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I migranti che muoiono nel deserto per arrivare in Italia

I migranti muoiono nel deserto del Sahara molto prima di arrivare sulle coste della Libia, molto prima di poter anche solo pensare, o sperare, di poter arrivare sulle coste di Misurata, di Bengasi, di Zuwara; molto prima di dover contrattare con gli scafisti il prezzo della loro libertà; molto prima di dover pregare di non affondare, di non vedere lo scafo della propria barca capovolgersi. Come è successo ai 700 migranti che, con il loro peso, hanno tragicamente causato il naufragio del loro natante: la più grande tragedia nel Mar Mediterraneo della storia recente.

I MIGRANTI CHE MUOIONO NEL DESERTO PER ARRIVARE IN ITALIA

E’ tragica la storia di chi per la propria libertà è pronto ad attraversare il deserto, a contrattare con i nuovi mercanti di esseri umani il prezzo dei propri sogni, a rischiare la morte in mare. Quella dei migranti che non riescono nemmeno ad arrivare sulle coste della Libia, dell’Algeria, della Tunisia per tentare di sbarcare in Italia e in Spagna è una storia non abbastanza raccontata rispetto alle cronache che ci informano dei migranti che affrontano le acque del Mar Mediterraneo; ma è egualmente drammatica, se non per certi versi peggiore.

Il New Statesmen l’anno scorso riportava di “uno studio pubblicato dal rappresentante speciale dell’Onu per i Diritti Umani dei Migranti, François Crépeau, nel quale veniva calcolato che fra il 1998 e il 2012 più di 16.000 persone sono morte tentando di entrare nell’Unione Europea, e chissà di quanti altri non si hanno notizie”.

Molti dei morti non censiti sono probabilmente i migranti che non sopravvivono alla traversata del deserto: Gabriele del Grande, giornalista  e scrittore che da anni segue le migrazioni nel mediterraneo, ha censito almeno 1700 morti dal 1996 al 2010: “Ma stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Le vittime censite sulla stampa potrebbero quindi essere soltanto una sottostima“, scrive del Grande.


Mappa delle principali rotte migratorie – Frontex 

“VEICOLI IMBOTTITI DA 30 MIGRANTI ALLA VOLTA”

Viaggiare dalle zone dell’Africa e dell’Asia verso l’Europa non è un affare facile, spiega Del Grande.

Si attraversa sui camion e sui fuoristrada che battono le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall’altro. (…) Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto

E chiaramente questa era la situazione prima della stagione delle Primavere Arabe; con il collasso dei regimi dittatoriali, la situazione non è di certo migliorata: ancora l’anno scorso la Reuters raccontava di “veicoli, imbottiti da 25-30 migranti alla volta, che hanno scavato ormai sentieri attraverso il deserto”; i prezzi dei traffici, peraltro, sono ulteriormente aumentati.

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“NOVANTA MIGRANTI MORTI DI FAME E DI SETE”

Nel 2013 la stampa internazionale riportò la storia dei quasi 90 migranti provenienti dal Niger morti nelle sabbie del Sahara.

I cadaveri di 87 persone sono state scoperte nel deserto nigerino a una decina di chilometri dalla frontiera con l’Algeria. Le vittime, 7 uomini, 32 donne e 48 bambini, decedute per la fame e per la sete (…) sono tutti morti a inizio ottobre.  Gli immigrati, forse un centinaio, erano partiti dal Niger, prima da Agadez e quindi da Arlit, a bordo di due vecchi camion, con passaggi pagati a caro prezzo-(…) Per quelli partiti da Agadez il viaggio si è interrotto nel deserto, senza lasciare loro scampo. Quando hanno capito che gli autisti dei camion erano scappati e che nessuno sarebbe arrivato, dopo avere consumato le ultime razioni di acqua, hanno cercato la salvezza incamminandosi nella sabbia

Sono stati ritrovati tutti morti, in piccoli gruppi, spesso le madri vicino ai loro bambini. In Africa, per cercare la libertà e un futuro migliore, tutto si paga e tutto ha un prezzo; tanto è vero che, riporta l’Onu, il viaggio dei migranti verso l’Europa avviene in più fasi, visto che per ogni segmento c’è da lavorare, c’è da raccogliere i soldi per potersi pagare il segmento successivo.

La maggioranza dei migranti rimane in Nord Africa per un periodo di tempo variabile, spesso per guadagnare più soldi per pagarsi il resto del viaggio. Gli importi pagati ai criminali variano, a seconda del punto di partenza. (…) Un viaggio di contrabbando dal Niger alla Libia e di lì in Europa costa qualcosa come 2 o 3 mila dollari.

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MIGRANTI MORTI NEL DESERTO, IL VIDEO

Da dove arrivano i migranti che cercano di attraversare il deserto? Prima dei più recenti avvenimenti in medio e vicino Oriente, il flusso era prevalentemente proveniente dai paesi dell’Africa nera. Ma negli ultimi cinque anni, la gran parte degli immigrati che scappano da guerra e fame hanno una precisa nazionalità: siriani. La Siria è la grande dimenticata delle tragedie umanitarie, una guerra senza fine, una strage senza ritorno: un profugo su tre che cerca di arrivare in Europa è siriano.

migranti muoiono deserto
Dati UNHCR, elaborazione BBC

Un’altra, terribile storia era arrivata in Italia con un video: il reporter dell’Espresso Fabrizio Gatti dell’Espresso aveva ottenuto un filmato che mostrava meglio di qualsiasi reportage cosa volesse dire morire nel deserto.

Le mani nere sollevate ad afferrare l’aria. Pochi passi oltre, il vento sulla camicia anima la smorfia dell’ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato. Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine. A volte sono obbligati a proseguire a piedi: fino al fortino militare di Madama, piccolo avamposto dell’esercito del Niger, 80 chilometri più a Sud. Altre volte si perdono. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati senza che nessuno trovi più i loro cadaveri.

Prima delle tragedie in mare, c’è la tragedia di chi il mare non lo riuscirà nemmeno a vedere.