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Matteo Orfini: “Renzi autoritario? Nel Pd di Bersani si decideva tutto nei caminetti con la Bindi”

Matteo Orfini: “Matteo Renzi è un segretario autoritario? Non direi. Ricordo che nella precedente gestione del Partito Democratico, quello a guida di Pierluigi Bersani, le decisioni si prendevano nei caminetti privati nella stanza della Camera di Rosi Bindi, ed erano presenti i vari delegati a rappresentare le varie componenti del Partito; poi facevamo le segreterie per decidere il luogo e il programma della Festa Nazionale dell’Unità. Con Matteo Renzi segretario siamo tornati a fare segreterie e direzioni in cui discutiamo e votiamo temi nodali della vita del Partito”.

MATTEO ORFINI: “RENZI AUTORITARIO? NON DIREI”

Il presidente del Pd parla di tematiche nazionali a margine dell’assemblea degli iscritti dell’VIII Municipio di Roma; uno dei tanti incontri con i militanti romani che nella qualità di commissario del Pd Roma Matteo Orfini sta promuovendo ormai da settimane. E subito il presidente del Pd precisa: “Intendiamoci, entrambi sono modi perfettamente legittimi di guidare un partito, perché quello di Bersani è più attento al rispetto delle componenti. Quello di Renzi è più attento agli organismi statutari. Ma allora non si può dire che il Pd di Renzi stia “mutando geneticamente” o che sia in corso una “deriva autoritaria” visto che i temi vengono discussi e affrontati in segreteria e direzione nazionale”.

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MATTEO ORFINI: “PER ME L’ITALICUM DI CUPERLO E’ INVOTABILE”

Spazio anche al punto della discussione sulla legge elettorale: “E’ in corso una discussione lacerante fra di noi ma certo non si può dire che questo sia un partito senza democrazia“. Nei giorni scorsi Orfini aveva già utilizzato parole molto nette sugli esponenti della minoranza del Partito Democratico e sulle loro posizioni riguardo l’Italicum.

“Se vogliamo dirla tutta”, dice Orfini, “la posizione di Gianni Cuperlo sull’Italicum corretto con un premio di maggioranza alla coalizione per me è semplicemente invotabile, causa una distorsione e delle maggioranze carrozzone che sinceramente abbiamo già visto”. Orfini difende il principio delle pluricandidature in vari collegi nazionali previsti dall’articolato della legge elettorale: “Sono quelle che consentono ai partiti piccoli di eleggere più esponenti con le preferenze, che sono molto care proprio a chi contesta la legge”. La sostituzione di dieci esponenti nelle commissioni del Partito Democratico è un “atto abbastanza importante” ma d’altronde, continua Orfini, “per esplicita richiesta di Pier Luigi Bersani tutti i parlamentari del Pd hanno firmato un foglio in cui assicuravano adesione alla linea del Partito e del gruppo”. E conclude: “La verità è che la minoranza del Pd sta preparando il congresso del 2018 dialogando con quella parte del paese e della società che non approva l’attuale gestione del Pd. Non c’è niente di male in questo: l’ha fatto Matteo Renzi a suo tempo e Giuseppe Civati ci ha costruito un’intera campagna congressuale su questo sistema”.