Calcioscommesse, Ilievski lo Zingaro si consegna. Il calcio ha paura

di Boris Sollazzo | 28/04/2015

Calcioscommesse

CALCIOSCOMMESSE –

Tra bombe carta, pugni negli spogliatoi e striscioni, nessuno si rende conto che la vera esplosione, nel mondo del pallone, è a un passo. Per ora lo scopriamo dalla pag. 14 del “Messaggero” – che almeno ha la bontà di riportarlo in prima – e dalla 21 della Gazzetta dello Sport, che curiosamente mette avanti a questa notizia tutte le altre: Ilievski, lo Zingaro, si è costituito. Dopo 4 anni di latitanza, lo Sfregiato, al centro di tante, troppe deposizioni di indagati, imputati e intercettati del calciosscommesse, allo scalo di Bergamo, proveniente da Skopje, in Macedonia, è sceso Hristiyan, braccio al collo per un infortunio e viso esausto. “Ha intenzione di collaborare”, fa trapelare la Procura. Sarebbe stanco di fuggire da quel mandato di cattura internazionale che pendeva dal 2011 sulla sua testa. Dopo mesi di false promesse, dopo attese insoddisfatte, il gigante slavo (che non ama l’appellativo di Zingaro) finalmente si è consegnato. E dopo la delusione Gegic – il suo braccio destro e interprete, decisamente poco collaborativo – gli inquirenti contano su di lui per sbugiardare gli imputati conosciuti e scoprirne di nuovi.

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++ Calcioscommesse: si è costituito il capo degli zingari ++ I

CHI E’ ILIEVSKI –

Un metro e novanta per 120 chili, viso segnato da una vita di crimini e misfatti ma anche da una cicatrice risalente alla guerra del Kosovo, lo Zingaro non passava inosservato nei suoi viaggi continui per tutti lo Stivale, passati a convincere giocatori ad aggiustare partite, con tariffe che normalmente andavano da 50.000 euro (la cifra che, per dire, rifiutò e denunciò Pisacane) a 200.000 (quella che fu offerta e poi denunciata da Farina e prezzo abituale per una partita di serie A). L’ex agente speciale della polizia macedone potrebbe devastare, nuovamente, il mondo del calcio italiano. A giudicare dalle risultanze delle indagini e in particolare dell’inchiesta Last Bet, partita il primo giugno 2011 e da subito con indagati importanti (da Signori a Doni), lui era il centro del sistema di scommesse e match truccati. Un’industria dell’illecito estremamente ben rodata, che lo vedeva come ingranaggio necessario e capo di un’organizzazione che a livello internazionale lo vedeva interagire – insieme agli altri Zingari – con Den, ovvero Tan Set Eng, il boss di tutto il giro di scommesse con base a Singapore, capace addirittura di inventare e far omologare partite tra nazionali di calcio mai giocate. Ilievski era temutissimo, soprattutto in caso di combine non riuscita: la restituzione dei soldi ricevuti con Hristiyan non era un’opzione, ma un obbligo. Che se non rispettato, poteva essere pagato a carissimo prezzo (in Bulgaria, la stessa organizzazione avrebbe punito con due esecuzioni in stile mafioso uno sgarro del genere).

L’INCHIESTA LAST BET –

Ma se Ilievski sostiene di essere uno che “raccoglieva solo informazioni” per poi poter scommettere meglio, è il compare Almir Gegic, arrestato a fine 2012 a definirlo come “il capo, il numero uno, i soldi erano i suoi”. Guido Salvini, il gip del caso, parla dello Sfregiato come “un associato di sicuro profilo”. Uno che, tra le altre cose, era a Formello a metà maggio 2011, con l’ex calciatore Zamperini e il capitano della Lazio Stefano Mauri il giorno di Lazio-Genoa, anche se lo Zingaro sostiene di non essere mai riuscito a incontrare né l’ex nazionale né Sculli. E quindi di non avere nulla a che fare con le partite Lazio-Genoa e Lecce-Lazio che Gervasoni, ex difensore del Piacenza, sosteneva dovessero essere andate “in porto”. Ma proprio quest’ultimo avrebbe visto un selfie di Ilievski con Mauri, mostratogli dal primo.
Cosa succederà ora? Da più di 24 ore lo Zingaro è in una cella del carcere di Cremona. Salvini lo interrogherà oggi, il pm Di Martino, che sta compilando e completando le richieste di rinvio a giudizio per 60 imputati (su 130 indagati, tra cui il ct della Nazionale Antonio Conte), potrebbe ricevere, da questa chiacchierata, nuova linfa per la sua inchiesta. Nel frattempo, siamo sicuri, molti calciatori e dirigenti non staranno dormendo sonni tranquilli. Se Ilievski decidesse di parlare, il terremoto potrebbe essere ben più violento di quello del 2011 e arrivare all’intensità, probabilmente, della Calciopoli del 2006. Con conseguenze penali e una profondità criminale ben più radicata e preoccupante.

A sentire il suo avvocato, Luca Curiatti, sembra che parlerà senza reticenze. E se così fosse, la bomba sarebbe ancora più potente di quella scoppiata nel derby della Mole.