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Angelo Bagnasco: «No al gender nelle scuole, no al divorzio breve»

Angelo Bagnasco: “No al gender nelle scuole e no al divorzio breve; attenzione al disegno di legge sulle coppie di fatto perché aprirà la strada all’equiparazione fra nozze gay e matrimonio eterosessuale; no alla stepchild adoption, perché sarà velocemente archiviata in favore dell’adozione generalizzata”. Sono questi i contenuti della prolusione che il presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha pronunciato davanti ai vescovi del nostro paese, dopo l’apertura di ieri, affidata a Papa Francesco.

ANGELO BAGNASCO, LA PROLUSIONE

Un documento scarno, di poche pagine, che cita a più riprese il pontefice e prende posizione sui principali temi dell’attualità politica di questi mesi: dalla legge, approvata, sul divorzio breve, al cammino della legge sulle coppie di fatto, al disegno di legge sulla Buona Scuola e il presunto inserimento nelle nuove norme della discussa teoria del gender.

Dopo un lungo excursus sulle vicende internazionali, il presidente della Cei si rivolge ai fatti di casa nostra, prima di tutto con parole molto importanti sui temi dell’occupazione, da cui Bagnasco sente di voler partire.

Se da una parte ascoltiamo i messaggi di svolta e di fiducia che provengono da politici ed esperti, dall’altra non vediamo i disoccupati diminuire, né i giovani entrare finalmente nel mondo del lavoro. Sappiamo che la realtà è più complessa delle rappresentazioni generali e affrettate, che il mercato del lavoro è cambiato su scala planetaria, che le ricadute positive sull’economia reale richiedono tempo rispetto ai movimenti positivi; sappiamo che oggi si richiede maggiore flessibilità, disponibilità e inventiva da parte di tutti, ma tutto ciò non cambia la realtà visibile di una disoccupazione ancora amplissima

Parole poi sui problemi dei migranti, le tragedie della tratta di esseri umani e per l’Europa che “finalmente sembra aver dato un colpo”, per quanto, finora, “ancora troppo flebile”.

 

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BAGNASCO: SCUOLA, GENDER E FAMIGLIA

Poi, per i giovani le parole più importanti: dopo un passaggio sull’alcolismo, una presa di posizione sulla riforma della scuola promossa dal governo di Matteo Renzi,  quella Buona Scuola in cui sembrerebbe trovar spazio anche la presunta “ideologia del gender”; parole anche sul buono scuola a favore delle scuole paritarie.

Sarebbe il tempo di attuare quanto previsto dalla legge 62/2000 a proposito del “sistema italiano della pubblica istruzione”, nel quale sia la scuola statale sia le scuole paritarie vengono riconosciute a pieno titolo pubblico servizio. In questa prospettiva, si giustifica il “bonus” per i genitori da utilizzare nella scuola prescelta. È utile segnalare che, tra le modifiche approvate in Commissione al testo in questione, vi è quella che prevede l’insegnamento della parità di genere in tutti gli istituti. (…) Educare al rispetto di tutti, alla non discriminazione e al superamento di ogni forma di bullismo e di omofobia, è doveroso, lo abbiamo sempre affermato: rientra nei compiti della scuola. Ma l’educazione alla parità di genere, oggi sempre più spesso invocata, mira in realtà ad introdurre nelle scuole quella teoria in base alla quale la femminilità e la mascolinità non sarebbero determinate fondamentalmente dal sesso, ma dalla cultura.

Parole nettissime anche riguardo al cammino del disegno di legge sulle unioni civili: bocciato senza appello dai vescovi italiani per l’equiparazione sostanziale fra coppie gay ed etero, e per l’apertura alle adozioni, per quanto nella modalità stepchild.

Il testo di legge in questione ancora una volta conferma la configurazione delle unioni civili omosessuali in senso paramatrimoniale. Tale palese equiparazione viene descritta senza usare la parola “matrimonio”, ma in modo inequivocabile: “le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge’, ‘coniugi’, ‘marito’ e ‘moglie’, ovunque ricorrano nelle leggi, nei decreti e nei regolamenti, si applicano anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso” (art. 3). Questa equiparazione riguarda anche la possibilità di adozione, che per ora si limita all’eventuale figlio del partner (art. 5). È evidente che – come è successo in altri Paesi – l’adozione di bambini sarà estesa senza l’iniziale limitazione. Così come è evidente, ancora alla luce di quanto accade altrove, che presto sarà legittimato il ricorso al cosiddetto “utero in affitto”, che sfrutta indegnamente le condizioni di bisogno della donna e riduce il bambino a mero oggetto di compravendita

Ultima parola del presidente dei vescovi, ancora sui temi della famiglia, con un commento sull’approvata legge per il divorzio breve.

Un’ultima parola dobbiamo dirla sul “divorzio breve”. Si puntava sul “divorzio lampo” e su questo si ritornerà non appena i venti saranno propizi. Ma sopprimere un tempo più disteso per la riflessione, specialmente in presenza di figli, è proprio un bene? Si favorisce la felicità delle persone o si incentiva la fretta? “Quando si tratta dei bambini che vengono al mondo, nessun sacrificio degli adulti sarà giudicato troppo costoso e troppo grande pur di evitare che un bambino pensi di essere uno sbaglio”