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Claudio Giorlandino, il ginecologo delle Vip agli arresti per stalking alla sorella

Claudio Giorlandino, ginecologo delle Vip e considerato a Roma “il re delle amniocentesi” finisce agli arresti domiciliari come misura cautelare con l’accusa di atti vessatori, stalking dunque, nei confronti della sorella, Mariastella Giorlandino come lui imprenditrice di gran pregio nel settore della sanità privata romana. Al centro del contendere, la spartizione dell’eredità di famiglia, l’impero delle cliniche private e dei centri diagnostici della ArtemisiaLab. Una vicenda diventata incubo per la sorella di Claudio, stando a quanto lei dice, tanto da costringerla addirittura a fuggire da casa, per un periodo, lasciando sola la famiglia.

CLAUDIO GIORLANDINO GINECOLOGO DELLE VIP ARRESTATO

Il Messaggero nella cronaca di Roma approfondisce la notizia dell’arresto ricostruendo tutta la storia.

Nel giugno scorso, quando “Lady Sanità”, al secolo Mariastella Giorlandino, 57 anni, a capo dell’impero che porta il marchio dei centri diagnostici “Artemisia- Lab”, era scomparsa senza lasciare traccia, in pochi avevano creduto al rapimento denunciato dal marito. E quando, dopo tre giorni, era stata ritrovata a Ischia in stato confusionale, era sembrato che l’episodio potesse essere circoscritto in un quadro di fragilità psicologica al quale facevano da sfondo liti familiari e denunce incrociate in una sorta di Dinasty, con le accuse della donna al fratello Claudio, ginecologo di fama. Il retroscena è cronaca: ieri Claudio, 63 anni, è finito agli arresti domiciliari per stalking, accusato di avere perseguitato la sorella.

Insieme a Giorlandino sono implicati nell’indagine un carabiniere, due poliziotti e un avvocato praticante presso il comune di Roma: l’ipotesi accusatoria è che questa associazione a delinquere avrebbe effettuato una serie di indebite pressioni su Mariastella Giorlandino per convincerla a cedere la titolarità delle imprese di famiglia.

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CLAUDIO GIORLANDINO, IL GINECOLOGO CHE MINACCIAVA

Per ordine del fratello Claudio, Mariastella e il marito sarebbero stati “pedinati, spiati minacciati”.

Tra gli episodi contestati, un’aggressione, nel dicembre 2012, da parte di due uomini che, dopo avere bloccato l’auto di DeMartino, gli «afferravano il collo intimandogli di non chiedere più soldi al cognato». I coniugi sarebbero stati pedinati dagli agenti della penitenziaria Mecchia e Pacillo e dal carabiniere Di Mauro vicino ai centri diagnostici e alla loro villa sull’ Appia. Per screditarli, secondo la procura, sarebbero state passate notizie ad un quotidiano su presunte violazioni urbanistiche che però non sono state riscontrate.

Importante il ruolo di un carabiniere che, riportano le cronache, avrebbe ricevuto 4mila euro direttamente da Giorlandino per pagare gli altri membri dell’associazione a delinquere. Gli atti vessatori che il fratello Claudio avrebbe provocato alla famiglia della sorella avrebbero condotto ad importanti ricadute sul piano psicologico e psicosomatico.

Minacce e molestie ai coniugi Giorlandino-De Martino hanno provocato loro uno stato d’ansia perdurante e paura per la propria incolumità tanto da costringerli a cambiare abitudini di vita. Mariastella Giorlandino avrebbe accusato stati di paura che, tra l’altro, la inducevano a ripetute crisi di pianto, di insonnia, di assunzione di farmaci

La storia di Mariastella Giorlanino non è esattamente sovrapponibile a quella di tante imprenditrici della Roma bene, sopratutto dopo l’inizio delle minacce da parte del fratello: è dovuta fuggire da casa ed è stata ritrovata dalle forze dell’ordine per puro caso.

Ha vagato per stazioni, dormito per strada, «con i clochard che mi proteggevano», all’aeroporto di Capodichino, a Pompei, mentre il marito Carlo De Martino e il figlio aspettavano angosciati nella villa sull’Appia una chiamata, una notizia. Di Mariastella nessuna traccia, telefonino staccato. Aveva il biglietto per Napoli, ne ha fatto un altro per la Sicilia, la terra del padre, «ma non me la sono sentita di affrontare un viaggio troppo lungo», ha raccontato al ritorno. Ha preferito Pompei, dove era stata a 9 anni, l’aveva portata papà Giuseppe. Sulle scale della basilica della Madonna del rosario una poliziotta l’aveva riconosciuta e avvicinata, insieme erano andate al commissariato.