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Expo 2015, le “ombre” a tre giorni dal via

A tre giorni dal via, per l’Expo è una corsa in extremis per ultimare i lavori. Dal premier Matteo Renzi al commissario Giuseppe Sala, i proclami ottimistici non sono mancati: anche Turchia e Russia, tra i padiglioni più a rischio, assicurano che per l’inaugurazione sarà tutto pronto. Così come il Padiglione Italia. In ritardo, quello del Nepal, ma gli operai sono stati autorizzati a rientrare nel proprio Paese dopo le notizie tragiche del terremoto.

Al di là di elogi ed autocelebrazioni, le ombre non mancano. A partire dalla denuncia del “Corriere della Sera” sul “varco abusivo” dal quale entrerebbero i lavoratori irregolari all’alba, dalle 6 alle 7. Intervistato da Rtl 102.5, Sala ha replicato a dir poco irritato: «Se sarà così ne risponderemo ma ogni tanto si perde il senso della misura», si è difeso. Per poi aggiungere: 

«Sono quanto più amareggiato, al di là dei contenuti che cercheremo di capire, a parte che ho fatto fare una verifica rapida e mi risulta che il cancello ci sia, ma poi chi entra trovi delle guardie, quindi questo è un po’ da verificare. Dopo di che tra giornali e, in questo caso Expo, o chi è interessato da verifiche, c’è una regola non scritta ma a cui ci si attiene di fronte a cose che sono ritenute gravi, si chiama prima e si sente la versione dell’altra parte. Io, è meglio che la gente sappia, ho ricevuto una telefonata ieri sera alle 23, quindi con il chiaro intento di non sentire la nostra opinione, e quindi che ognuno faccia la sua parte».

Anche Expo, in una nota ufficiale, ha smentito il “caso” irregolari : «Il varco in questione è una postazione temporanea ed è presidiato 24 ore su 24. Come mostra il video pubblicato su Corriere.it, il giornalista si è fermato sull’ingresso. Se fosse entrato sarebbe stato bloccato dalla vigilanza, come peraltro successo nello stesso luogo ad altri giornalisti nei giorni scorsi». 

EXPO E LE “OMBRE” A TRE GIORNI DAL VIA –

Eppure, come ha precisato il Fatto, i precedenti non mancano:

«Ai primi di aprile due giornalisti del sito fanpage.it   sono entrati da uno degli ingressi principali senza tessera di riconoscimento, semplicemente indossando caschetto e gilet ad alta visibilità, per arrivare, indisturbati, sotto Palazzo Italia. Qui hanno deposto una scatola con la scritta “bomba”. Sala, subito dopo, li ha descritti come “persone che hanno del buon tempo da perdere” e ha garantito che sulla vigilanza dei varchi ci sarebbe stato un giro di vite. Eppure il 25 aprile un cronista del Fatto Quotidiano ha raccontato di essere entrato nel sito Expo attraverso un canale scolmatore del torrente Guisa».

Ma non è l’unica ombra. Il quotidiano diretto da Marco Travaglio riporta anche come i sindacati stiano denunciando l’allentamento dei controlli in entrata e in uscita. Antonio Lareno, responsabile Expo della Cgil, ha spiegato come «da metà febbraio, cioè da quando sono fortemente accelerati i lavori nel sito espositivo, non c’è più l’obbligo di mettere sul badge identificativo la fotografia personale, né di timbrare al termine del turno». Senza dimenticare la questione relativa ai turni del personale di vigilanza. O al nodo dei compensi. I sindacati stanno denunciando il tentativo di forzare gli accordi sindacali: puntano il dito contro Manpower: 

«I sindacati ipotizzano che l’agenzia di lavoro interinale voglia utilizzare per i lavoratori richiesti dai padiglioni esteri contratti “al ribasso fino al 30 per cento rispetto alla normativa italiana”: “Temiamo che vogliano applicare contratti diversi da quelli collettivi nazionali, con una riduzione dei compensi anche sotto i 5 euro all’ora”. Secondo i sindacati, Manpower avrebbe raccolto per i padiglioni stranieri 150 mila candidature di lavoro, da cui sta selezionando i 4 o 5 mila lavoratori richiesti.   Manpower smentisce, citando l’“utilizzatore finale” (cioè, si suppone, il Paese ospitante): “Per tutti i contratti attivati per conto dei Paesi espositori sono stati adottati i contratti applicati dall’utilizzatore finale, nel pieno rispetto della normativa vigente in Italia”. Intanto, a tre giorni dall’apertura, la corsa contro il tempo continua», si legge sul Fatto. 

Altri lavori vanno completati. Tra questi, devono ancora essere asfaltati il Decumano e il Cardo, i due viali principali che attraverso l’area dell’Esposizione. Allo stesso modo non saranno pronti i padiglioni di Coldiretti e Confindustria. Ma non solo. Fino all’ultimo rischio: la pioggia che potrebbe rallentare i lavori negli ultimi giorni.

(photocredit: Ansa Foto)