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Onu: lo scandalo dei peacekeeper accusati di violenza sessuale sui minori

Un nuovo scandalo colpisce i peacekeeper che operano in Africa sotto la bandiera dell’ONU, accusati ancora una volta di violenze sessuali sui minori.

Il Presidente Hollande in visita al contingente francese a Bangui
Il Presidente Hollande in visita al contingente francese a Bangui

SOTTO INDAGINE È FINITO L’ACCUSATORE –

Lo scandalo è scoppiato dopo la sospensione di Anders Kompass, uno svedese che lavora per l’ONU nel campo degli aiuti da decenni e che dall’ONU è stato sospeso per aver passato alle autorità francesi dei documenti su una «indagine in corso» riguardante alcuni soldati francesi. Solo che Kompass non è stato motivato dall’intenzione di sabotare l’inchiesta, ma al contrario dal desiderio di smuoverla dopo che la presentazione all’ONU del rapporto nell’estate scorsa non ha sortito alcun effetto.

UN RAPPORTO «RIVOLTANTE » –

Le informazioni, un rapporto stilato dallo stesso Kompass, documentano episodi di sfruttamento sessuale che hanno visto protagonisti alcuni militari francesi di stanza in Repubblica Centrafricana, che avrebbero abusato di alcuni ragazzini locali dai 9 anni d’età in su. Ora Kompass è indagato dall’UN office for internal oversight service (OIOS) e rischia il licenziamento dopo 30 anni di servizio per l’ONU, mentre a carico dei soldati accusati non sembra sia ancora stata elevata alcuna sanzione e nemmeno un’imputazione.

GLI STUPRI DEI MILITARI FRANCESI –

I francesi sono intervenuti in Repubblica Centrafricana nel 2013, dopo che un golpe ha cacciato il dittatore Bozizé, insieme a un contingente internazionale sotto mandato ONU. La Francia, antico referente coloniale, era però presente nel paese fin da subito e porta evidenti responsabilità nella pulizia etnica esplosa in quel territorio. Nella storia del paese mai, prima dell’influenza transalpina, vi sono state manifestazioni di odio settario. I francesi hanno fatto la guardia ai campi per profughi musulmani e qui pare che si siano consumati gli abusi, con i soldati francesi che avrebbero violentato i bambini (e probabilmente non solo loro) che andavano loro a chiedere il cibo in cambio del proverbiale tozzo di pane.

LE REAZIONI ALLA DENUNCIA –

Ora più d’uno chiede un’indagine indipendente su questa denuncia e chiede che il rapporto confidenziale «Sexual Abuse on Children by International Armed Forces», che dettaglia lo stupro e la sodomizzazione dei profughi ragazzini nel centro profughi sorto nei pressi dell’aeroporto di Bangui, dal contenuto che molti hanno definito «rivoltante», sia affrontato da una commissione che abbia pieni poteri d’indagine e anche quello di erogare sanzioni severe nei confronti dei responsabili.

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L’ONU NON IMPARA –

Non è la prima volta che l’ONU si trova coinvolta in scandali del genere e sembra che non abbia ancora imparato ad affrontarli con trasparenza e responsabilità, come se i casi in Congo, Kosovo e Bosnia, quelli ufficialmente riconosciuti e sanzionati, avessero insegnato meno delle occasioni nelle quali l’inazione dell’ONU e dei paesi interessati (come ad Haiti, in Burundi e Liberia) ha permesso a pedofili e stupratori in divisa di cavarsela con l’impunità. Il ministero della Difesa francese nel frattempo ha fatto sapere di aver aperto un’inchiesta, ma dalle dichiarazioni francesi pare che Parigi sia interessata a indagare solo su 10 dei casi indicati nel rapporto e non sul fenomeno più ampio che gli investigatori hanno documentato attraverso quei casi.