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Prescrizione, compromesso Pd-Ncd per i reati di corruzione

Sulla prescrizione sarà compromesso tra il Pd e il Nuovo centrodestra. Verrà modificato il testo della Camera che triplicava i tempi: alla fine, come precisa la giornalista Liana Milella su La Repubblica“, saranno soltanto raddoppiati.

ANSA/DANIEL DAL ZENNARO
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

PRESCRIZIONE, COMPROMESSO NEL GOVERNO –

Sui quattro reati di corruzione più rilevanti, quella propria, quella impropria, quella in atti giudiziari e l’induzione, cambierà il testo. Anche perché il rischio era quello che venisse affossato in Aula, per la divisione tra le forze della maggioranza:

«Niente aumento secco, il massimo della pena più la metà, più un altro quarto non appena si compie un atto nel processo, più l’interruzione di tre anni tra Appello e Cassazione. Così la nuova prescrizione lunga era passata alla Camera appena il 24 marzo scorso. Adesso non sarà più così, perché la prescrizione non guadagnerà subito l’aumento che scatterà solo con gli atti compiuti nell’inchiesta. Con un calcolo approssimativo, sul reato di corruzione, scendiamo da una prescrizione di quasi 22 anni a 18, forse a 16».

Non mancano le critiche in casa dem, con le minoranze che interpretano il compromesso come un accordo al ribasso. Al contrario, il Guardasigilli Orlando lo considera «un buon risultato». All’orizzonte c’è già il passaggio per il voto alla Camera sulla legge anti-corruzione, in attesa di approvazione ormai da 791 giorni. Al Senato, infine, è atteso il sì alla prescrizione. Ma dal Pd c’è chi avverte: se la legge dovesse uscire stravolta, annacquata, c’è sempre la possibilità di tornare alla Camera.

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LE PRESSIONI DI NCD –

 

Non era difficile prevedere come il testo sarebbe cambiato in vista dell’arrivo a Palazzo Madama. Già il 24 marzo scorso, data in cui il testo era passato a Montecitorio, ma con l’astensione di Ncd, gli alfaniani avevano avvertito: senza modifiche, non avrebbero votato al Senato. Orlando stesso promise cambiamenti, precisando di voler coordinare il nodo prescrizione con il provvedimento sull’anti-corruzione (dove proprio la pena massima del reato di corruzione veniva aumentata da 8 a 10 anni). Si legge sul quotidiano diretto da Ezio Mauro:

«Costa insiste: “La Ferranti non ha rispettato i patti, né le indicazioni del governo. Non si può aumentare la prescrizione due volte con due leggi contemporanee, una volta perché aumenta la pena, una seconda perché si aumenta il tempo di prescrizione”.

Così ci ha pensato David Ermini (responsabile giustizia Pd) a mediare tra le posizioni dem e di Ncd: «Una prescrizione che dura 18 anni per un reato è più che sufficiente per garantire il processo».

Obiettivo del governo è ottenere il via libera sia sulla prescrizione che sull’anti-corruzione. A prevalere è però la linea Costa, rispetto alle posizioni di Ferranti.

«Tesi Ferranti: si aumenta la prescrizione cambiando l’articolo 157 del codice penale che ne regola il meccanismo, il nuovo massimo della pena, quindi 10 anni, più la metà, cioè 5 anni. Cui aggiungere, com’è adesso, un quarto dei 15, quindi 3 anni e 9 mesi, per gli atti del processo. E ancora altri 3 anni, la nuova sospensione della prescrizione dopo l’appello (2 anni) e la Cassazione (1 anno). Siamo a 21 anni e 9 mesi. «Un tempo infinito» chiosa Costa. Ma al vertice passa la diminutio. «Non mi straccio le vesti – dice Ermini – perché 3 anni in meno non cambiano granché». La prescrizione resta ferma al massimo della pena. Quindi 10 anni per la corruzione. Via la modifica di Ferranti al 157. Si sposta tutto sull’articolo 161, che regola sospensioni e interruzioni del processo. L’attuale quarto di pena in più (2 anni dei 10) dovrebbe diventare la metà (5 anni), anche se Costa e Ncd premono per un terzo, più i tre anni di Appello e Cassazione. Se si raddoppia arriviamo a 18 anni, altrimenti si scende ancora. Sarà la battaglia del dopo voto, assieme a intercettazioni a Csm», prevede “Repubblica”.