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Bruno Contrada: «La mia vita è distrutta, un inferno»

«La mia vita è stata distrutta, un inferno anche dopo 23 anni». Bruno Contrada non si sente sollevato dalla decisione della Corte dei diritti umani di Strasburgo, che ha censurato la condanna a dieci anni nei suoi confronti scontata nel carcere militare prima e in seguito ai domiciliari. L’ex capo della Squadra Mobile di Palermo e poi numero tre del Sisde, che fu accusato da diversi pentiti e ritenuto complice della mafia siciliana, ha accettato di parlare con Il Mattino di Napoli per commentare la condanna all’Italia, colpevole, secondo la Corte europea, di una sentenza emessa su reati indefiniti e non riconosciuti, perché tra il 1979 e il 1988 il reato di concorso esterno in associazione mafiosa «non era sufficientemente chiaro».

 

>>>ANSA/CORTE DI STRASBURGO, CONTRADA NON ANDAVA CONDANNATO PER MAFIA

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BRUNO CONTRADA: «NÉ CONTENTO, NÉ SODDISFATTO» –

«Avrei preferito un’assoluzione in nome del popolo italiano», ha dichiarato Contrada. Ecco un passaggio dell’intervista rilasciata a Gigi Di Fiore:

Non si sente di esprimere neanche una piccola soddisfazione per una sentenza dove si sostiene che la sua condanna fu decisa in violazione dei diritti umani?
«Non posso dirmi contento, nè soddisfatto. Avrei preferito un’assoluzione in nome del popolo italiano. Avere un riconoscimento di non colpevolezza nel mio Paese di nascita. Mi sento orgogliosamente italiano, poi napoletano e infine europeo. Questa è una simbolica sentenza in nome dell’Europa. Non so neanche che nazionalità abbiano i giudici. Si afferma un principio importante, ma avrei gioito molto di più per un’assoluzione italiana».
A caldo ha detto che l’esperienza vissuta è stata devastante.
«Certamente. La mia vita è stata distrutta, un inferno anche dopo 23 anni. Ero dirigente generale della Polizia di Stato, ho dedicato la mia esistenza al servizio delle istituzioni. Per lo Stato ho dato tutto. Io amico della mafia? Se solo ci penso, ci sto ancora male. Ne sono uscito distrutto nel morale, nel fisico. Lacerati i miei rapporti familiari e sociali. Come non si potrebbe dire che ho avuto devastata un’esistenza?».

(Foto: Franco Lannino / Ansa)