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Fulvio Benelli: «Sul servizio del rom truffatore avevo un accordo con Del Debbio»

Fulvio Benelli, il giornalista di Quinta Colonna finito nel mirino di Striscia la Notizia con l’accusa di aver “assoldato” un rom per fargli interpretare prima un “musulmano razzista” prima e un truffatore rom poi, ha deciso di rispondere alle accuse e di raccontare la propria versione dei fatti riguardante l’ormai famoso servizio del “rom polivalente”. «Per Quinta Colonna – dice – Ho girato 80 servizi. Se avessi voluto taroccare qualcosa lo avrei fatto da tempo».

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Photocredit: Striscia la Notizia/Mediaset

LA VERSIONE DI FULVIO BENELLI –

Fulvio Benelli ricostruisce l’accaduto in un’intervista a Nicola Imberti de Il Tempo: una storia, questa, cominciata all’inizio di aprile quando, all’indomani della strage di studenti all’Università di Garissa, in Kenya, a Benelli viene chiesto di realizzare un vox populi:

«Tutto inizia nei primi giorni di aprile. Per la precisione il venerdì santo. Mi trovo in provincia di Treviso quando ricevo una telefonata di Mario Giordano, direttore del Tg4. […]  Vuole che vada a Venezia a cercare islamici moderati e radicali e realizzi un vox populi. […] Decido di andare a Mestre. E arrivo davanti alla moschea proprio mentre stanno uscendo dalla preghiera del venerdì. Raccolgo diverse opinioni “moderate”, poi mi dirigo nel quartiere dietro la stazione. Lì la situazione è più calda e ad un certo punto mi si avvicina un tizio e mi dice: intervista me. […] Mi spiega di essere tunisino e che l’Islam fa bene a uccidere gli infedeli. Però mi chiede di filmarlo di spalle. Lì per lì non do molto peso alla richiesta. È una delle tante voci raccolte. Prima di andare via, però, mi ferma e mi dice che può raccontarmi altre cose, di chiamarlo. Gli do il mio numero e vado a montare il servizio che viene spedito a Roma e, dopo essere stato visionato, mandato in onda».

«SI È OFFERTO DI RUBARE DAVVERO UNA MACCHINA, MA IO…» –

Benelli sottolinea di essere stato in dubbio se inserire o meno la testimonianza del tunisino («Non mi piaceva che un uomo a volto coperto fosse messo in contrapposizione a persone che parlavano mostrando la faccia. Ma diceva delle cose forti e ci sono cascato» – dice), ma le cose si complicano quando l’uomo, qualche giorno dopo, lo richiama:

«[…]Mi dice che mi ha riconosciuto, che sa che lavoro a Quinta Colonna e che noi facciamo sempre servizi sui rom. Lui, aggiunge, può raccontarmi come i rom truffano le persone e rubano le macchine. La storia mi sembra buona e ne parlo in redazione».

Così Benelli lo raggiunge nuovamente a Mestre:

«Il tunisino viene a prendermi e mi porta nella casa che lui occupa abusivamente e dove vive con 5 figli piccoli di età tra i 3 e gli 8 anni. Lì scopro che lui è rom, ed è lui il truffatore. Mi mostra anche una condanna per furto d’auto in cui c’è scritto che ha una “recidiva pluriquinquennale”. Si vanta perché ruba, ma nessuno gli fa niente. E mi spiega i suoi trucchi».

A quel punto viene girato il video del furto dell’automobile, quello andato in onda nella puntata di Quinta Colonna dello scorso 27 aprile:

«A questo punto si offre di rubare veramente una macchina ma io, per non essere responsabile di un reato, gli dico di realizzare un finto furto utilizzando la macchina dell’operatore. […] La storia è vera. Documentata. Ma non potevo fargli rubare veramente una macchina, anche perché non sapevo cosa sarebbe successo».

 

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«AVEVO UN ACCORDO CON DEL DEBBIO» –

Il servizio viene quindi realizzato: Benelli sottolinea che la redazione di Quinta Colonna era a conoscenza di come fossero andate realmente le cose. Di più, il giornalista si sarebbe accordato con Paolo Del Debbio perché a fine servizio precisasse che si era trattata di una specie di simulazione. Cosa che, tuttavia, Del Debbio non avrebbe fatto:

«L’accordo era che Paolo Del Debbio, finito il servizio, dicesse che nessuna macchina era stata rubata e che il nostro intento era solo quello di “educare” i cittadini mettendoli in allerta su questo tipo di truffe. Ma non lo fece».

E qui cominciano i primi problemi:

«[…] il giorno dopo il truffatore mi chiama e mi dice che sotto casa sua ci sono i giornalisti. Che è rovinato e non può più fare truffe. Che devo trovargli un lavoro. Attacco e chiamo la mia capostruttura, le spiego la cosa e le chiedo: ma perché non avete detto che quella era una ricostruzione? Mi dice che possono fare un comunicato ma che non possono fare retromarcia. Il titolo sarà: Quinta Colonna sventa una truffa. Io obietto che non è così, che è falso. Le chiedo via sms (mostra il cellulare ndr) se Del Debbio non può spiegare la cosa nella sua striscia quotidiana. Niente da fare. Il comunicato non esce, Del Debbio non parla».

«ANDRÒ IN TRIBUNALE» –

Il resto è cosa nota: il 12 maggio va in onda il servizio di Striscia la Notizia, il giorno successivo, Benelli viene licenziato in tronco da Mediaset senza – dice lui – essere stato messo al corrente della messa in onda del servizio e senza la possibilità di un contraddittorio:

«All’inizio sono rimasto choccato. Ho chiesto di poter parlare con Antonio Ricci ma mi hanno sconsigliato di farlo. Nel comunicato dell’azienda si accredita la versione che si tratti di un finto rom e di un finto truffatore. Chiedo spiegazioni ma non ne ricevo. Nella lettera di licenziamento si dice addirittura che io abbia ammesso le mie colpe. Ma quando? Non mi hanno voluto nemmeno sentire! […] Ora andrò in tribunale a far valere le mie ragioni. Non ho pagato soldi e non ho taroccato nulla».

(Photocredit copertina: Striscia la Notizia/Mediaset)