«La corsa cinese al nucleare è folle»

di Redazione | 25/05/2015

Il fisico cinese He Zuoxiu lancia l’allarme sulla proliferazione degli impianti cinesi, che diventeranno troppi per non esporre il paese a grossi pericoli.

gualong areva
Uno dei due reattori in costruzione nell’impianto di Fuqing

LA CORSA CINESE AL NUCLEARE –

I piani cinesi per una rapida espansione del potenziale di generazione da impianti nucleari sono «folli» secondo il fisico cinese He Zuoxiu. Il governo, che aveva messo in stand-by il programma nucleare dopo il disastro di Fukushima nel 2011, ha appena autorizzato la ripresa della costruzione delle unità 5 e 6 nell’impianto di Fuqing, che servirà anche come dimostrazione del nuovo reattore Hualong One, di concezione e design locale. Nel paese sono in costruzione anche impianti affidati ad aziende occidentali e alla russa Rosatom, tanto che nel 2020 la Cina dovrebbe superare la capacità di generazione del Giappone e di diventare il primo paese al mondo superando gli Stati Uniti e la Francia dieci anni più tardi.

L’ALLARME SULLA SICUREZZA –

Secondo il fisico cinese una tale corsa è gravida di rischi, un qualsiasi incidente andrebbe infatti a impattare sulle vite di decine, se non centinaia, di milioni di cinesi o a inquinare per un periodo lunghissimo le acque o addirittura intere metropoli. Alla corsa parteciperanno anche gli americani, che in casa non costruiscono più impianti, ma che non hanno difficoltà a venderli ai cinesi. Per la Cina il programma nucleare è quasi un obbligo, non c’è altra via infatti per ridurre la dipendenza del paese dai combustibili fossili e ancora meno per ridurre il terribile inquinamento che insiste sulle zone più densamente popolate del paese. Un inquinamento che sta già mietendo milioni di vittime e rovinando la vita a più della metà della popolazione del paese. La fretta però diventa un fattore che va ad aumentare rischi già enormi e secondo Zuoxiu, che ha spiegato i suoi timori al britannico The Guardian,  è troppa perché la costruzione delle centrali possa procedere con quella cura e quell’attenzione necessarie a minimizzare i rischi.

LEGGI ANCHE: William McNeilly, lo Snowden britannico che denuncia lo sfascio nucleare

LA FRETTA È NEMICA DELLA SICUREZZA –

Alla tensione tra chi chiede un approccio improntato alla sicurezza e chi preme per uno «sviluppo» più veloce s’aggiungono poi fattori endogeni quali la corruzione e la l’opacità dei processi decisionali. Zuoxiu è sicuramente una fonte qualificata, anche perché è sempre stato filogovernativo, schierandosi con Pechino anche su questioni controverse nelle quali molti suoi colleghi hanno invece alzato la voce contro il governo. Secondo il suo parere il paese non ha le competenze sufficienti a fare valutazioni del rischio puntuali e utili, tanto che i controlli di sicurezza effettuati dopo Fukushima sono stati condotti con gli standard poi rivisti e resi più severi. E alzare gli standard di sicurezza vuol dire aumentare i costi, ma se si pensa che nemmeno gli altissimi standard di sicurezza giapponesi hanno potuto evitare il disastro di Fukushima, è abbastanza inevitabile concludere che il gran numero maggiore di centrali cinesi regolati da standard inferiori a quelli giapponesi dia come risultato il disastro sicuro.