Così Mafia Capitale è cresciuta grazie al piano nomadi di Maroni e Berlusconi

di Tommaso Caldarelli | 10/04/2015

campo nomadi

Così Mafia Capitale è cresciuta grazie al piano nomadi di Roberto Maroni e di Silvio Berlusconi: oggi la Lega Nord di Matteo Salvini chiede di passare con la ruspa sugli insediamenti dei nomadi, a Roma e in tutta Italia; ma questi megavillaggi, questi fiumi di soldi che hanno cibato il sistema di accoglienza dei migranti, dei nomadi, dei rom e sinti deriva direttamente da una decisione presa proprio dall’ex segretario e della Lega Nord e presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, quando era ministro dell’Interno nei governi di Silvio Berlusconi.

COSI’ MAFIA CAPITALE E’ CRESCIUTA GRAZIE AL PIANO NOMADI MARONI-BERLUSCONI

Siamo nel 2009: Roberto Maroni inaugura a Roma il mega campo nomadi di via di Salone, Roma, aperto dopo l’emissione del decreto di emergenza sui nomadi. Al suo fianco il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il prefetto Giuseppe Pecoraro – nominato dal decreto Commissario governativo per la gestione dell’emergenza nomadi – l’assessora ai Servizi Sociali della Giunta Alemanno, Sveva Belviso.

Il ministro Roberto Maroni scandisce gli stanziamenti previsti dal piano nomadi, rivendicandosi la nuova politica di gestione dei campi rom. Il Corriere della Sera riportava, allora, i numeri dell’intervento.

“Il Piano è una tappa importante cominciata con la decisione del governo di porre fine a una vergogna italiana e internazionale come il degrado nei campi nomadi» ha detto il ministro. «Queste iniziative -ha concluso Maroni- comportano investimenti. Il ministero dell’Interno ha messo a disposizione per Roma e Lazio 19 milioni e mezzo di euro, 16 per la Campania e 16,7 per il Comune di Milano. Più a Roma -ha scherzato il ministro- che a Milano. Risorse che vengono gestite dalle amministrazioni poiché il ministero ha assegnato direttamente a loro la responsabilità di gestirli».

Dieci i campi nomadi autorizzati dalla nuova normativa: “Camping river, Candoni, Castel Romano, Gordiani, Salone, Camping Nomentano e Lombroso”, più quello della Barbuta e più quelli, da stabilizzare, di Via Salviati e Ortolani, per un massimo di tredici complessivi. Proprio su queste basi, su queste premesse è cresciuto a Roma il sistema di Mafia Capitale, che aveva proprio nell’accoglienza di nomadi e migranti il suo cuore economico pulsante. E che gestiva il campo nomadi di Castel Romano, quello di cui Salvatore Buzzi diceva: “Lo abbiamo conquistato”.

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“LA LEGA NORD PADANIA INAUGURAVA I CAMPI ROM”

Della contraddizione si è accorto il deputato Pd Khalid Chaouki.

“I soldi dati da Maroni ad Alemanno sarebbero stati usati per alimentare il business milionario dell’accoglienza che sta mano a mano venendo alla luce in seguito alle inchieste su Mafia Capitale”, scrive Chaouki sul suo blog. Già nel 2012 la stampa nazionale si era impegnata a sottolineare le storture del piano nomadi di emergenza voluto dal governo di Silvio Berlusconi.

Un affaire da 60 milioni di euro, secondo stime credibili, gestito da poche mani in modo poco trasparente e discutibile, che ha portato allo sradicamento di migliaia di persone di etnia rom da insediamenti storici della Capitale e il trasferimento verso pochi, grandi villaggi affollati e fuori controllo al di fuori della cintura urbana. “Tutti i rom della Capitale non riempirebbero una curva dello Stadio Olimpico – dichiara Riccardo Noury, direttore di Amnesty International Italia -, bastano a giustificare il mercato della paura su cui è stata creata l’emergenza?”. (…) “Facendo una rapida somma – sostiene Carlo Stasolla, presidente dell’associazione per la tutela dell’infanzia 21 Luglio -, quella del Piano Nomadi si rivela un affaire da 60 milioni di euro in tre anni. Ben 500 euro mensili spesi per ogni persona, se si scompone la cifra per le persone presenti nei villaggi attrezzati. Come una piccola-media azienda che si mantiene in piedi nonostante le criticità”.

Così un’inchiesta di Repubblica che certo non poteva immaginare quanto, oltre ad essere inefficiente, il sistema dell’accoglienza dei nomadi a Roma, finanziato dai soldi dei contribuenti, finisse per essere la principale modalità di sopravvivenza di un’organizzazione criminale della Capitale.

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EMERGENZA NOMADI DA ROMA A MILANO

Non è tutto, perché come ricordavamo su queste pagine in una lunga inchiesta, il piano nomadi varato da Roberto Maroni venne sonoramente bocciato in Lombardia dai giudici amministrativi; anche a Milano, le polemiche sulla gestione sui nomadi non sono certo mancate.

Il  “piano Rom”, come spiega 02 blog riprendendo un post su Facebook del Comune di Milano, venne varato nel 2008 dal governo Berlusconi, in cui Roberto Maroni, ricopriva la carica di ministro dell’Interno. Nel piano si decise che Milano doveva ricevere 13,6 milioni di euro prevedendo che i prefetti diventassero “commissari” per la realizzazione degli interventi. Di questi soldi, 8 milioni vennero spesi per la chiusura del campo di via Triboniano mentre la riqualificazione dei campi di Martirano e di via Chiesa Rossa non si conclusero. E da qui vennero presi i 15 mila euro destinati alle famiglie Rom. Da notare come il piano venne bocciato il 16 novembre 2011 dal Consiglio di Stato con questa motivazione: “La presenza di Rom non è definibile come emergenza in quanto si tratta di una presenza ordinaria” La nuova Giunta ha sbloccato i fondi restituiti dalla Prefettura al Governo. Parliamo di 5 milioni di euro statali vincolati ad azioni per la gestione della presenza dei Rom.

Insomma, riassumendo: la Lega, con un suo esponente di primo piano, quasi 8 anni fa varò un piano per la gestione dei nomadi che prevedeva la costruzione di megastrutture di accoglienza date in appalto di gestione a cooperative e realtà della sussidiarietà; a Roma, questo ha dato il foraggio ad un sistema criminale così pervasivo da aver cambiato il volto alla città.

Matteo Salvini contro i rom

Oggi, sempre la Lega nord, con Matteo Salvini afferma che i campi Rom dovrebbero essere rasi al suolo.

I rom “devono avere gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini italiani. I campi rom non esistono in quasi nessuna parte d’Europa”. A dirlo è il leader leghista Matteo Salvini, che ribadisce l’idea di “radere al suolo i campi rom”. E spiega che “in alcuni campi ho visto villette a due piani, solo perché sono semoventi non pagano l’Imu. Volete stare in Italia? E allora cari rom avete gli stessi diritti e doveri degli italiani”.

Erano state le associazioni che si occupano di diritti dei Rom in Europa a sottolineare che i campi ci sono solo in Italia (“Realizzare campi per i rom è principalmente una prospettiva italiana. Non succede in altri paesi” dice a Repubblica Dezideriu Gergely, rom e direttore del Centro Europeo per i Diritti dei Rom”: ancora nel 2012). Il governo Berlusconi e il ministro Maroni ritennero di non tener conto dell’opinione. Evidentemente Salvini ha cambiato idea.