referendum italicum
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La mappa dei partiti politici di domani

Non è uno scenario all’orizzonte, almeno per ora. Più volte il premier Matteo Renzi ha allontanato l’ipotesi delle urne anticipate, ribadendo la volontà di arrivare fino al 2018, alla scadenza naturale della legislatura. Incassato il via libera definitivo all’Italicum (in vigore però dal primo luglio 2016), restano però diversi passaggi rischiosi per l’esecutivo al Senato, dove i numeri della maggioranza sono esigui. Dal contestato disegno di legge sulla “Buona Scuola” (mercoledì il voto a Montecitorio, ndr), fino alle Riforme costituzionali – attese prima della pausa estiva – che aboliscono il bicameralismo paritario, basterebbero poche decine di dissidenti per mandare sotto l’esecutivo. Non è un caso che a Palazzo Madama ci sia chi, come il senatore forzista e regista del Nazareno Denis Verdini, stia preparando possibili “salvagenti” per il governo.

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Eppure, lo scenario delle urne non sembra entusiasmare troppo nemmeno minoranze interne e opposizioni, al di là dei proclami e delle critiche al governo.  Il motivo? Seppur in calo, il Pd di Renzi non ha ancora rivali, stimato intorno al 36%. Lontano il M5S, al 21,4% circa. Peggiori le prospettive del centrodestra, litigioso e frammentato, con Salvini e la Lega che hanno superato una Forza Italia in piena diaspora, con la scissione imminente del correntone di Raffaele Fitto e il possibile addio dello stesso Verdini. Una ricomposizione in un unico soggetto o federazione – fondamentale dato che la nuova legge elettorale attribuisce il premio di maggioranza alla lista – sembra al momento pura utopia. Tradotto, in Parlamento serve ancora tempo a chi intende organizzare un’alternativa a Renzi. A destra, come a sinistra. Anche per chi, come Giuseppe Civati e lo stesso Fitto, ha lasciato i propri partiti (Pd e Forza Italia) per lavorare alla creazione di nuovi soggetti politici. Al momento, soltanto in cantiere.

Eppure, è già possibile delineare quello che potrebbe essere il prossimo quadro politico, quando gli elettori saranno chiamati a rinnovare il Parlamento. O meglio, la sola Camera dei deputati, se il Ddl Boschi sul nuovo Senato sarà approvato in via definitiva e la legge supererà poi il futuro referendum.

pippo civati
Giuseppe Civati ha lasciato il Pd

I NUMERI DI RENZI, IL PARTITO DELLA NAZIONE E LO SCENARIO DI UN NUOVO SOGGETTO A SINISTRA –

Al Nazareno, la tentazione renziana resta quella trasformazione in “Partito della Nazione” evocata più volte dallo stesso premier: «Non è una melassa indistinta, ma la prosecuzione del partito a vocazione maggioritaria» di Walter Veltroni, ha rivendicato a Repubblica.tv. Se per il segretario Pd non c’è alcun rischio di “smottamento” al centro, né di deriva neo-democristiana, al contrario le minoranze del partito hanno denunciato il pericolo di una “mutazione genetica” del partito. Nella direzione di un contenitore indistinto, imbarcando Ncd e centristi dopo aver già fagocitato parti di Sel e Scelta Civica. In pratica, come è stato già ribattezzato, una sorta di “catch-all-party”, un soggetto politico aperto a raccogliere elettori e ceti politici di diverse provenienze.

Già alle Europee Renzi ha portato il Pd a sfondare il tetto del 40% conquistando parte del voto moderato, prima di una leggera flessione di consenso nelle ultime settimane. Certo, gli avversari sono ancora lontanissimi, ma se si andasse a votare oggi con l’Italicum il partito del segretario e premier sarebbe costretto al ballottaggio per conquistare il premio di maggioranza (previsto per la lista che supera il 40% al primo turno o che vince al secondo turno, ndr). In ottica futura, decisivo sarà quindi verificare la tenuta del Pd.

Dopo le prime lacerazioni sul Jobs Act, è stato il passaggio dell’Italicum ad aver offerto un “antipasto”, con due anni di anticipo sul calendario, del prossimo Congresso interno al Nazareno. Con lo strappo dei 38 deputati in Aula che non hanno votato la fiducia al governo (compresi Bersani, l’ex capogruppo Speranza e l’ex premier Enrico Letta), l’addio al partito di Giuseppe Civati e quello possibile dell’ex viceministro dell’Economia, Stefano Fassina.

A SINISTRA DEL PD DI RENZI –

Se una scissione dell’ala bersaniana e cuperliana non sembra in calendario, almeno a breve, l’area dem più a sinistra potrebbe invece seguire Civati nel progetto di costruzione di un soggetto a sinistra del Pd. Un “Partito del Lavoro“, magari con il segretario Fiom Maurizio Landini e protagonista. O comunque un soggetto che raccolga anche Sel, forse parte dei grillini fuoriusciti dal M5S e movimenti. Ma quanto può valere in termini di voti? In base alle prime stime, un nuovo partito che raccolga l’area civatiana, Sel e altri pezzi di sinistra peserebbe meno del 10%. Secondo i dati forniti a Lettera43 da Ipr Marketing e Ipsos, la forbice in cui si collocherebbe è compresa tra il 6 e il 9% dei voti su scala nazionale. Non certo in grado di competere con i numeri a disposizione di Renzi.

PROVE D'INTESA BERLUSCONI-SALVINI, NODO E' SEMPRE IL VENETO

CENTRODESTRA FRAMMENTATO: SALVINI, IL PARTITO REPUBBLICANO DEL CAV, LE AMBIZIONI DI FITTO –

Non certo rosee le prospettive anche per il centrodestra, tutt’altro che unito al di là dei proclami di Berlusconi sul Partito Repubblicano da lanciare e sull’ “unità dei moderati“. Al momento poco più che uno slogan. Non è certo un’utopia immaginare un centrodestra in ordine sparso in caso di future elezioni. O quantomeno diviso. Lo stesso Salvini ha già bocciato l’idea del Cav: «Non sciolgo la Lega». Anzi, fonti interne spiegano come dal day after delle Regionali Salvini sia già pronto a rilanciare, con un suo listone nazionale. L’operazione è quella di proseguire l’Opa sull’intero centrodestra, dopo esser già “sbarcato” al Sud della penisola con il movimento “Noi con Salvini“.

Eppure, nonostante i sondaggi abbiano ormai attestato il sorpasso leghista su Forza Italia, i numeri a disposizione del segretario federale del Carroccio sono ancora insufficienti per impensierire Renzi. In solitaria, anche conquistare il ballottaggio con l’Italicum sarebbe complicato per la Lega, qualora il M5S di Beppe Grillo riuscisse a mantenersi attorno al 20% dei consensi.

Certo, la priorità di Salvini resta al momento archiviare Silvio Berlusconi, l’ex padre padrone del centrodestra ancora incandidabile, per via della legge Severino. Non è un caso che Salvini sia pronto a rilanciare il tema delle primarie, dopo le Regionali e il probabile nuovo flop forzista alle urne.

Fitto Oltre Forza Italia PPE

 

Un obiettivo al quale punta lo stesso Raffaele Fitto, uscito da Fi per provare a costruire a sua volta un nuovo partito. Il modello scelto dall’europarlamentare pugliese è quello dei Tories di David Cameron (ha già chiesto adesione a Strasburgo all’Aecr, il gruppo dei “Conservatori e Riformisti“, lasciando il Ppe, ndr). Un progetto che, sono convinti i fittiani, rappresenta «uno spazio percorribile e ancora non occupato in Italia». Certo, tra Cameron e Fitto il paragone è ancora improponibile, sia in termini di seguito che di leadership

IL MOVIMENTO 5 STELLE, OGGI SECONDA FORZA –

Chiaro che un centrodestra frammentato sia per Renzi lo scenario più gradito. Così come per il Movimento 5 Stelle, al momento ancora seconda forza nel panorama politico italiano. I sondaggi riportati da Donato De Sena su Giornalettismo segnalano come il partito di Beppe Grillo abbia recuperato consensi, tornando a sfondare il tetto del 20%. Oltre 2 punti in più del 18,2% rilevato tra fine febbraio e inizio marzo, per attestarsi a un livello di consenso simile a quello ottenuto alle Europee del 25 maggio 2014. Tradotto, se si votasse oggi, i 5 Stelle avrebbero ottime possibilità di arrivare a un ipotetico ballottaggio per sfidare il partito di Renzi.

Certo, va precisato, non è ancora tempo di elezioni. A meno che imprevisti in Parlamento, magari sulle Riforme in Senato, spingano Renzi ad accelerare verso un ritorno rapido al voto. Uno scenario ancora oggi improbabile, al di là dei possibili rischi per la maggioranza a Palazzo Madama.