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Come funziona la truffa dei finti fidanzati per signore ricche

Adescavano donne facoltose online, e dopo aver instaurato una romantica amicizia, i truffatori chiedevano soldi alle vittime. Il profilo di un latin lover nostrano, tale Teddy Paolo, ha permesso agli investigatori di tutto il mondo di scoprire un giro di frodi ben più esteso.

L’OPERAZIONE “NIGERIAN DROPS” – Nome in codice “Nigerian Drops”, perché i truffatori prosciugavano i conti delle vittime goccia dopo goccia, dissolvendo il danaro in tanti piccoli rivoli. Una vera e propria associazione a delinquere, secondo Europol e Guardia di Finanza, specializzata in riciclaggio e frodi informatiche, gestita da nigeriani, ma con sede proprio in Italia.

IL BLITZ – Il caso di Teddy Paolo aveva permesso ai militari della Guardia di Finanza di raggiungere l’ultimo ramo di un albero dalle radici profondissime. Martedì mattina il Nucleo di Polizia Tributaria della GdF di Torino ha eseguito 10 ordinanze di custodia cautelare, di cui 9 arresti, 20 indagati e 32 perquisizioni in Piemonte, Veneto, Lombardia e Campania.

LE AZIENDE – Dalle indagini è emerso come le truffe non fossero solo ai danni di signore di mezza età in cerca di compania, ma decine di aziende venivano derubate con frequenza e metodo. Per farlo, veniva violata la corrispondenza delle aziende con metodi di fishing o brute force, per dirottare i pagamenti dai conti aziendali a profili privati. Nel giro, il capoluogo piemontese aveva un ruolo importante: «qui stava la centrale della ripulitura del denaro, qui si coordinava il giro dei riciclatori», spiega alla Stampa il tenente colonnello della Guardia di Finanza Ivan Bixio. «I soldi arrivavano su banche, conti postali e money transfer italiani». Proventi riciclati che avevano superato i due milioni e mezzo di euro.

COSA FARE IN CASO DI TRUFFA – Essere vittima di un raggiro è più frequente di quanto si pensi. Paolo Dal Checco, informatico forense, ha spiegato alla Stampa come fare in caso di truffa: «Se se ne accorgono in tempo c’è speranza di bloccare ancora il conto su cui è stato fatto il primo trasferimento, proprio perché i muli erodono i soldi poco a poco». Dipende molto da quanto la banca estera è collaborativa. «Con alcuni istituti in Paesi dell’Est non è facile dialogare». Per questo il suggerimento è di verificare sempre con una telefonata movimenti bancari sospetti, come anche un semplice cambio di Iban dell’azienda. «Tra l’altro – spiega La Stampa – i truffatori a volte sono così scaltri da mandare prima delle mail preparatorie, continuando una conversazione avuta in precedenza dalla vittima con gli interlocutori originari, in modo da non insospettire».

Photocredit copertina: Ansa