perché non può farlo lui?».

STAINO E LA POLEMICA CON CUPERLO: «»

Staino ha attaccato ancora una volta Cuperlo per non aver accettato la direzione de “L’Unità” («Ha detto di no e adesso c’è Erasmo D’Angelis che più sdraiato sul governo non si può, detto con la dovuta ironia e amicizia»). E, per replicare alle critiche di chi lo accusa di essersi a sua volta “sdraiato” sul governo Renzi, ha aggiunto: «Mi citi una sola vignetta leccac… nei confronti di Renzi…».

STAINO E LA RIFORMA DEL SENATO: «NON CAMBIA LA DEMOCRAZIA» –

Il padre di Bobo non condivide però i rischi evocati da Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, sulla riforma del Senato: «Non cambierà la democrazia di questo Paese. Napolitano dice che bisogna andare avanti. Di lui mi fido». Ed è convinto che Renzi debba governare. Non senza attacchi ai vecchi dirigenti della sinistra Pd: «Bersani, D’Alema hanno voluto fare il Pd e sono stati mangiati dalla Margherita. Adesso dovrebbero solo chiedere scusa e lasciare la politica ai più giovani, a Cuperlo, a Speranza. Invece non succede, rivogliono le poltrone». Staino, invece, sta dalla parte di quella minoranza (ex) bersaniana che ha accettato il compromesso con il governo Renzi, sia sul Jobs Act che sulla legge elettorale. Ovvero, la stampella interna di “Sinistra è cambiamento“. L’incubo della scissione nel Pd, però, resta:

«Io sono sulla linea di Damiano, Rossi, Martina, Orlando. Dopo una sconfitta ci si rimbocca le maniche e si lavora. Le azioni di sabotaggio le lascerei fuori dal Parlamento. Vanno bene per le forze populiste non per la sinistra di governo».

Ci sarà la scissione?

«Il mio grido di allarme l’ho lanciato. Ma alcuni compagni mi dicono che è troppo tardi, che il Pd è votato alla fine».