buona scuola
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J’accuse – Je suis la scuola

Italo Calvino che diceva:“un paese che distrugge la sua scuola, non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un paese che demolisce l’istruzione è gia governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”.
Il nostro presidente del consiglio nominato, Matteo Renzi, non manca di “cinguettare” e di “postare” che questo è il primo governo che mette al centro dell’agenda politica la scuola: “Education, education, education”.

Questa, è, l’unica verità che gli riconosco, giacché, la “buona scuola” distrugge la scuola pubblica, democratica e costituzionale, mortifica i docenti, non risolve la drammatica e vergognosa piaga sociale del precariato ma sopprime i precari, destina i giovani a diventare bravi consumatori e docile manodopera a costo-zero e tutto cio’, significa sì affrontare con priorità la questione della scuola, ma nel modo sbagliato.
Cos’è, infatti, la “buona scuola” renziana? Perché, il 5 maggio è un giorno entrato già nella storia della scuola per l’adesione prossima all’ 80% dell’intero comparto scuola e di centinaia di scuole chiuse e piazze inondate di manifestanti? E perché, sono stati presentati in Parlamento, dalle forze politiche dell’opposizione e dai sindacati ben 2000 emendamenti al disegno di legge? Quali sono le ragioni di un simile profondo, diffuso e trasversale dissenso nei confronti di questa riforma della scuola?

Mi rivolgo anche a te, cittadino perchè non puoi permetterti il lusso di essere disinformato in quanto la scuola è un bene inalienabile e inestimabile e la nostra protesta è una battaglia di civiltà per la sua salvezza. “Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento, e della Magistratura e della Corte Costituzionale” (Piero Calamandrei).
I fatti sono le parole vergate su carta nel ddl 2994, nei suoi articoli e commi, i fatti sono le dichiarazioni prima incoerenti e contraddittorie, poi minacciose, arroganti, false e offensive del Premier, del Ministro Giannini e del sottosegretario alla cultura Faraone.
Innanzitutto, un governo animato da buone intenzioni e un Ministero della Pubblica Istruzione guidato da esponenti capaci e competenti avrebbe agito sanando due gravi e vergognose ingiustizie, indegne di uno stato civile e di diritto: la prima, quella dei cosiddetti “Quota96”, ossia circa 3000 docenti ultrasessantenni e con 40 anni di servizio che non possono andare in pensione, pur avendone i requisiti richiesti, in quanto trattenuti, come prigionieri, dalla legge Fornero. Docenti che hanno svolto con amorevolezza, passione e dedizione il proprio mestiere, ma ora senza più energie e a rischio burnout. Insegnanti che da tre anni si battono per il riconoscimento del loro sacrosanto diritto al pensionamento e per il bene degli alunni ai quali è stata riconosciuta la ragione ma che vengono trattenuti alla cattedra per motivi economici. La soluzione è semplice come bere un bicchier d’acqua: gli anziani a casa a riposare e a fare i nonni, i precari, giovani e ormai meno giovani, finalmente in cattedra. Un ricambio generazionale, possibile e auspicabile, a patto che ci sia la volontà politica di realizzarlo, perché i soldi ci sono, vero sig. Renzi? Il suo non è il governo che stanzierà 3 miliardi di euro per la scuola? E, allora, perché, non destinarne subito una esigua parte per mandare in pensione i docenti di “Quota96”?

Secondo, una riforma che vuole restituire dignità ai docenti dovrebbe prevedere un aumento dello stipendio, che è tra i più bassi d’Europa, sbloccando un contratto fermo al 2009, e, invece, nel DEF, al quale la riforma della scuola è stata legata,si prevede di rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici solo dopo il 2018!

Terza considerazione. Il concetto di “Riforma” scolastica, si ispira a una visione pedagogica innovativa di cui non c’è traccia nel DDL. Eppure, il ministro Giannini, continua a definire questa pseudo-riforma “una cultura rivoluzionaria” la cui portata non è ancora comprensibile ai più, al punto che il Premier ha pensato di scrivere una lettera a noi docenti per spiegarcela. In quel groviglio di commi, subdoli e sgrammaticati, una persona di cultura e di mondo quale è un insegnante e un educatore, ben capisce subito e tutto, ma proprio tutto e prova nausea, angoscia e tanta rabbia. Una situazione emotiva che personalmente mi agita da mesi.

Quarta considerazione. “Non cambieremo il mondo se non cambiamo l’educazione, ma oggi, il patto educativo tra lo Stato, le famiglie e la scuola si è rotto”. Parole pronunciate e ribadite in più occasioni da papa Francesco.
Una Riforma deve ripartire da un nuovo patto educativo. Ma come lo si può stipulare se il governo manifesta apertamente disprezzo verso i suoi insegnanti?
Insegnanti che sono considerati dal Premier e dal Ministro come dei burattini manovrati dai sindacati, come una lobby autoreferenziale, arroccata in difesa di presunti privilegi, una categoria di fannulloni e un pò ignoranti, che sfornano ragazzi semi-analfabeti, formata da “una maggioranza abulica e da una minoranza di squadristi” alla quale finora è stato dato poco ma anche chiesto poco e che d’ora in poi invece dovrà rimboccarsi le maniche, aggiornarsi, lavorare di più, essere giudicata e valutata. Anche dai ragazzi, ai quali verrà dato il potere di decidere dei loro eventuali aumenti stipendiali, caso unico in tutta Europa.

Perché mai poi i genitori e gli studenti dovrebbero rispettare la nostra autorità e il nostro ruolo se siete voi i primi a screditarci?
Sia chiaro, non tutti noi siamo all’altezza, come in tutte le altre categorie, ne’ siamo in grado di emulare il livello di eccellenza del prof. Keating nel film “L’attimo fuggente” ed è pacifico che chi non lavora con impegno debba poter essere allontanato cosi come i migliori debbano poter essere premiati (e non con una mancetta). Perché non parlate mai del lavoro sommerso, oscuro che si sobbarca un docente? Sapete cosa significa preparare anche una sola lezione a casa? Il tempo e la cura che ci vogliono? Preparare le verifiche, correggere i compiti, aggiornarsi, a scuola e a casa. Che facciamo, signori politici, iniziamo a quantificare tutto ciò in termini di ore e salario? E sapete cosa significa insegnare nelle classi-pollaio che avete creato a furia di operare tagli all’istruzione? Finora abbiamo fatto tanto e chiesto cosi poco…

Amiamo la cultura e amiamo occuparci della formazione dei giovani, instradarli al Bello, il Buono e Il Giusto, svolgiamo un mestiere delicato per il quale si deve essere senz’altro portati perché animati dalla passione educativa ma soprattutto preparati, giacché l’insegnamento è arte e scienza. Si nasce e si diventa insegnanti. Con tanto sacrificio e merito.
Questa società premia l’apparire e non l’essere, valorizza la materia e non lo spirito; l’insegnante non è un modello da seguire per i giovani, è, casomai, un povero pazzo visionario squattrinato. Bene, sig. Renzi , si chiede mai cosa i ragazzi pensano della maggior parte di voi e della politica?
Iniziate a dare voi l’esempio : fateci eleggere, istruitevi, siate onesti e rispettate la democrazia e la costituzione.

Caro premier, se lei continua a disprezzare il dissenso con arroganza e a continuare con il ritornello della #voltabuona che cambiamo l’Italia con le riforme per farla uscire dalla palude della stagnazione – giustificando cosi ogni sua azione e denigrando la maggioranza che è contraria – lei distrugge il lavoro che noi facciamo quotidianamente in classe con i ragazzi e continua a toglierci autorevolezza. Lei rappresenta l’immagine delle nostre Istituzioni. Vede, noi dobbiamo insegnare allo studente un valore fondamentale: il rispetto. Mai lei non rispetta pubblicamente chi la pensa diversamente e “preferisce cambiare pur rischiando di sbagliare piuttosto che la paralisi”, e finge di non vedere l’80% del comparto scuola che le chiede il ritiro del DDL perché indignati.
E lei poi – con davvero poco onore – ricatta il Parlamento e i precari usando le assunzioni – minacciando di farle saltare – (e la maggior parte delle quali sono obbligatorie per sentenza europea) pur di far passare l’intero DDL.

Vede, una persona corretta, innanzitutto non avrebbe giocato con le vite dei precari parlando per mesi di 150.000 assunzioni senza “se” e senza “ma”, poi, ridotte a 100.000 e con molteplici “se” e “ma”. Lei, infatti, in questa riforma reazionaria, azzera i diritti acquisiti dai docenti tramite il punteggio, fa scegliere gli insegnanti dai presidi,in uno dei paesi più corrotti del mondo, in cui nepotismo e clientelismo muovono quotidianamente il meccanismo del sistema, e, in caso di giudizio negativo del preside-sindaco, l’uomo solo al comando che depotenzia l’organo sovrano della scuola, il collegio docenti, li spedisce in un albo regionale e non provinciale, in una vetrina-limbo in cui esibire pubblicamente i curricola e attendere con pazienza e speranza una chiamata di un altro DS che puo’ costringerti a una mobilità straordinaria e a insegnare materie “affini”, ossia di non specifica competenza!

Un lavoratore che perde il diritto alla titolarità della sede e viene condannata al nomadismo a vita e a rinunciare all’insegnamento delle materie di propria competenza, con contratto fermo dal 2009 e bloccato al 2018 e i cui strumenti di lavoro non saranno tanto il tablet e la lim bensì il telefono e il giornale per consultare gli annunci immobiliari, secondo lei vede migliorare la qualità della propria vita professionale e privata?
Ed è una buona scuola quella in cui – per ragioni di risparmio – un docente potrà insegnare materie di non sua competenza specifica, per le quali cioè non è in possesso di laurea e di abilitazione? E’ cosi che si migliora l’offerta formativa per gli studenti?
E in questa scuola – azienda gestita da un manager (ma la scuola non era democratica?) si prevede poi l’ingresso di finanziatori privati (ma la scuola non era pubblica?) con evidenti criticità incostituzionali: quali privati avranno interesse a investire in scuole di realtà territoriali e sociali disagiate? Nessuno.. E, il preside manager che decide il nuovo piano dell’offerta formativa triennale e il privato che sponsorizza la scuola, non lederanno la libertà d’insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione?
E gli sponsor che entreranno nelle scuole e il progetto dell’alternanza scuola-lavoro obbligatoria in estate per i ragazzi non li spingerà forse a diventare dei fedeli consumatori e docile manodopera a costo- zero obbligandoli a fare 400 ore di tirocinio?
Il lavoro va pagato, magari poco, ma va retribuito, perché è giusto ed educativo, in quanto insegna ai ragazzi il valore del sacrificio e del denaro.

Queste sono le condizioni imposte dal ddl che lei vuol obbligare a far approvare con una fretta sospetta, con il ricatto di far altrimenti saltare le assunzioni dei 100.000 precari.
Le assunzioni lei le deve fare….ci sono l’anno prossimo 50.000 cattedre vacanti, ci sono i docenti da stabilizzare per sentenza europea e ci sono 60.000 posti che prevedete di assegnare con concorso a cattedra nel 2016.
Lei vuole passare per colui che ha abolito magicamente il precariato e le graduatorie e ripristinato il vecchio concorso (si fidi, che un corso abilitante con valore concorsuale della durata di due anni, con dura selezione di ingresso, esami e tirocinio in itinere, esame di Stato finale, come era la “SISS” – Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario) è molto più formativo e selettivo di un concorso nozionistico. Chi è abilitato SISS non dovrebbe essere nelle GaE – che sono graduatorie per titoli, ma in quelle di merito. Ci sono dei diritti acquisiti, tutelati dalla legge. Le assunzioni non sono un biglietto della lotteria.

Riforma si, ma non cosi.

Le chiedo di ritirare e riscrivere con calma e con chi la scuola la conosce, la ama e la fa, il DDL, di stralciare le assunzioni, ma, ancor prima, visto che non ha sanato due gravi ingiustizie di evitare di commetterne un terza, approvando gli emendamenti dei seguenti commi e articoli: 5 e 10 art.8, 5 art. 9. Come il sottosegretario Faraone ama ripetere, lo Stato non è un ufficio di collocamento e pertanto assumerà sulla base della necessità. Infatti ,c’è scritto, in quei commi, che i cosiddetti “residuali” GaE, ossia coloro che lo Stato non potrà assumere il primo settembre 2015, perché inseriti in classi di concorso sovraffollate, dovranno sottoporsi a un nuovo concorso, giacchè le graduatorie verranno soppresse. Noi siamo risorse preziose e non fondi di bottiglia.
Si chiamano Graduatorie A Esaurimento perché devono essere esaurite: e, dunque, in un solo modo possibile. L’immissione in ruolo di tutti i presenti e aventi diritto. Non aspiranti, ma aventi diritto, sia bene chiaro questo, perche lo Stato con noi ha assunto un impegno molti anni fa che ha poi disatteso. Lei non solo ci fa nessun regalo assumendoci ma ci costringe anche a lottare per la nostra sopravvivenza. Se la necessità per il prossimo anno non dovesse assorbire tutta la graduatoria, questa non potra’ essere chiusa, finchè l’ultimo dei presenti, che un concorso lo ha già fatto e vinto, come tutti gli altri, non sarà stato assunto. E, inoltre, le ricordo che l’assunzione è a tempo indeterminato e che noi siamo gia stati selezionati tramite il concorso. Quell’anno di prova che da formativo diviene improvvisamente selettivo e che attribuisce al preside il potere e la facoltà di licenziare il docente neoassunto e senza obbligo di preavviso e senza dover aspettare la fine dell’anno scolastico, con una semplice valutazione negativa, è indecente (comma 5, art.9). E, tolga, per amor di Dio, l’art.21 – in base al quale vi riservate di avere deleghe in bianco a riforma approvata, per peggiorarla ulteriormente.

Di buono – per onestà intellettuale, salvo, come unica cosa all’interno del ddl, l’organico funzionale o dell’autonomia – che andrebbe ad affiancare quello di fatto, e che renderebbe possibile fare più assunzioni del necessario, dotare le scuole di un numero superiore di insegnanti spendibili per coprire le supplenze brevi e per occuparsi di progetti formativi sul territorio, quali possono essere, ad es., quelli per promuovere l’integrazione e la multiculturalità e contrastare la dispersione scolastica.
Emendate i commi che stroncano i docenti GaE (5e10art.8, 5art.9), stralciate le assunzioni con decretazione d’urgenza, elaborate un piano pluriennale per assorbire tutti i precari, ritirate il ddl della vergogna, mandate in pensione i docenti di quota 96 e aprite un tavolo di consultazione vera per fare una riforma della scuola seria e giusta (alla vostra attenzione c’è da tempo la LIP – Legge di Iniziativa Popolare sulla scuola – che continuate volutamente a ignorare).

Un ultima cosa: ascolti le “voci del bene”, quella sagge e autorevole del giudice Ferdinando Imposimato, quella competente del professor Tullio De mauro, dello scrittore Andrea Camilleri, del giornalista Franco Di Mare, della cantautrice impegnata Fiorella Mannoia, del giurista Stefano Rodotà e della prof.ssa e giornalista Marina Boscaino. Tutte persone per bene e capaci che le dicono e chiedono esattamente ciò che le ho scritto io. E un sentito ringraziamento da parte mia e dei membri del movimento “Gae in ruolo – non uno di meno” va anche agli esponenti del M5S, di Sel Gruppo Misto, persone perbene e politici degni e responsabili che hanno perorato subito la nostra causa e si battono con ardore contro questo DDL per il bene della scuola.

del Prof. Manlio