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Il terrorista del Bardo e il terrorismo informativo

Ieri le principali testate del paese hanno annunciato l’arresto di un terrorista che ha partecipato all’attacco al museo del Bardo di Tunisi, il Presidente del Consiglio e il Ministro della Difesa si sono congratulati e le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del Ministro dell’Interno, reo di aver sostenuto che i terroristi non arrivano con i barconi e di aver poi lasciato questo «terrorista» andare e venire per fare i suoi comodi in Tunisia, dopo che era arrivato nel nostro paese in barcone.

Il sobrio tweet del «comunicatore» della Lega Luca Morisi
Il sobrio tweet del «comunicatore» della Lega Luca Morisi

Poi i dubbi, che potevano venire anche prima, bastava scorrere le cronache francofone per scoprire che l’unica autorità tunisina che ha parlato sul caso è stato un portavoce del Ministero dell’Interno tunisino, Mohamed Ali Aroui, che ha spiegato che la Tunisia ha emesso due mandati di cattura internazionali contro due marocchini e un algerino con legami diretti con l’attentato, ma che «Queste persone non hanno partecipato all’operazione terroristica, ma hanno aiutato i suoi autori». Per l’attacco portato da due persone al museo del Bardo, la Tunisia ha spiccato una cinquantina di mandati d’arresto, tra i quali quello che ha portato al fermo del giovane marocchino in Italia. È noto che i due autori materiali dell’attacco siano stati uccisi dalle forze di sicurezza tunisine, ma nemmeno questo ha impedito a molte testate, e figurarsi ai politici,  d’inventarsi che il nostro potesse essere uno degli  autori materiale di quell’attacco. Il dubbio che qualcosa non andasse nella versione immediatamente sposata dalle principali testate doveva invece venire a chiunque abbia riferito la notizia, perché l’idea che il giovane sia arrivato a febbraio con un barcone preso in Libia e poi andato e tornato dalla Tunisia a marzo per compiere l’attentato, passando del tutto inosservato, pur privo di documenti, è del tutto inverosimile. Poi si è scoperto che la figura del giovane non è molto sovrapponibile a quella del terrorista e che, soprattutto, non pare proprio che si sia mosso dall’Italia una volta arrivato. Il giovane è stato fermato da un vigile urbano mentre stava andando a mangiare alla Caritas, che ha seguito docile una volta scoperto senza documenti. A mettere gli inquirenti sulle sue tracce è stata la madre, che ha denunciato il deterioramento del suo passaporto, bagnato durante la traversata. Il giovane abitava con lei e fratelli e sorelle, ha frequentato la scuola per imparare l’italiano e, sorpresa, è andato a scuola anche nei giorni dell’attentato. Numerose testimonianze lo confermano e il dubbio nemmeno tanto velato che s’avanza è che qualcuno in Tunisia abbia fatto confusione con le identità e finito per tirare in mezzo un ragazzo del tutto estraneo a vicende del genere, tanto che in questo caso il presunto jihadista non mostra alcuna inclinazione per la religione e ancora meno per la guerra santa. bardo hp Nel corso della giornata sono montati i dubbi, ma a sera c’era ancora chi faceva titoli nei quali citava misteriose fonti tunisine delle quali poi non si trovata traccia negli articoli. Poi è arrivata la magistratura a invitare alla prudenza, ma già la giornata era già trascorsa tra titoli con i terroristi che sono tra noi e che arrivano sui barconi e stentorei proclami contro l’immigrazione da parte questo o quel patriota o politico pronto a sciacallare l’evento. Probabilmente magistrati e carabinieri hanno annunciato troppo presto la brillante operazione, meglio sarebbe stato attendere 24 ore e compiere quegli accertamenti minimi ed elementari che tra ieri e oggi hanno poi spinto gli stessi magistrati a predicare prudenza nelle conclusioni. Altrettanto probabilmente molti media -preferiscono – pubblicare storie di pericolosi terroristi che verificare storie e dettagli o anche solo porsi elementari questioni logiche, tanto che il povero ragazzo marocchino è rimasto il killer dei turisti del Bardo, tra i quali 4 nostri connazionali, fino a sera. Se poi emergerà che si tratta di un errore di persona o che il giovane è rimasto coinvolto per un contatto marginale con qualcuno che ha avuto a che fare con l’attacco, poco importa, i titolo ormai sono stati fatti, i razzisti li hanno usati per la loro propaganda contro l’arrivo degli immigrati con i barconi. Che sono una parte minima di quelli che arrivano e che tra loro non hanno mai contato un solo terrorista negli ultimi 15 anni. Ma che importa? L’importante è il titolo che tira, l’importante è usare la notizia a fini politici, la reputazione del giovane marocchino e della sua famiglia non interessano a nessuno, così come non interessa a nessuno il «garantismo» quando si parla d’immigrati stranieri, per i quali i Sallusti e i Belpietro preferiscono invece agitare la forca e fare appello alla pancia di un’Italia che, in casi del genere, ci mette un nulla a partire con il linciaggio telematico degli immigrati.