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Strage migranti, il bilancio dell’ONU: «Almeno 800 morti»

A oltre 48 ore dal naufragio avvenuto al largo delle coste della Libia arrivano le prime conferme delle Nazioni Unite: almeno 800 morti. A dirlo, martedì mattina, è Carlotta Sami, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati dell’Onu: «Abbiamo confrontato le testimonianze, c’erano un po’ più di 800 persone a bordo, tra cui alcuni bambini di 10, 12 anni. C’erano siriani, circa 150 eritrei, somali. Erano partiti sabato alle 8 da Tripoli» Una stima che è stata confermata anche dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni per voce di Flavio di Giacomo, il quale ha aggiunto che i sopravvissuti arriverebbero dal Mali, Gambia, Senegal, Somalia, Eritrea e Bangladesh. Si tratta della peggior tragedia di sempre per numero di vittime dal dopoguerra (nell’ottobre del 2013 un altro naufragio vicino Lampedusa registrò 366 vittime e 20 dispersi, ndr)

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Sarebbero stati in 950 a bordo del barcone che si è ribaltato nella notte tra sabato e domenica, comprese 200 donne e tra i 40 e i 50 bambini. Questo è emerso dalle parole di un superstite, ora al vaglio della Procura di Catania. L’uomo, ricoverato al Cannizzaro nella città etnea dopo il salvataggio, ha spiegato come «molti erano stati chiusi nella stiva». «Intrappolati», ha continuato, nei livelli inferiori dell’imbarcazione dai trafficanti. Gli scafisti avrebbero serrato i portelloni, impedendo la fuga nel momento del naufragio.

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(Archivio Ansa)

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STRAGE MIGRANTI, IL RACCONTO DI UN SUPERSTITE –

Come riporta il quotidiano “La Repubblica“, quello che si è presentato ieri ai primi soccorritori era una sorta di inferno:

«Un ragazzino, 10 anni, o forse 15, a faccia in giù, il viso immerso in una enorme chiazza di petrolio. Lì sotto, ormai a 400 metri di profondità, il relitto di un peschereccio che si è portato in fondo al Canale di Sicilia i corpi di centinaia di persone. È l’immagine che resterà impressa di quello che si profila come il più grande naufragio di tutti i tempi della storia dell’immigrazione. La costa libica è a 70 miglia, Lampedusa a 180, Malta a 160. Un triangolo maledetto nel quale nella notte tra sabato e domenica, traditi dall’entusiasmo per i soccorsi ormai a poche centinaia di metri, hanno perso la vita uomini, donne, probabilmente anche moltissimi bambini, tutti provenienti dai paesi del centro Africa, tutti nelle mani delle organizzazioni di trafficanti senza scrupoli che controllano un business milionario»

I migranti, partiti dall’Egitto, avrebbero fatto una tappa in Libia, a 50 chilometri da Tripoli. Lì avrebbero imbarcato altre persone, tutte stipate in una carretta di 30 metri. Un’imbarcazione che si è rovesciata per l’agitazione con la quale i migranti avevano salutato l’arrivo del mercantile portoghese King Jacob inviato dalla Guardia costiera per soccorrerli. Il ragazzo del Bangladesh che ha fornito dettagli sul numero delle persone imbarcate dai trafficanti ha un trauma toracico, ma non è in gravi condizioni. Dovrebbe essere oggi interrogato dal procuratore di Catania Salvi.

«CI HANNO FATTO SCHIAVI» –

«Ci hanno fatto schiavi», hanno raccontato altri superstiti agli ufficiali a bordo. «Ci sorvegliavano degli uomini armati, gli adulti erano tutti sotto coperta, prigionieri, senza cibo», si legge ancora sul Corriere della Sera. Testimonianze simili a quelle del migrante originario del Bangladesh. «Subito è stato evidente che non c’era posto per tutti», ha spiegato.

Tra i superstiti c’erano somali, eritrei, maliani, senegalesi, ivoriani, ghanesi. Altri della Sierra Leone, Bangladesh e Suriname. La nave con la gran parte delle poche decine di sopravvissuti arriverà nel pomeriggio al porto di Catania. La Procura ha dato direttive affinché le operazioni di ricerca e salvataggio di eventuali superstiti al naufragio abbiano la precedenza sulle investigazioni. Si procederà poi per i reati di naufragio colposo, omicidio colposo plurimo e per reati in materia di traffico di migranti.