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10 consigli per trovare lavoro. Tutto quello che non hanno mai avuto il coraggio di dirvi

COME TROVARE UN LAVORO E FARSI ASSUMERE –

Trovare un lavoro, ormai, è più difficile che scovare un filone d’oro non esaurito in Klondike. Non c’è Jobs Act che tenga, cunei fiscali che aprano certe porte: la verità è che l’Italia è una repubblica fondata sullo sfruttamento del lavoro. Perché al di là di un governo più o meno illuminato, da noi l’imprenditoria considera il guadagno non direttamente dipendente dalla moltiplicazione dei profitti ma piuttosto dalla sottrazione dei diritti dei propri sottoposti. La matematica del disoccupato, del precario e dello sfruttato lavora sempre su un numero vicino allo zero. Zero diritti, zero salario, zero realizzazione, zero assoluto (nel senso che è meglio cantare male che trovarsi un lavoro di questi tempi).

Manifestazione Cgil "Il lavoro prima di tutto!"

Cosa fare, quindi? Alcuni rinunciano, altri cambiano nazione e continente, altri ancora colonizzano casa di mamma e papà fino a far pagare loro un affitto, altri hanno idee geniali che diventano start up (un tempo si diceva chiringuito in Costa Rica), ma c’è chi è ancora fuori moda da volere essere stipendiato, da avere un orario fisso e magari persino un cartellino. O almeno un tetto sul proprio pc che non sia il proprio o un cantiere o un negozio o un ristorante o una redazione o qualsiasi altra cosa che li faccia pensare di avere un’occupazione retribuita. Chiamateli tradizionalisti, conservatori, regazzini, pure bamboccioni che non sanno sacrificarsi, che so, a pagare per lavorare. Ma loro hanno questa utopia, questo sogno. E chi siamo noi per infrangerlo? E allora eccovi dieci consigli, piuttosto spregiudicati, per trovare lavoro. Perché in un’Italia in cui tutto va al contrario, anche la furbizia deve andare contromano. Cambiate verso!

1. Avete un curriculum di dieci pagine? Avete due lauree, tre master e tutto, magari, conseguito presuntuosamente a pieni voti? Avete esperienza con i massimi esperti del settore in cui siete specializzati, magari avete avuto l’ardire, persino, di fare delle pubblicazioni in merito? Dimenticate tutto: al massimo ammettete di essere iscritto a un albo, se l’esercizio della vostra professione lo pretende a norma di legge. Tutto il resto non è mai successo. Voi non avete mai studiato, quando avete lavorato eravate sempre l’ultima ruota del carro, i massimi esperti del settore sono gli sconosciuti con cui state facendo il colloquio. E il giorno prima quei bei libri che avete pubblicato e per cui tutti vi hanno fatto i complimenti, li avete bruciati. Tutti, originale compreso. E avete ucciso chi l’aveva comprati. Ricordate, nessun testimone. Fatelo diventare, quel curriculum, di un paio di cartelle al massimo: nessun buco temporale (altrimenti pensano che sei fallato), è gradita come esperienza il lavoro minorile, sottopagato, con contratti controfirmati da Cofferati e stage gratuiti.

2. Nel colloquio, sorridete. Ma non troppo. In quel momento si gioca tutto il vostro futuro: dovete mostrarvi sereni e determinati, dolci ma risoluti, competenti ma non saccenti, ironici ma non buffoni, eleganti ma non pinguini, onesti ma non fessi, di carattere ma non troppo, coscienti dei propri diritti ma pronti a ignorarli. Praticamente prendetela come la prima volta che uscite con Natalie Portman: è un miracolo che siate là, ci sono diversi milioni di persone che vorrebbero essere al vostro posto, sostanzialmente siete disposti a tutto pur di compiacerla ma sapete che esagerando non andrete oltre il contorno. Se saprete essere tutto e il contrario di tutto, se saprete farvi rispettare facendo sentire un monarca illuminato e infallibile il vostro interlocutore (sì, il lecchinaggio ben fatto è un sempreverde: ricordate, il capo è una divinità minore, bizzosa ma comunque onnipotente), forse avrete un salario al limite della sopravvivenza, qualche giorno di vacanza e persino il sabato libero. Negli anni dispari, ovvio.

3. Non preoccupatevi. Come diceva Kennedy, non pensate cosa il paese può fare per voi. Pensate a cosa voi potete fare per il paese. E per il vostro posto di lavoro. Temete di non essere abbastanza considerati nell’inquadramento delle vostre competenze? Lo capite da soli, già l’espressione è pedante. Inquadramento, competenze, diritti sono parole antiche, sorpassate. Siate come un bel soprammobile: dove vi mettono, state. Come un animale domestico: sempre presente e a disposizione, ma non sporcate. Come un elettrodomestico: avete mai visto una casalinga gratificare un’aspirapolvere? La nuova frontiera è smettere di essere soggetti e diventare oggetti.

4. Non siate ossessionati da impegni scritti, contributi previdenziali, assicurazioni mediche.
C’è un contratto per ognuno di voi, tranquilli. No, non nel senso che possiamo ambire al mito sovietico della “disoccupazione zero”, ma che per ogni vessazione, tranquilli, da Amato a Renzi, c’è stato chi ha normato in modo che il vostro sfruttamento sia legale. Di solito sono acronimi sillabati, perché il Potere è sempre gentile, ha piacere di farvi sentire importanti mentre vi gabba: Co.Co.Pro., Co.co.co. (questo fa anche ridere, per quando siete depressi), ma anche con parole inglesi (job on call, job sharing: lo sappiamo, sembrano categorie di youporn, ma in fondo lavorare in Italia non è una gang bang in cui voi siete la vittima?) o ancora vi comparano a fonti di energia primaria definendovi “a somministrazione” oppure vi blandiscono con un pomposo “a progetto”. Anche quando proprio devono essere spiacevoli, vi accarezzano con aggettivi come “occasionale” o “accessorio”. Voi siatene grati e ringraziate che ancora sprecano della carta per farvi sentire utili alla società.

5. Ricordate, l’università vi è servita per fare l’Erasmus, per limonare forte con belle coetanee (o, se avete avuto fortuna, con avvenenti assistenti che vi hanno permesso di non studiare per un esame), per ritardare il momento in cui mamma e papà potevano finalmente godersi la vecchiaia. Sì, lo so, avete studiato. Pure molto. E bene. Sapete tanto. Potete cambiare il mondo. Sì, forse un altro. Appena terraformiamo Marte, vi chiamiamo. Ora però, voi archeologi, biologi marini, fisici nucleari e quantistici, ingegneri aerospaziali e linguisti semitici e filologi ebraici, specializzati in aramaico antico, smettetela di menarcela con frasi tipo “ho preso 110 e lode”, “sono uno dei primi tre nel mondo ad aver tradotto questa stele” o “Marie Curie me spiccia casa”. C’è quel contratto di tre mesi come assistente archivista nel comune di Pizzighettone che vi aspetta. Ovviamente i primi 75 giorni sono di prova e a rimborso spese. E non c’è nessuna facilitazione per vitto e alloggio. Bamboccioni, viziati, choosy! Non vi lamentate, ringraziate piuttosto, sennò vi mandiamo a fare i volontari all’Expo: allo stand turco, ma costringendovi a mangiare in quello giapponese.

6. Vostro padre vi ha aiutato a scrivere il curriculum. Male. Lui vi ha consigliato di esagerare nel descrivere competenze ed esperienze. Magari vi ha anche consigliato di portare lettere di referenze e ha chiamato quel suo amico per far sì che vi attribuisse un’esperienza da dirigente in quella piccola azienda in cui non avete mai lavorato. Bene, ringraziate papà e cambiate la password del pc: overqualified è una parolaccia. E’ come quando una donna dice di un uomo “è troppo buono” (o viceversa). Sembra un complimento, ma lo sta già tradendo. Basso profilo. Rasoterra. Il capo lo sa che ne sapete il triplo di lui, che mentre lui era a fare pratiche al ministero voi eravate sul campo a salvare il mondo. Per questo adora farti sentire uno stupido. E lo può fare! Un tempo no, c’era quello Statuto dei Lavoratori così ingombrante a impedirglielo. Ma ora può! E voi siete stati assunti per due motivi: fare il vostro e il suo lavoro e far sì che tutti i meriti vadano a lui. A proposito quell’idea geniale con cui siete riusciti a far raddoppiare i guadagni della vostra azienda, non è vostra. Lo so, ci sono mail, chiacchierate, testimoni, persino una registrazione audio e video che la trovata geniale l’avete avuta voi. Ma se volete un aumento di 100 euro lordi e i buoni pasto, convincete voi stessi e lui che quella sera vi ha illuminato con il suo acume, risolvendo tutto.

7. Non andate all’ufficio di collocamento, ma all’anagrafe. Cambiate cognome, ma con intelligenza: Maddalena Renzi, Boris Delrio, Marco Boschi sono troppo sfacciati. E, ve lo dico, non possono essere vostri zii o genitori, la rottamazione politica ci ha rovinato anche in questo. Non millantate esperienze professionali e qualità lavorative uniche, ma, come si faceva un tempo, va bene anche un parente illustre. Politico, possibilmente, ma va bene anche calciatore, tronista o concorrente del Grande Fratello. Nella società dello spettacolo, il fatto di poter regalare al proprio capo un selfie con Totti potrebbe essere meglio di una telefonata con il premier. Che si sa che Matteo neanche i renziani della prima ora gratifica.

Roma, a Porta Metronia mega murales di Totti

8. Non fatevi sedurre dai social. Il fatto che la gente vi contatti perché ha letto un vostro status su Facebook è LEGGENDA. Il fatto che vi licenzino perché avete infamato il capoufficio su Twitter è SENTENZA. Se proprio non ne potete fare a meno, usate uno pseudonimo. O il nome del vostro superiore, così magari lo licenziano.

9. Dimostratevi totalmente asessuati, tipo organismi unicellulari, piante. Se vi definiscono squali, non è un complimento al vostro cinismo. Non sempre almeno. Se siete donne, è un segnale d’allarme: lo squalo femmina, in natura, non ha bisogno del maschio per riprodursi. E sapete bene quanto sia difficile trovare lavoro, per una donna, in età da marito e riproduttiva. Fingetevi single – al capo più laido potrebbe far venire anche l’idea di promuovervi sperando in un ringraziamento in natura (mai concederlo, però, le amanti e i toy-boy, nel medio termine, vengono cacciati con ignominia perché pericolosi e ingombranti) -, nascondete il fidanzato. Se vi accompagna, che si fermi mezzo chilometro prima dello stabile in cui lavorate. Se vi chiedono chi sia quel ragazzo piacente che vi sorrideva quel sabato pomeriggio a Via del Corso, dite che stavate facendo volontariato. Se vi chiedono quando avete intenzione di sposarvi o fare figli, rispondete che il giorno in cui lo farete, sarete come Kate Middleton: in giro fino a tre giorni prima, fuori e attiva dopo mezza giornata dal parto. E voi uomini che vi ridete? Ora anche voi avrete la paternità, rischiate seriamente. Ma non approfittate del fatto che dobbiate celare in pubblico moglie e figli per corteggiare le colleghe: peggio dell’essere impegnati è “inguaiare” chi lavora nella stessa azienda. Così, come dice il detto, si perderebbero due piccioni con una fava. Ah, non era proprio così il proverbio?

10. Semmai – lo sappiamo è un’ipotesi di scuola – vi sottopongano un contratto, non portatelo al sindacato. Ai sindacalisti interessano solo i lavoratori con contratto a tempo indeterminato e i diritti acquisiti: una realtà che voi vivrete solo nei vostri sogni più erotici. Vi consigliamo, se proprio dovete, di farlo esaminare a un avvocato e a un commercialista. Di quelli bravi. Tanto alla fine del vostro rapporto professionale, saranno loro a salvarvi. Forse.

Speriamo di esservi stati utili. E vi lasciamo con l’arma segreta: non chiedete mai che lavoro farete, accettatelo e basta.

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