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Chi va in Champions League (e come) se un’italiana vince l’Europa League

CHI VINCE L’EUROPA LEAGUE 2014/2015 ANDRA’ AI GIRONI DELLA CHAMPIONS LEAGUE 2015/2016 – 

Eravamo così impreparati all’idea che ben tre squadre di club italiane arrivassero alle fasi finali delle coppe europee che ora tutti siamo ostaggi dei regolamenti Uefa, delle parole dello svizzero Gianni Infantino, segretario generale dell’Uefa stessa, delle improvvisazioni di ogni opinionista e cronista che ci offra una teoria sulla quantità (e la qualità) delle qualificazioni in Champions League delle italiane nell’eventualità che siano Fiorentina o Napoli ad arrivare a Varsavia e alzare la coppa ideata e disegnata dallo scultore Silvio Gazzaniga e cesellata dai laboratori Bertoni di Milano nel 1972. Chi alzerà quei 15 kg d’argento che posano su una base di marmo giallo e vincerà questa edizione dell’ex Coppa Uefa che dal 2009 si chiama Uefa Europa League, avrà il diritto ad accedere, per la prima volta nella storia della competizione, alla Champions League.

Già.

Ma tutti si chiedono: la trionfatrice andrà ai gironi oppure ai “terribili” preliminari che solo tra le italiane hanno spento i sogni, negli anni, di Inter, Udinese e Napoli (ma che furono la prima tappa dell’ultimo successo del Milan)?

Qui in Italia, ne abbiamo sentite di tutti i colori. Perché ovviamente tutti sperano in una vittoria viola o azzurra perché si possa avere, magari, una squadra in più nell’Europa che conta. Proviamo, quindi a rispondere a tutte le domande che finora hanno ricevuto troppe risposte. E quasi tutte sbagliate.

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Se Napoli e Fiorentina vincessero ma non arrivassero tra le prime tre, le italiane in Champions sarebbero quattro?

Sì, sarebbero quattro.

Se Napoli e Fiorentina vincessero ma non arrivassero tra le prime tre, avrebbero diritto ad andare direttamente ai gironi della Champions 2015/2016?

Sì. Al 100%.
La regola dice che se a vincere la Champions League 2014/2015 è una squadra che già ha conseguito la qualificazione diretta alla competizione, lo slot della detentrice del trofeo, automaticamente ammessa ai gironi, passa a chi vince l’Europa League, altrimenti destinata ai preliminari. Per intenderci, se il Borussia Dortmund fosse arrivato a Berlino e avesse vinto, il vincitore di Varsavia avrebbe dovuto affrontare il turno di qualificazione ai gironi. Perché allora siamo sicuri che la vincitrice dell’Europa League andrà ai gironi? Semplice: Juventus e Bayern Monaco hanno già vinto lo scudetto aritmeticamente, quindi rientrano pienamente in questa casistica. Barcellona e Real Madrid sono ancora in lotta per il primo posto nella Liga, ma avendo la Spagna diritto a qualificare le prime tre senza passare per la gogna dei preliminari, in quanto nazione con più alto coefficiente complessivo Uefa, sono anch’esse già certe della loro presenza nei gironi della prossima edizione del trofeo. Il Valencia e il Siviglia, infatti, ora hanno solo una piccola possibilità di raggiungere la terza, l’Atletico Madrid, da cui distano, rispettivamente, quattro e sette punti.

La vittoria di una delle quattro semifinaliste farà sì che aumenterà di un’unità le presenze delle rappresentative di club del loro paese nella Champions League 2015/2016?

Sì.
Ma solo se Siviglia, Fiorentina e Napoli, e infine il Dnipro finissero fuori dalle prime quattro (la prima), dalle prime tre (la seconda e la terza) e dalle prime due (l’ultima) nei loro campionati nazionali. Il Siviglia, dunque, in caso di vittoria della UEL, sarebbe addirittura la quinta compagine iberica nella Champions League 2015/2016, la quarta che accederebbe direttamente ai gironi. A meno che con un grande recupero non superasse il team allenato dall’argentino Diego Simeone e quello agli ordini del portoghese Nuno Espirito Santo. Se invece ne sorpassasse anche una sola, non ci sarebbero squadre al preliminare.
Stessa eventualità, ovviamente, si profilerebbe in Italia: Napoli e Fiorentina, se fuori dalle prime tre (l’Italia, pur con il recupero di quest’anno nel ranking europeo mantiene il diritto a mandare solo le prime due della serie A e i gironi e la terza al preliminare), farebbero aumentare di una unità il plotone tricolore nella coppa più importante. A meno che non rientrassero, alla fine della stagione, nelle prime tre.
Se addirittura gli azzurri dovessero arrivare secondi (per i viola non è più possibile), non cambierebbe assolutamente nulla. Prima e seconda ai gironi, terza ai preliminari. Così come per il Siviglia, se miracolosamente dovesse arrivare terzo. Tre spagnole ai gironi, la quarta ai preliminari.
Inutile dire che ciò vale anche per il Dnipro, attualmente secondo e che quindi dovrebbe andare ai preliminari per la posizione che ha in classifica nel campionato ucraino. Nel caso lo Shakhtar lo risuperasse (ha solo due punti di ritardo) e la compagine allenata da Myron Markevyč trionfasse a Varsavia l’Ucraina avrebbe tre squadre in Champions League. La prima e il Dnipro ai gironi, lo Shakhtar ai preliminari. Altrimenti, rimanendo seconda, niente da fare per la rappresentativa di Donetsk.

E’ vero che con Napoli o Fiorentina vincitrici dell’ex Coppa Uefa, la terza della serie A andrebbe in Europa League?

Assolutamente no. I posti a cui l’Italia ha diritto, per la CL, sono tre, da affidare alle prime tre della serie A. Nulla può togliere alla terza il diritto di accedere ai preliminari. Semmai, nel caso in cui Fiorentina o Napoli dovessero salire sul podio del campionato italiano, non ci sarebbero italiane al preliminare. E ci sarebbe un turno in più nei preliminari di CL del prossimo anno, potendo salire, dalle partite di agosto una squadra in più (sarebbe libero lo slot della vincitrice di Berlino come di quella di Varsavia). Ne guadagnerebbe un’europea a caso, insomma.

E’ vero che un’eventuale vittoria a Varsavia aprirebbe la possibilità alla settima classificata in serie A di andare in Europa League?

No, il plotone totale, per quanto riguarda l’Italia, tra qualificate a UCL e UEL, deve ammontare a sei. Prima e seconda ai gironi di Champions, terza ai preliminari, quarta e quinta in Europa League. A cui si aggiunge la vincitrice della Coppa Italia. Ma dopo l’ultima giornata, è matematicamente certo che le finaliste del trofeo nazionale arriveranno prima (la Juventus) e almeno sesta (la Lazio, visto che il Genoa perdendo a Roma non può più raggiungerla neanche vincendole tutte con la contemporanea e totale debacle biancazzurra): quindi si apre la possibilità per la sesta in classifica di andare nell’ex Coppa Uefa. Punto. Solo nel caso Fiorentina o Napoli vincenti in Europa League arrivassero settimi o peggio (ancora possibile aritmeticamente), ci sarebbero sette italiane in Europa. Quattro in CL, tre in EL. Ma in ogni caso il settimo posto non porterebbe in Europa.

In merito a quest’ultimo punto, ci sono state dichiarazioni contrastanti. Infantino ha dichiarato in merito che questa sarebbe l’unica eccezione che permetterebbe all’Italia di portare una squadra in più in Europa rispetto alle sei stabilite, mentre le squadre coinvolte, in via informale fanno sapere che secondo le loro fonti mai possono essere più di sei. C’è una regola che dà ragione a Infantino e risposte dell’ufficio stampa Uefa risalenti ad aprile che stabiliscono, nel caso, un 4+2 (quattro in Champions, due in EL). A tagliare la testa al toro arriva il collega Fulvio Santucci che chiedendo un double check all’Uefa scopre che, in effetti, in quest’unico caso le squadre italiane sarebbero sette (come potete leggere qui sotto).

LetteraSantucciUefa

Il ranking Uefa dei singoli club conta al fine di stabilire questi casi particolari?

No. Seppur l’indicazione di Platini all’inizio fosse quella (e quindi, per dire, il Napoli che ha un ranking Uefa migliore di Lazio e Roma poteva costringerle al preliminare pur se seconda o terza), le successive riunioni e decisioni hanno stabilito che i diritti acquisiti con i risultati nei campionati nazionali sono intoccabili. All’Uefa, con il ranking per nazioni, rimane il diritto di decidere quante squadre ogni nazione possa mandare nelle coppe europee. Quali, spetta alle federazioni nazionali, seguendo norme compatibili al regolamento Uefa, ovvio.