Naspi, come funzionano i nuovi ammortizzatori sociali

di Tommaso Caldarelli | 29/04/2015

lavoro rovina la coppia

Naspi, dal primo maggio i nuovi ammortizzatori sociali: il sostegno sociale universale previsto dal governo nei decreti attuativi del Jobs Act che va a sostituire i precedenti strumenti di solidarietà sociale, la Aspi e la Mini-Aspi previste dalla Legge Fornero. Dal primo maggio entrerà in vigore il sostegno sociale universale introdotto dal governo di Matteo Renzi: le polemiche e i calcoli già non mancano.

NASPI, QUANDO ENTRA IN VIGORE E COME FUNZIONA

Della Naspi abbiamo già parlato, evidenziando come sarà a disposizione, secondo le intenzioni dell’esecutivo, di una platea molto ampia di lavoratori discontinui e precari.

Si chiamerà Naspi e interesserà una platea pari ad un milione e 200/300mila precari per i quali l’esecutivo è intenzionato a stanziare nella legge di Stabilità un miliardo e mezzo di euro, già spendibili nel 2015, prima ancora che il Jobs Act entri a regime, nel 2016, spazzando via quasi tutti gli ammortizzatori sociali esistenti (tenendo in vista solo la cassa integrazione per crisi congiunturali o strutturali recuperabili).

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Rimangono esclusi dal beneficio sociale i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e gli operai agricoli, sia a tempo determinato che indeterminato; Forex Info riassume i requisiti di partecipazione alla Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego.

  • Stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1 , comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n .181, e successive modificazioni
  • Il lavoratore deve poter far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione
  •  Il lavoratore deve poter far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

La durata massima prevista della Naspi è “pari alla metà delle settimane coperte da contribuzione nei quattro anni precedenti il giorno di perdita del lavoro”, e quindi potrà arrivare “a un massimo di 24 mesi per chi ha lavorato negli ultimi 4 anni”, massimale ridotto a 18 mesi a partire dalla data del primo gennaio 2017.

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NASPI, QUANTO SI PRENDE

Quanto sarà l’importo garantito dalla Naspi? Lo spiega Rassegna Sindacale online.

La Naspi va rapportata alla retribuzione media mensile che si ottiene considerando gli imponibili previdenziali degli ultimi quattro anni. Il totale va diviso per le settimane di contribuzione e il risultato va moltiplicato per 4,33 (per rapportarlo a mese).

Vi sono poi delle modulazioni.

Laddove la retribuzione media mensile sia pari o inferiore a 1.195 euro (valore 2015 e annualmente rivalutabile), l’indennità sarà il 75% dell’importo. Nei casi in cui la retribuzione mensile media degli ultimi quattro anni è superiore a 1.195 euro, la Naspi sarà pari al 75% di 1.195 euro, aumentato del 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e 1.195 euro

In ogni caso l’importo non potrà mai eccedere i 1300 euro al mese, ed è previsto un meccanismo di riduzione progressiva: ” La Naspi viene ridotta del 3 per cento al mese, a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione”, spiega ancora Rassegna Sindacale. Inoltre, se il lavoratore preferisce, il sostegno potrà essere erogato in unica soluzione, o si potrà chiedere il residuo nel caso si abbiano già percepito alcune mensilità, come incentivo per l’autoimprenditorialità, per aprire dunque una startup o una nuova attività commerciale.

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NASPI INPS, COME CHIEDERLA

Regole chiare anche per la contribuzione figurativa.

I periodi di percezione della Naspi sono coperti da contribuzione figurativa sulla base della retribuzione imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni utili, entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi (pari a 1.820 euro per il 2015).

Come si farà ad accedere al nuovo strumento di sostegno sociale? Sarà necessario inviare attraverso patronati del lavoro o Centri di Assistenza Fiscale la richiesta d’accesso “in via telematica entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro”. Presentata la domanda, l’Inps provvederà a fornire la prestazione a decorrere “dall’ottavo giorno successivo alla cessazione del rapporto di lavoro o dal primo giorno successivo alla data di inoltro della domanda”. Sul suo sito ufficiale, comunque, l’Inps parla ancora di Aspi – il precedente regime, relativo alla riforma Fornero.

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NASPI, I PROBLEMI

Secondo Repubblica in edicola ieri, però, la Naspi andrebbe a penalizzare curiosamente i lavoratori stagionali e discontinui, e in generale chi ha un impiego frammentato. Perché?

Perché i periodi di sussidio già ricevuto si sottraggono, lo dice l’articolo 5 del decreto sugli ammortizzatori. Se ho lavorato sei mesi ogni anno per due anni e incassato l’Aspi negli altri sei, con la Naspi ne riceverò tre di mesi, al termine del terzo anno: 18 mesi complessivi di lavoro danno diritto a 9 mesi di Naspi di cui però già 6 goduti in precedenza. (…) Certo più generosa dell’Aspi, ma con questo limite per i precari. Che si aggiunge agli altri due: importo e contributi.

Oltre a questi problemi avevamo sottolineato anche le perplessità sulla copertura economica: i soldi per la Naspi, infatti, sono gli stessi messi a disposizione in precedenza per altre forme di sostegno sociale al reddito.

La somma non basta a coprire il sostegno a tutti i precari licenziati. «È l’equivalente di un’indennità di 700 euro al mese lordi per un anno a 178.571 persone. Non basta», ha detto Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e deputato Pd. Carlo Dell’Aringa, onorevole Pd ed ex sottosegretario al Lavoro, dichiara: «Se si vogliono tutelare anche le partite Iva a monocommittenza… quelle sono tantissime, i soldi non basterebbero».