Dall’Arabia Saudita al Kuwait, la parabola di uno stragista

di Redazione | 02/07/2015

Il ritratto del giovane Fahd Suleiman Abdulmohsen Al Qaba, il saudita che venerdì scorso si è fatto esplodere all’interno di una moschea sciita in Kuwait, uccidendo 27 persone e ferendone circa 200.

Kuwaiti security forces and emergency personnel gather outside the Shiite Al-Imam al-Sadeq mosque after it was targeted by a suicide bombing during Friday prayers on June 26, 2015, in Kuwait City. AFP PHOTO / YASSER AL-ZAYYAT (Photo credit should read YASSER AL-ZAYYAT/AFP/Getty Images)
Kuwaiti security forces and emergency personnel gather outside the Shiite Al-Imam al-Sadeq mosque after it was targeted by a suicide bombing during Friday prayers on June 26, 2015, in Kuwait City. AFP PHOTO / YASSER AL-ZAYYAT (Photo credit should read YASSER AL-ZAYYAT/AFP/Getty Images)

 L’UOMO CHE HA FATTO STRAGE IN KUWAIT –

Fahd Suleiman Abdulmohsen Al Qaba’a aveva 23 anni ee era già molto radicalizato, al punto di aver tagliato i ponti con i famigliari che giudicava non abbastanza devoti, magari perchè si radevano la barba. Originaria del Nors-Ovest del paese, culla del radicalismo, Fahd aveva resistito ai tentativi della famiglia di trovargli un lavoro o altre occupazioni, i familiari lo descrivono come chiuso nella sua camera per la maggior parte del tempo e frustrato dal fallito tentativo di andare in Siria per unirsi all’ISI. Non è chiaro chi e come glielo abbia impedito, ma la circostanza pare essere stata determinante per spingerlo a offrirsi come kamikaze per un attentato alla moschea sciita di Al-Imam al-Sadeq a Kwait City.

LA MILITANZA RADICALE –

Introdotto al pensiero radicale da alcuni zii poi incarcerati dalle autorità saudite, era originario di Buraidah, capoluogo della regione di Al Qassim, teatro a fine maggio di due attentati a moschee sciite, essendo la provincia a più alta presenza sciita del regno. Conosciuto con il nome di battaglia di Abu Suleiman Al Muwahid, apparteneva alla «Provincia di Najid» filiazione locale dell’ISIS che poi ha diffuso un video rivendicando l’attentato e lodandone il coraggio.

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L’ATTACCO ALLA MOSCHEA IN KUWAIT –

Trasferitosi con la famiglia nella capitale non aveva cambiato umore e tendenze, si era anzi chiuso ancora di più in se stesso, tanto che i familiari non sospettavano un suo possibile ritentare la via del terrorismo. Considerazione condivisa dalle autorità, che non lo sorvegliavano nonostante secondo molti indizi lo meritasse. Così giovedì si è imbarcato su un volo in partenza dall’King Khalid International Airport di Riyad alla volta del Bahrein, da dove ha preso un volo che lo ha portato a Kuwait City nella mattinata successiva. Poi è salito sull’auto condotta da Abdulrahman Sabah Eidan Saud che lo ha portato fin davanti alla mosche, dov’è entrato e ha sostato brevemente all’ingresso prima di farsi saltare in aria. Abdulrahman Sabah Eidan Saud è stato arrestato insieme al proprietario della casa che l’ospitava e a Jarrah Nimr Mejbil Ghazi, il proprietario dell’auto, che è stato arrestato insieme al fratello. Sono tutti beduini, ovvero cittadini kuwaitiani ai quali il Kuwait non riconosce la cittadinanza, facendone un popolo di centomila persone senza stato. Secondo le autorità del Kuwait si tratterebbe di una vera e propria cellula terroristica locale legata all’ISIS:

 

 

 

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