Aldo Grasso e la “lezioncina” sulla generazione non abituata a lavorare. Che si poteva risparmiare

di Marco Esposito | 22/04/2015

Ora arriva anche il pistolotto di Aldo Grasso. Che in teoria sarebbe un critico televisivo. Ma, come è noto, in Italia, giunti ad una certa eta si è autorizzati a diventare tuttologi. E quindi, essendo arrivato a 67 anni, dopo essersi esibito sul gioco del Calcio, oggi il critico televisivo si esibisce in maniera piuttosto superficiale anche nella bastonatura di un’intera generazione.

Il critico televisivo, che evidentemente è anche un po’ sociologo, dall’alto dei sui mille programmi televisivi recensiti, mostrandosi davanti ad una telecamera redarguisce i “giovani”, accusando un’intera generazione di «non essere abituata al lavoro». Il tutto nasce da un articolo del Corriere della Sera in cui si denuncia che un nutrito numero di giovani avrebbe rifiutato dei contratti di sei mesi per lavorare all’EXPO per circa 1.300 -1.500 euro al mese.  Giornalettismo anche ha ripreso quella storia, ricevendo però una valanga di “precisazioni” da parte di molti ragazzi che “raccontavano un’altra storia” rispetto a quella letta sul Corsera e che abbiamo pubblicato.

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Accusare in maniera piuttosto superficiale, senza un minimo riscontro un’intera generazione ci appare un’enormità della quale Aldo Grasso dovrebbe chiedere scusa. Secondo la “prestigiosa” firma del Corriere della Sera, che evidentemente ha passato gli ultimi due mesi a fare rigorosi studi sociologici e statistici sul rapporto tra le giovani generazioni e il mondo del lavoro, un’intera generazione non è abituata a lavorare. La soluzione indicata dell’esimio professore? Abituarsi in fretta. Geniale.

Eppure eravamo convinti che i «giovani» di cui tutti si riempiono la bocca in questo paese, meritassero un po’ più di rispetto. E invece ancora oggi, nel paese costruito su misura per i vecchi, dove c’è chi prende una «baby» pensione dopo aver lavorato meno di venti anni, l’esercizio più facile e comune è quello di prendersela con i più giovani. Quelli a cui la generazione di Aldo Grasso, tanto per intenderci quella che ha fatto il mitico ’68, ha chiuso ogni spazio vitale avvitandosi su tutte le poltrone possibili ed immaginabili, ritagliandosi ogni privilegio, e lasciandoci – come è noto – il conto da pagare della cena luculliana alla quale non siamo mai stati invitati.

(Photo Copertina by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images