L’incredibile bagarre tra Roma Fa Schifo e ZeroCalcare. In cui tutti perdono

di Boris Sollazzo | 12/05/2015

ROMA FA SCHIFO VS ZEROCALCARE VS REPUBBLICA –

A Roma si ha una pessima abitudine. Sentirsi capitale. Direte voi, lo è. Ma qui ci si sente ancora al centro di un impero, si ha, dallo stadio Olimpico a Via dei Fori Imperiali, da Rebibbia a Via del Corso, la profonda convinzione che tutto ciò che è all’interno del Raccordo Anulare, sia capitale appunto. Di capitale importanza.

Potremmo definire quella romana come una società egocentrica e troppo spesso egoriferita: sport, spettacolo, politica. Tutte le strade portano a Roma. Ma Roma, da se stessa, non esce mai.

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Ecco, la polemica tra Zerocalcare e Roma Fa Schifo racchiude tutto ciò. E sta assumendo toni assurdi e incomprensibili, per chi ne é fuori. Lui è uno scrittore candidato al Premio Strega, un fumettista geniale capace di partorire graphic novel e strisce (sul suo blog) che useremo, in futuro, per raccontare una generazione fantasma e un’epoca. L’altro è un blog incattivito, ossessivo e a volte interessante per capire le buche, metaforiche e reali, da cui questa città rischia di essere inghiottita.
Lui è figlio di una sinistra alternativa, di una periferia attiva e vivace, ma anche di un’educazione di alto livello e centrale, anche urbanisticamente. L’altro, lo sfogatoio internet, è gestito da un libero professionista che è abile polemista e aizzatore degli istinti capitolini. I più bassi, di solito, ma non sempre.

A loro modo sono due massimalisti. Lui “alternativo”, l’altro maniaco dell’ordine con derive autoritarie.

Non si sopportano. Sinistra-destra, periferia-centro, libertario-autoritario. Troppe cose li dividono. Non dovrebbero, forse, neanche parlare l’uno dell’altro. Sono, in fondo, due soggetti ostinati e contrari rispetto all’altro, parlano due linguaggi differenti, hanno due pubblici inconciliabili tra loro.

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LA GUERRA TRA ZEROCALCARE E ROMA FA SCHIFO –

Ma la sola presenza nel dibattito pubblico dell’altro, fa uscire fuori di testa entrambi. Zerocalcare, ai tempi delle proteste contro l’orda salviniana a Roma, comparò il blog, per pericolosità, a Mafia Capitale. Un errore, ovviamente. Clamoroso, derivante dall’antipatia e proprio da quel linguaggio e dagli obiettivi di Roma Fa Schifo. Da lì iniziò una guerra culminata con la pubblicazione delle belle otto pagine “Zerocalcare nella città dei puffi” su Repubblica. Roma raccontata con gli ometti blu, per sottolinearne la ferocia che la percorre questa splendida città, nascosta nel mito del senso civico che è diventato voglia di linciare, spesso dietro una tastiera, chiunque sia diverso e possibilmente più sfortunato. Estirpare gli ultimi, invece di annichilire la pianta sempre fertile della povertà e del disagio. Nel suo modo dolce e ironico, a volte perfido e spesso potente, soprattutto nelle piccole cose, questo giovane autore spoglia la Capitale e la mostra nei suoi difetti, nel suo essere peggiorata laddove era forte, in quel popolo disincantato e generoso che resisteva al Potere come nei film di Magni e con Sordi, ora diventato invece cinico, egoista, tribale.

Ovvio, però, che in controluce quel pezzo sul “senso civico”, soprattutto nel raccontare i commenti su facebook di uomini e donne normali capaci di scrivere e pensare ogni nefandezza (e i fatti di Tor Sapienza, Tor Pignattara e non solo ci ricordano che poi quelle parole portano anche ai fatti), sia un attacco al supernemico supercattivo Roma Fa Schifo (parliamo di fumetti, usiamone anche l’epica a questo punto). Che di quel nucleo di cittadini onesti – perché pagano le tasse, forse, ma in cambio vorrebbero le teste di chi “sporca” la loro città – è il punto di riferimento.
E il blog, commentando queste tavole, perde la testa: stronca il fumetto e lo deride. E fin qui, diciamo, può farlo. E’ nel suo diritto. Poi per due battute del fumettista su bancarelle e adesivi (evidentemente funzionali alla narrazione), che citano battaglie “mitiche” di RFS, quest’ultimo perde il senso della misura e parla di appoggio dell’artista ad attività che nascondono eco-mafie e criminalità organizzata. A leggere le strisce di ZC è evidente che quelle battute non sono giustificative ma, se proprio bisogna criticarle, un momento di benaltrismo di sinistra e forse il passaggio meno brillante e più “facile” della storia in questione.

LA DIFFIDA DI REPUBBLICA –

Qui, però, succede il meglio. Repubblica, attaccata dal blog per via della pubblicazione di un fumetto di tal fatta, dopo anni decide che il Gruppo Espresso non vuole più essere “depredato” da questo sito. Fa partire una diffida (che diffida il diffidato dal mostrare in Rete la diffida: lo sappiamo, fa ridere, ma è così). Lo fa in base alla difesa del diritto d’autore. E questo, obiettivamente, fa parecchio ridere. Perché reagisce in difesa di Zerocalcare, da sempre punto di riferimento di chi considera il diritto d’autore una barriera fascista alla libera circolazione della cultura. Perché non è male che chi si è alzato contro leggi bavaglio oggi voglia censurare qualcun altro. E infine lo fa dopo una vita che usa il web – e anche Roma Fa Schifo, va detto – come luogo in cui appropriarsi di contenuti non propri, a volte addirittura marchiandoli con il proprio logo. Senza chiedere scusa e neanche il permesso (non è sola: ricordate il Corsera con il libro su Charlie Hebdo che scippò decine di fumettisti dei loro lavori per stamparli, anche male peraltro?).

UNA SCONFITTA DI TUTTI –

Repubblica, qui più zerocalcarista di Zerocalcare, fa una figuraccia. E però tutto quest’avvenimento, poco interessante per chiunque viva oltre Valmontone, ci dice molte cose. Che un autore di fumetti così intelligente e dotato dovrebbe preoccuparsi di altro che di un blog. E se lo fa, criticandone toni e contenuti, dovrebbe tenere a bada anche gli squadristi di sinistra dei social che bastonano e linciano chiunque vada contro la verità rivelata dalla sinistra illuminata e radicale. Quella verità che spesso, tra le righe dei suoi lavori, anche lui trova ottusa e scomoda. E che questi sinistri aggressori su twitter e facebook hanno le stesse strategie dialettiche di Roma Fa Schifo, se non addirittura più violente e organizzate. E sono proprio quelli che lo adorano, spesso, e che gli siedono molto vicino. Magari capita che finiscano anche nei suoi disegni.
Nel frattempo Roma Fa Schifo potrebbe combattere alcune battaglie giuste senza l’ossessione razzista e a volte violenta dei propri lettori (che lì trovano terreno fertile). Per spegnere un piccolo incendio, potrebbe finire per provocare una strage. Potrebbe mandare in fumo valori e tessuto sociale. Cavalcare il peggio, è pericoloso. Per chi è in sella, per chi viene travolto da esso, persino per il cavallo.
Repubblica, infine, sia un po’ più coerente con se stessa. Ma, a naso, quest’ultima cosa è la più difficile che si realizzi.