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Roma città ferita. È l’ora di un nuovo rinascimento

Ecco. Mi perdonerà il Sindaco di Roma Ignazio Marino. Ma oggi vorrei che sindaco della mia città per qualche settimana fosse nuovamente Walter Veltroni​. Lui avrebbe la capacità, anche comunicativa, di far capire al resto del paese, e probabilmente d’Europa, che Roma non è quella che si è vista allo Stadio Olimpico. Veltroni avrebbe saputo comunicare che Roma è altro. Anzi, lo dico apertamente, avrebbe raccontato questa città in maniera diversa in tutti questi anni.

Oggi, Roma, purtroppo è una città in cui è difficile vivere. Sta diventando una città per pochi, dalla quale molti sono costretti ad andare via. Vanno via perché è costoso viverci, costoso trovare un alloggio decente, costoso crescerci dei figli.

Ma non è questo il punto. Leggendo l’altra sera il libro di Davide Desario​ “Roma Barzotta”, si racconta come la “fama” di Roma sia ormai pessima in tutta Europa. Una fama in parte immeritata anche perché le statistiche, in realtà, non raccontano una città così violenta.

Eppure…eppure Roma domenica era sui giornali di tutta Italia per un motivo che offende la stragrande maggioranza dei suoi cittadini: tre striscioni indegni contro la madre di un ragazzo morto ammazzato.

L’altro giorno era sui giornali perché un tassista ha aggredito picchiandolo, il padre di un disabile; Lo ha picchiato a sangue, spezzandogli una gamba. Un tassista, ovvero chi in teoria offre un servizio pubblico alla cittadinanza. La sua licenza è stata sospesa. Ancora poco. Speriamo, come dice Marino, che sia presto del tutto revocata

Qualche mese fa sui giornali di tutto il mondo a caratteri cubitali c’era un titolo “Mafia Capitale” che raccontava e gli affari sporchi di questa città. Della classe dirigente di questa città. Il partito al governo della città è commissariato perché non sapeva autogovernarsi. Ad Ostia la giunta municipale è stata sciolta e si parla apertamente di Mafia.

In città si respira un’aggressività senza precedenti. Un’aggressività che è frutto anche di un crollo della qualità di vita della Capitale. Ma anche frutto di un lassismo per il quale ad una precisa responsabilità – acclarata – non segue una punizione adeguata.

Roma ha un problema, sopra ogni altro: la qualità della classe dirigente. La classe dirigente di questa città, duole dirlo, non è all’altezza del compito delicato che è chiamata a svolgere. E non esiste, semplicemente perché si è fatto nulla per farla crescere, per crearla. Per quale motivo al mondo le intelligenze migliori di questa città avrebbero dovuto scegliere la carriera politica, pubblica, quando ad andare avanti, a fare strada erano solo gli innocui, i fedeli e gli stupidi, che non potevano in alcun modo mettere in pericolo il potere acquisito da chi c’era prima?

Ora siamo al bivio. O Roma inizia a ricostruirsi, piano piano, puntando su una nuova classe dirigente, iniziando a metterla alla prova, oppure continuerà inesorabile la sua discesa negli inferi.

Bisogna iniziare a far risorgere Roma dalle sue periferie. Non dalla pedonalizzazione di qualche centinaia di metri nel suo centro storico. Bisogna innanzitutto ricordarsi di chi è più in difficoltà. Prima della crisi chi viveva nei quartieri periferici della città, seppur tra  mille difficoltà, era in grado di andare avanti. La crisi di questi anni ha penalizzato questi cittadini più di chiunque altro. Oggi costoro non ce la fanno più: questo determina rabbia, frustrazione, aggressività. È da quelle zone che bisogna ripartire per far vivere un nuovo Rinascimento alla città eterna.

Alle porte c’è una grande opportunità. Il Giubileo straordinario convocato da Papa Francesco per l’otto dicembre del 2015. L’ultima possibilità per la Città Eterna per tornare grande. Per tornare al centro del Mondo. Per farsi conoscere da tutto il globo come una città diversa da quella descritta negli ultimi mesi dai giornali. Ed è per questo che servirebbe anche una “grande narrazione” (ora si dice così) della Capitale. Un racconto diverso della nostra città rispetto a quello che sta andando in onda in questi mesi.

Serve lo sforzo di tutti. Dei cittadini romani, dell’amministrazione, delle forze dell’ordine. Oggi quello che auspichiamo appare quasi impossibile. Ma è l’unica strada che Roma può percorrere. Serrare le fila per organizzare un grande Giubileo, che sia il volano per la candidatura Olimpica di Roma. Servono le migliori forze della città.

Chi non si sente all’altezza di un compito che fa tremare i polsi, si faccia da parte. Noi, da queste colonne, proveremo a fare la nostra parte.