Strage di migranti, arrestati i due scafisti: «A causare il naufragio la collisione con il mercantile portoghese»

di Redazione | 21/04/2015

I due scafisti dell’imbarcazione affondata due giorni fa nel Mar Mediterraneo, un cittadino tunisino e un siriano, rispettivamente il comandante e il suo aiutante, sono stati arrestati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A darne notizia su Twitter è stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, a confermarlo è stato poi il procuratore della Repubblica di Catania Giovanni Salvi. Il comandante dell’imbarcazione è anche accusato di naufragio colposo e omicidio plurimo colposo. I due erano a bordo della Gregoretti, arrivata ieri sera a Catania, insieme agli altri sopravvissuti del naufragio.

scafisti arrestati collisione
Foto: ANSA/ORIETTA SCARDINO

«A CAUSARE IL NAURAGIO UNA MANOVRA ERRATA» –

Interrogati dalle autorità, i due avrebbero rivelato alcuni dettagli cruciali per ricostruire la dinamica del naufragio. A far ribaltare l’imbarcazione non sarebbe stata soltanto l’esultanza delle 950 persone a bordo alla vista del mercantile portoghese giunto in loro soccorso, ma anche una manovra errata di colui che stava al timone, un tunisino di 27 anni di nome Mohammed Alì Malek, che avrebbe urtato il King Jacob che si era avvicinato. Questo, insieme allo sbilanciamento provocato dalle persone a bordo, avrebbero fatto sì che la nave si capovolgesse. Così la Procura di Catania ha ricostruito i fatti, escludendo la responsabilità del mercantile portoghese King Jacob che si sarebbe doverosamente avvicinata per prestare aiuto e non ha potuto fare nulla per evitare la strage.

STRAGI DI MIGRANTI, IL COMANDANTE ERA «UBRIACO E FUMAVA SPINELLI» –

«Il comandante beveva vino, era ubriaco e fumava hashish mentre era al timone, poco prima che il barcone si scontrasse con la nave porta container portoghese…». A raccontare all’AGI i tragici momenti del naufragio dinanzi alle coste libiche a 73 miglia dalle coste è uno dei minori sopravvissuti, adesso in un centro di accoglienza di Mascalucia a Catania. In lingua ‘bangli’ conferma quanto sostenuto dalla procura di Catania e cioè che l’affondamento è stato provocato dalle manovre errate dello scafista al comando del barcone.

 

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STRAGI DI MIGRANTI, GLI ARRESTI –

L’arresto dei due responsabili dell’ultimo viaggio della morte dalle coste nordafricane all’Italia è giunta dunque poche ore dopo la conclusione dell’operazione contro il traffico internazionale di esseri umani conclusa ieri dalla Procura di Palermo con il fermo di 24 persone delle quali quali i magistrati avevano ordinato l’arresto. L’organizzazione operava in Libia, dove metteva a punto le partenze per le nostre coste. Come racconta Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera:

Una vera e propria organizzazione criminale che «svolge una funzione assimilabile a quella di una buona agenzia di viaggi — spiegano i pubblici ministeri Maurizio Scalia, Calogero Ferrara e Claudio Camilleri nel loro provvedimento —, di un efficiente tour operator che assicura l’arrivo nel posto pattuito». E ancora: «Le politiche di contenimento dei flussi degli immigrati hanno determinato come effetto collaterale che la criminalità organizzata decidesse di investire risorse sempre più ingenti nella gestione illegale di tali flussi; al divieto di ingressi regolari oltre un determinato numero prefissato, è subito seguita la risposta ideona a superare l’ostacolo».

 

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STRAGI DI MIGRANTI, I COSTI DEI VIAGGI DELLA SPERANZA –

Dall’indagine è emerso che i migranti pagavano all’organizzazione dai 4.000 ai 5.000 dollari per giungere dal centro dell’Africa fino alle coste libiche, e tra i 1.000 e i 1.500 dollari per la traversata verso l’Europa. Dopo lo sbarco con 200-400 euro avevano poi la possibilità di giungere a Roma e Milano. Al gruppo di sospetti trafficanti vengono attribuiti 15 sbarchi avvenuti tra la seconda metà del 2014 e inizio 2015, che avrebbero riguardato complessivamente 5mila persone.

 

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STRAGI DI MIGRANTI, LE INTERCETTAZIONI –

Il referente dell’organizzazione in Italia era Ashgedom Ghermay, che aveva chiesto asilo politico ed era in possesso di un permesso di soggiorno temporaneo. Nella base in Libia operavano invece i due latitanti Ermias Ghermay, che gli inquirenti considerano reponsabile del viaggio che portà alla strage di Lampedusa del 2013, e Medhane Mered. Un ruolo decisivo nella fase investigativa è quello assunto dalle intercettazioni. Riporta ancora Bianconi sul Corriere della Sera:

I poliziotti del Servizio centrale operativo hanno intercettato molte conversazioni tra Ermias e Ghermay. Per esempio quelle del giugno scorso, quando Ghermay dice che non può rientrare nel suo Paese «perché ho iniziato un business qui… mi occupo di prendere le persone che arrivano con le barche»; è in questa occasione che Ermias lo recluta nella sua organizzazione. Poco dopo ancora Ghermay comunica all’uomo di Tripoli che «c’è molto movimento e le cose stanno andando bene», sono già arrivate due barche e 1.000 migranti quattro giorni prima, «mentre oggi ne è arrivata una di 1.000 persone ma ancora non so di chi è». Spiega che lui va a prendere i profughi con le macchine a Agrigento o Catania, e «organizza i viaggi per Roma, si fanno pagare 150 euro, di questi lui ne guadagna 50 a persona».

(Foto di copertina: Ansa / Orietta Scardino)