«Poste Italiane “spiava” i suoi controllori per sembrare più efficiente»

di Redazione | 26/05/2015

Poste Italiane era a conoscenza dei nominativi dei droppers e dei receivers incaricati di controllare l’efficienza del servizio di consegna di lettere e pacchi. È l’imbroglio svelato oggi da un’inchiesta del Fatto Quotidiano firmata da Antonio Massari. Secondo quanto riportato dal giornale diretto da Marco Travaglio l’azienda a controllo pubblico negli anni scorsi sarebbe entrata in possesso dei nominativi, che dovevano restare top-secret,  di chi era incaricato della certificazione della qualità della rete allo scopo di evitare le sanzioni previste.

 

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In sostanza Poste avrebbe intercettato il sistema di controllo esterno sorvegliando la corrispondenza e fancendola circolare su una corsi preferenziae. Lo spionaggio sarebbe confermato da una montagna di 10mila mail riservate scambiate da una dozzina di dipendenti delle Poste, tutti impegnati a lavorare nella stessa macro-area. I nominativi dovevano essere conosciuti solo da Izi spa, la società con sede a Roma a cui Poste Italiane ha affidato il compito di valutare il suo servizio. In pratica i collaboratori di Izi si spediscono lettere tra di loro per verificare in quanto tempo giungono al destinatario. La società di controllo esprime poi un coefficiente per valutare Poste, e, in base a quel coefficiente, Poste può essere costretta a pagare allo Stato fino a 500mila euro di sanzione. Racconta Massari sul Fatto:

In media, parliamo di 50 mila euro per mezzo punto percentuale sforato, senza contare che, proprio a partire dalla certificazione di qualità, il governo affida a Poste italiane il servizio di posta universale che lo Stato italiano paga, in media, almeno circa 300 milioni di euro l’anno. È chiara, quindi, l’importanza di dimostrare allo Stato che gli standard qualitativi prefissati siano stati raggiunti. Ed è altrettanto chiara l’importanza del servizio di monitoraggio – tuttora effettuato da Izi – nel certificare lo standard qualitativo di Poste italiane. Per certificare che la posta in viaggio prioritaria, raccomandate, spedizioni dall’estero – sia recapitata nei tempi previsti, la Izi predispone una rete di droppers e receivers, ovvero persone che si spediscono lettere tra loro, segnando data e ora, sia della spedizione sia del recapito. Izi è un ente terzo, è il controllore di Poste, nominato in precedenza dal ministero della Comunicazione, poi dello Sviluppo economico e anche dall’Autorità garante per la comunicazione.

E ancora, spiega Massari:

Il Fatto Quotidiano ha potuto contare, tra i destinatari delle email, una dozzina di persone dedite a comunicarsi i nominativi dei “controllori”. Alcune le abbiamo rintracciate telefonicamente e hanno confermato di lavorare tuttora per Poste italiane. Non hanno voluto commentare il contenuto delle email perché non autorizzate a parlare con i giornalisti. Dodici persone, bisogna aggiungere, che riguardano una sola macro-area: l’accorpamento di tre regioni italiane, che non riveliamo per proteggere la nostra fonte, di notevole importanza strategica.

 

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Per Poste Italiane la replica è arrivata da Giovanni Maria Leone, responsabile Funzione Normativa Posta, comunicazione e logistica, che ha spiegato come il periodo di riferimento sia il 2007, «molto lontano nel tempo», e come da allora siano cambiati manager e addetti.

«Poste italiane non ha mai intrattenuto rapporti con i soggetti incaricati di effettuare i test di qualità. Da anni la società aggiudicataria è risultata la Izi spa. Il modello di controllo definito dalla normativa di settore esclude che Poste Italiane abbia alcuna possibilità di conoscere i mittenti e destinatari delle lettere test che, peraltro, rappresentano lo 0,015% dei pezzi totali in lavorazione. Sarebbe come cercare un ago in un pagliaio. Quindi, per individuarne una sola bisognerebbe esaminarne migliaia e ciò negli stringenti tempi di lavorazione del prodotto (consegna in un giorno lavorativo), nonché in un contesto di generale automazione dei processi, quindi non solo non v’è mai stato alcun rapporto con i nostri controllori, né alcuna corsia preferenziale delle lettere test».

 

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Izi spa, infine, ha risposto al Fatto Quotidiano attraverso l’amministratore delegato Giacomo Spaini, che ha dichiarato:

«Ogni sei mesi cambiamo i receivers, contiamo tra i quattrocento e i seicento collaboratori, e penso sia impossibile che Poste italiane possa individuarli o intercettare le loro lettere».

E poi:

«Sul nostro campione di rilevamento, individuare soltanto alcuni nominativi, non inficia il dato dal punto di vista statistico ed è ininfluente sulla bontà del nostro servizio. E comunque, qualsiasi criticità o problema abbiamo individuato, l’abbiamo sempre denunciata: questo significa che il nostro sistema funziona».

(Foto di copertina: Ansa – Continua a leggere sul quotidiano in edicola)