veterinaria gatto malato
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La veterinaria insultata dagli animalisti perché «non voleva visitare gratis un gattino»

Insulti e vandalismi alla vetrina di uno studio veterinario perché la sua titolare avrebbe negato le cure a un gattino randagio. È la storia, accaduta in un piccolo centro della provincia di Padova, che circola su Facebook diffusa dal gruppo Fronte Animalista, i cui membri hanno pubblicato le foto della vetrina dello studio veterinario imbrattata da scritte che danno della «assassina» alla dottoressa.

 

veterinaria gatto malato
Facebook/Fronte Animalista

IL GATTINO MALATO TROVATO ALL’ALBA –

Stando alla ricostruzione della storia pubblicata sulla pagina di Fronte Animalista, le cose sarebbero andate così: qualche giorno fa, all’alba, viene trovato un gattino davanti alla vetrina dello studio veterinario. A trovarlo è una signora delle pulizie che, dopo aver chiamato la titolare di un negozio di animali, portano il gatto in un’edicola nelle vicinanze, l’unico posto aperto a quell’ora della mattina. Viene contattata anche la veterinaria. E qui il racconto di Fronte Animalista si fa più dettagliato:

Le condizioni erano brutte.. È stata chiamata la veterinaria che ha chiesto se era quello che le avevano portato la sera prima, ma non si sapeva ancora di questo. Il gatto ha aspettato la veterinaria nel negozio dell’edicolante per un po’.. Al telefono la veterinaria ha detto che era messo male il gatto e che era quello che delle persone avevano portato la sera prima a cui lei aveva chiesto un contributo e loro le hanno risposto che l’avevano trovato, non era il loro il gatto e che lo avrebbero portato via. Allorchè la signora del negozio ha detto che avrebbe pagato lei per le cure.

«ASSASSINA» –

Il micino però, troppo piccolo e malato, non ce la fa. E si scatena la rabbia degli animalisti, che accusano la dottoressa di aver lasciato morire un gattino perché “voleva essere pagata per curarlo”:

NON ESISTONO SCUSE, IL GATTO E’ MORTO!
PER NEGLIGENZA DI CHI L’HA PORTATO, CHE AVREBBE DOVUTO ASSUMERSI LE PROPRIE RESPONSABILITÀ E NON DELEGARE SEMPRE AD ALTRI. PER NEGLIGENZA DELLA VETERINARIA CHE SE LO AVESSE PRESO LA SERA STESSA MAGARI NON SAREBBE MORTO, IL GIORNO DOPO ERA TROPPO TARDI DAL MOMENTO CHE AVEVA MENO DI UN MESE E CON CONGIUNTIVITE! HA TEMPOREGGIATO ASPETTANDO CHE QUALCUNO SI FACESSE AVANTI PER PAGARE LE SPESE…VERGOGNA A LEI E A TUTTI GLI ALTRI VETERINARI CHE LA DIFENDONO!

Così, gli animalisti entrano in azione e, sulla vetrina della dottoressa, compaiono cartelli, teli e scritte. Le foto – con il nome e il cognome della veterinaria in bella mostra – finiscono sul profilo Facebook del di Fronte Animalisti, e molti commentatori danno la stura a una nuova ondata di insulti.

 

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LA VERSIONE DELLA VETERINARIA –

Tra i commenti però spunta anche la risposta della veterinaria in questione, che racconta la sua versione dei fatti: una versione piuttosto diversa da quella comparsa sulla pagina di Fronte Animalista. La dottoressa avrebbe visto per la prima volta il gattino il pomeriggio precedente: a portarlo sarebbe stata una bambina, accompagnata da un adulto. La dottoressa avrebbe visitato il gattino e poi, prima di riconsegnarlo alla piccola, ha chiesto alla mamma della bambina di comprare per il micio un barattolo di latte al negozio di animali poco distante.

[…] il gattino Mi è stato portato da una bambina accompagnata da un adulto,ho chiesto,pensate voi,di andare a prendere un barattolo di latte perché sprovvista in ambulatorio.Ero sola in ambulatorio e non potevo chiudere.Mi hanno risposto che sarebbe passata la mamma e così è stato,alla richiesta del latte mi ha risposto che si sarebbe occupata lei del gattino.

La madre avrebbe avrebbe assicurato che si sarebbe presa cura della bestiola. Invece, le cose sarebbero andate diversamente perché, la mattina seguente, il micio era ancora davanti alla porta dell’ambulatorio, sempre malconcio:

la signora in questione non mi ha lasciato il nome per non essere rintracciata e non posso obbligare nessuno a lasciarmi i dati.la mattina dopo,quando alle 7 sono stata chiamata perché il gattino è stato abbandonato davanti l’ambulatorio,sono andata a prenderlo,chiedendo del latte perché una delle persone coinvolte ha un negozio di animali..il morale è che nessuno me l’ha portato e,prima che i negozi aprissero,sono riuscita a trovarlo tramite una gattara che seguo.

La dottoressa avrebbe quindi curato (gratuitamente) il micio, ma senza riuscire a salvargli la vita:

Ho accudito gratuitamente,come ho fatto ormai decine di volte,anche tramite volontari ENPA,il gattino che aveva una brutta rinocongiuntivite e problemi respiratori,probabilmente una polmonite ab ingestis.Il gattino è sopravvissuto fino alle 3 della notte successiva..dispiace anche a me che sia morto,ma non ho fatto richieste impossibili,il negozio per animali più vicibo è a 5minuti dall’ambulatorio. Ora ringrazio chi mi sta diffamando,un barattolo di latte costa 11euro..quanti ne ha spesi la persona che mi ha imbrattato la vetrina?Ragazzi,sapete quanti animali ho salvato,recuperato,operato a mie spese e affidato nel corso degli anni??Quanti ne avete accuditi voi che scrivete,durante la notte,ogni 2ore a nutrirli,quando il giorno dopo si lavorava?Dovreste riflettere prima di dar retta a persone che non vi spiegano i fatti e si nascondono dietro la loro ipocrisia.

veterinaria gatto malato
Facebook/Fronte Animalista

 

Le due versioni sarebbero un tantino differenti: una veterinaria che non presta soccorso a un gattino moribondo o una persona che abbandona per strada un micino orfano, magari dopo essersi reso conto dell’impegno che richiede prendersi cura di un cucciolo? Le precisazioni della dottoressa non fermano gli insulti, mentre la polemica monta a più voci.

COSA SI SAREBBE DOVUTO FARE? –

Della questione si è occupato anche il sito web Bufale Un Tanto al Chilo che, oltre a riportare entrambe le campane e sottolineare come a una prestazione professionale di qualsiasi tipo debba essere corrisposto un pagamento, spiega quale sarebbe stata la procedura “corretta” per salvare il gattino: chiamare il 118 e farsi dare i recapiti della ASL locale che ha l’obbligo intervenire nel caso un animale di affezione si trovi in percolo. Scrive BUTAC:

[…] Occorreva chiamare il 118 che è TENUTO a darvi il numero del veterinario della ASL in servizio, il quale a sua volta è tenuto ad effettuare il pronto soccorso dell’animale. Questo vale sempre, con lievi differenze da Regione a Regione, ma bene o male chiamando la ASL in orario d’ufficio o il 118 se fuori orario devono darvi le informazioni del caso. Quindi perché invece che rivolgersi ai negozianti della zona non si è provveduto a fare così? Non lo so, come non so perché la veterinaria non abbia gentilmente spiegato la cosa (o abbia provveduto direttamente lei a chiamare il 118). […] se trovate un animale randagio che sta male, chiamate l’ASL, loro DEVONO intervenire, se non lo fanno o adducono scuse, potete sempre denunciarli, ma prendersela con una veterinaria privata che non ha alcun obbligo di occuparsene è davvero da idioti.

(Photocredit copertina: Christopher Furlong / Getty Images)