Italicum, il botta e risposta tra Enrico Letta e i costituzionalisti Barbera, Ceccanti e Clementi

di Maghdi Abo Abia | 24/04/2015

Italicum, il botta e risposta tra Enrico Letta e i costituzionalisti Barbera, Ceccanti e Clementi

Il ritorno di Enrico Letta nell’agone politico con il nuovo libro “Andare insieme, andare Lontano” e le sue critiche all’Italicum ha suscitato, tra le altre, anche la “reazione” dei costituzionalisti Augusto Barbera, Stefano Ceccanti e Francesco Clementi che hanno risposto all’ex Presidente del Consiglio che aveva attaccato la bozza di legge elettorale spiegando che il metodo d’approvazione gli ricordava il Porcellum.  Dalla risposta dei tre Costituzionalisti è nato un botta e risposta con l’ex presidente del Consiglio che ha dato vita ad prolungato dibattito che testimonia la difficoltà di arrivare ad una soluzione unica e condivisa.

Italicum, il botta e risposta tra Enrico Letta e i costituzionalisti Barbera, Ceccanti e Clementi
(GERARD JULIEN/AFP/Getty Images)

ENRICO LETTA? «VOTARE L’ITALICUM? NON LO SO» –

Enrico Letta, intervistato nella giornata del 23 aprile da Giovanni Minoli a Mix 24 su Radio24 aveva attaccato i metodi d’approvazione della legge elettorale facendo un paragone potenzialmente scomodo col passato e ribadendo la necessità di un’ampia convergenza, aggiungendo che non sapeva se avrebbe votato l’Italicum:

«Se sarò in Parlamento voterò l’Italicum oppure no? Bisogna vedere come sarà l’Italicum. Lo vedremo. Penso che una legge elettorale approvata a maggioranza stretta in Italia ce n’è stata solo una, è stata il Porcellum, è stato un disastro. Le altre, il Mattarellum e quelle della prima repubblica, sono state approvate a maggioranze larghe perché, come ha detto Renzi stesso, le regole del gioco si fanno tutte insieme. C’è bisogno di una maggioranza larga»

«LE LINEE GUIDA SONO STATE ELABORATE DALLA COMMISSIONE VOLUTA DA TE»

Parole forti che non hanno lasciato indifferenti i tre costituzionalisti che hanno proposto la loro visione all’ex Presidente del Consiglio sul blog di Stefano Ceccanti:

«Ci teniamo comunque a sottolineare che le linee principali di detta riforma (premio di maggioranza al 40%, ballottaggio fra le due prime liste, liste bloccate corte in alternativa però a possibili voti di preferenza ) riflettono le conclusioni della Commissione dei 35 esperti da Te fortemente voluta e insediata (capitolo V, punti 7 e 8, della Relazione finale , ma anche importante il capitolo IV punto 4), sotto l’efficace regia del Ministro Quagliariello e di Luciano Violante, con il solo dissenso dei colleghi Cheli, Onida, Dogliani, Olivetti. L’unica differenza riguarda i destinatari del premio che la Commissione individuava non solo nella lista più votata ma anche in una possibile coalizione di liste»

I tre sostengono quindi che per loro non può essere questo il motivo del dissenso da parte di Enrico Letta che, hanno ricordato, è stato

«fra i firmatari del referendum Guzzetta nel 2007 (svoltosi poi nel 2009) che tendeva a riservare il premio alla lista più votata (e anche Tu avrai sofferto, anche più di tutti noi, visto che svolgevi il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nel vedere all’azione con il governo Prodi II una coalizione che andava da Mastella a Turigliatto)»

Infine i tre ricordano che la riforma costituzionale riprende a grandi linee le conclusioni, sia pure a maggioranza, della Commissione Letta

«che anzi erano addirittura più ampie ed incisive. Conoscendoci reciprocamente da tempo, siamo sicuri che non avrai difficoltà nel consentirci di diffondere questa nostra lettera»

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«AVERE DUBBI? UNA FORMA DI BUON SENSO»

Enrico Letta, molto cortesemente, ha risposto loro direttamente dal proprio profilo Facebook, con una nota in cui replica ad ogni addebito ringraziandoli allo stesso tempo per l’attenzione dedicata alle sue parole sul tema Italicum ma spiegando come le loro conclusioni siano poste su piani diversi rispetto alle parole pronunciate da Letta:

«Esprimere dubbi sull’opportunità di approvare riforme elettorali e costituzionali a maggioranza risicata, con la contrarietà di tutte le opposizioni, esterne e addirittura anche interne, è, a mio avviso, una semplice questione di buon senso. A maggior ragione visto la brutta fine che hanno fatto le riforme costituzionali del 2001 e 2005 e la legge elettorale poi denominata Porcellum, cioè le tre grandi riforme delle istituzioni approvate nel nostro paese “a maggioranza stretta” e non con un più largo spirito costituente. Immagino che da attenti studiosi delle istituzioni quali vi ho sempre conosciuto e seguito condividiate ovviamente questo mio così semplice pensiero. Tutto il resto delle cose che dite è interessante, potrebbe meritare valide controargomentazioni ma poco ha a che vedere con il dubbio che è contenuto nel mio libro, che ho espresso nelle prime presentazioni e che grazie alla vostra pubblica lettera trovo cosi il modo di ribadire»

«LE RIFORME ED IL PAESE VENGONO PRIMA»

Parole chiare, parole che hanno portato i tre costituzionalisti, sempre dal blog di Stefano Ceccanti, a controrispondere all’ex Presidente del Consiglio spiegando come per loro la riforma dell’Italicum debba andare avanti nell’interesse del Paese nonostante una maggioranza certo risicata ma comunque Costituzionale:

«Prendiamo atto che tu, nel merito, non disconosci l’importante lavoro di una Commissione da Te istituita e presieduta da un tuo Ministro. Il nostro intento principale era appunto quello di valorizzare il lavoro della Commissione e di rivendicare lo stretto legame di merito dei contenuti di cui oggi si discute e su cui si è chiamati a votare, sia sulla riforma elettorale sia su quella costituzionale. Capiamo la tua perplessità sull’opportunità relativa al metodo, cioè di procedere ad un voto a maggioranza divenuta nel frattempo più ristretta, per quanto pienamente costituzionale. Tuttavia, non possiamo però condividerla: perché il consenso non è venuto meno per ragioni di merito, ma solo perché una parte dell’opposizione ha inteso così reagire ad una scelta giusta, l’elezione a Presidente della Repubblica di Sergio Mattarella. Su questa base, a noi non sembra ragionevole il riconoscere un potere di veto, un inaccettabile ostruzionismo per rinviare riforme indifferibili nel loro contenuto. Perché, ai nostri occhi, le riforme e il Paese vengono prima. E di ciò, appunto, pagherebbe il prezzo solo il Paese»

Nella discussione tra Enrico Letta e tre costituzionalisti si è inserito anche Marco Meloni, deputato democratico, molto vicino ad Enrico Letta stesso. La risposta di Meloni, intervistato da Giornalettismo recentemente proprio sulla legge elettorale, è più “aspra” rispetto a quella dell’ex premier e proprio per questo merita di essere ricordata.

Tre noti costituzionalisti, tra i più entusiasti sostenitori della posizione del governo sulle riforme costituzionali, oggi rivolgono alcune domande a Enrico Letta circa qualche dubbio da lui espresso sulle modalità di approvazione e sul contenuto della legge elettorale. Da parte mia, vorrei invitarli a mantenere, anche nel fuoco della polemica, la loro abituale onestà intellettuale.  Anzitutto: essendone stati componenti, non credo difettasse loro la consapevolezza della totale indipendenza rispetto al governo della Commissione e dei suoi componenti relativamente agli orientamenti da sottoporre alla valutazione del Parlamento. Che questi potessero essere in qualche misura riferiti al presidente del Consiglio può essere, al limite, una distorsione legata alla prassi dei tempi correnti, non certo al rapporto tra la Commissione e l’allora presidente Letta. Il quale,peraltro, già a gennaio 2014 espresse pubblicamente, nel corso di una intervista televisiva, la sua predilezione per meccanismi che consentissero ai cittadini di scegliere direttamente i parlamentari. Per il resto, nessuna delle questioni poste dagli scriventi corrisponde alle valutazioni espresse pubblicamente da Letta, nelle sue dichiarazioni pubbliche di questi giorni e nel suo ultimo libro appena dato alle stampe. Le critiche sono note e sono, in sintesi, due: è sbagliato approvare una legge così fondamentale come quella elettorale da parte di una risicata maggioranza (accadde solo col Porcellum, con gli esiti noti);dopo la ferita del Porcellum è necessario superare del tutto le liste bloccate ( “Abbiamo iniziato la legislatura con l’impegno solenne a rimediare alla nefandezza delle liste bloccate, a cancellare per sempre l’onta del «Parlamento di nominati». È un impegno che possiamo e dobbiamo mantenere”, Andare insieme, andare lontano, pag. 130). Si tratta di posizioni pubbliche e legittime, dalle quali si può naturalmente dissentire, ma senza che per farlo sia necessario rivolgere a chi le ha espresse domande del tutto pretestuose.

(Photocredit copertina FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)