mario pirani morto
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È morto Mario Pirani. Fu uno dei fondatori di Repubblica

Mario Pirani è morto la notte scorsa a Roma. Il giornalista e scrittore, tra i fondatori del quotidiano La Repubblica insieme a Eugenio Scalfari, Gianni Rocca e Giampaolo Pansa, aveva 89 anni.

mario pirani morto
Mario Pirani nel 2005, con l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Foto: ANSA / Enrico Oliverio-Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica

ADDIO A MARIO PIRANI –

Ed è proprio il giornalista Marco Panara di Repubblica a ricordare Pirani sulle pagine del quotidiano da lui fondato, tracciando il profilo di un uomo e del suo impegno politico:

Quante vite in una vita! Lui nel fare il bilancio scriveva “Poteva andare peggio”, a dire invece che era andata molto bene, che era stata una vita ricca perché molto varia e molto viva. Bambino borghese che fa le vacanze al Lido di Venezia, adolescente ebreo sotto le leggi razziali fugge i rastrellamenti nazisti, è funzionario comunista e giornalista dell’Unità, poi comunista dubbioso e dimissionario. Quasi “spia” per l’Eni di Enrico Mattei in Africa, giornalista al Giorno, al Globo, tra i fondatori di Repubblica poi direttore dell’Europeo per una breve stagione poi di nuovo a Repubblica, fino a ieri, fino a oggi. Queste vite Mario Pirani se le portava dentro tutte, lo sentivi che era uno ricco dentro, pieno di storia e di storie.

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Nato nel 1925, iscritto al PCI dalla metà degli anni Quaranta, Mario Pirani aveva cominciato a lavorare come giornalista per L’Unità, prima di lavorare nell’Eni di Enrico Mattei e, in seguito, tornare al giornalismo:

La foto famosa dei fondatori di Repubblica lo ritrae: sarà il primo capo della redazione economica del giornale, una redazione che costruisce pezzo a pezzo e nella quale – novità assoluta per le redazioni economiche dei quotidiani – vuole che ci siano delle donne, nel cui impegno crede molto, e infatti molte altre bravissime porterà nel giornale.

E ancora:

Ma che giornalista era Mario? Era molto attento ai lettori. Sembra una cosa ovvia per un giornalista ma non lo è, lui era quasi ossessionato dal rispetto per i lettori, per le persone dei lettori e per la loro intelligenza. Ogni loro lettera meritava una risposta, ogni banalità andava loro risparmiata. Era brusco e aveva pazienza, era riservato e comunicava. Insegnava.

(Photocredit copertina: ANSA / GIUSEPPE GIGLIA)