Divorzio facile senza incontrarsi
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Il divorzio breve rischia di non essere breve per niente

Divorzio breve, si rischia il caos per le cause di diritto matrimoniale? E’ possibile, e questo dipenderebbe principalmente dalla retroattività della norma approvata dal Parlamento che prevede un anno di separazione nella procedura giudiziale e solo sei mesi per quella consensuale; una riforma che va in vigore oggi e che, sebbene metta d’accordo gli operatori del settore, sembra causare perplessità riguardo le tempistiche di applicazione.

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DIVORZIO BREVE, RISCHIO CAOS PER LE CAUSE?

In sostanza, c’è chi afferma che il divorzio breve potrebbe rimanere solo sulla carta, visto che la retroattività della normativa contribuirebbe ad allungare i tempi processuali. Ce ne parla il Messaggero oggi in edicola.

«A essere iscritte al ruolo potranno essere sia le cause dell’anno, che quelle dei due precedenti – spiega l’avvocato Giorgio Vaccaro, membro Commissione Famiglia Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma – La norma produce un effetto luce verde: le cause partiranno tutte insieme». Si potrebbe così essere costretti a mettersi in fila per tentare di guadagnarsi una buona “posizione” nel calendario delle udienze. «Il corto circuito sarà inevitabile – prosegue – La legge non ha previsto un aumento di giudici. Altro che contrazione dei tempi! Una causa iscritta al ruolo oggi potrebbe andare in udienza nel 2020». E se nei tribunali delle grandi città, che hanno sezioni dedicate, a rischiare il caos è il comparto specifico, negli altri ad andare in tilt potrebbe essere tutto il contenzioso civile.

Dall’associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, il presidente Gian Ettore Gassani è di opinione diversa.

«Ci sarà sicuramente un contraccolpo nei primi mesi, ma i tribunali si sono attrezzati e non più tardi di ottobre-novembre avranno smaltito la mole di lavoro iniziale». Nel primo mese, secondo Ami, il numero di richieste oscillerà «tra le 50mila e le 200mila, delle quali almeno il 50% verrà risolto attraverso la negoziazione assistita». E se per la separazione giudiziale, anche per l’Associazione, i tempi potrebbero essere più lunghi di quelli stabiliti, la consensuale potrebbe chiudersi con una marca da bollo da 16 euro.

Esperti e operatori del settore ora rilanciano la sfida su due fronti: primo, aumentare il numero di giudici di diritto matrimoniale per diminuire il carico contenzioso, magari attingendo dalle sezioni minorili che hanno meno fascicoli sulle spalle; secondo, per la Lega Italiana del Divorzio Breve è il momento di passare “al divorzio diretto, già in vigore in altri paesi europei”: nessuna separazione temporale fra separazione e divorzio.

Copertina: Repertorio