Schwazer: «La mia storia riparte: torno a correre»

di Redazione | 01/04/2015

«Lo so: in tanti dubiteranno. Anch’io quando ero pulito e rientravano i dopati ero polemico e per niente contento. Ma la mia storia ricomincia». Alex Schwazer prova a buttarsi alle spalle una fetta di passato, la più dolorosa: la positività all’eritropoietina in un controllo antidoping alla vigilia delle Olimpiadi di Londra 2012 e la squalifica per tre anni e mezzo più altri tre mesi comminatigli dal Tna sono una macchia indelebile con cui è difficile convivere tutti i giorni, figuriamoci ripresentarsi al pubblico dello sport italiano. L’altoatesino medaglia d’oro 2008 sui 50 km si confessa oggi in una lunga intervista a Emanuela Audisio di Repubblica e annuncia che tornerà ad allenarsi, seguito da Sandro Donati, ex allenatore di atletica leggera e consulente per la WADA (World Anti-Doping Agency): «Per accettare la mia proposta ha voluto sapere meglio del mio passato. Ci siamo parlati, ho chiarito molto. È una bella sfida per entrambi».

Stefania D'Alessandro/Getty Images Entertainment
Stefania D’Alessandro/Getty Images Entertainment

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MARCIA LIBERA – Dopo la sofferenza, le lacrime e la rottura con Carolina Kostner
squalificata per un anno e quattro mesi per averlo aiutato a eludere un controllo – Alex cerca se stesso e l’uscita dal tunnel correndo. Come ha sempre fatto:

Com’è andata la sua seconda vita?

Con apatia. La quotidianità senza esercizio fisico mi è ostica. Ho 31 anni. Premetto che io ho fatto sempre sport: hockey, atletica, ciclismo. La scuola non mi interessava. Ci andavo in tuta. Non c’era materia che mi appassionasse, non ci tenevo ad essere un campione lì

Squalificato fino al 29 aprile 2016, nell’intervista ripercorre la sua carriera, i sacrifici fatti, le estati a fare il barista per mantenersi. Fino alla medaglia di sette anni fa e a quello che ha significato, nel bene e soprattutto nel male:

Sono proprio le aspettative che mi hanno ucciso. Lo capisco ora. Dopo aver vinto a Pechino nel 2008 dovevo ubriacarmi, divertirmi, lasciarmi andare, perdermi con allegria. Godere in maniera stupida, superficiale, felice […] Invece tutti a dirmi: non ti rilassare proprio adesso, tieni duro, non smettere di allenarti. […] Se vinci un’Olimpiade a 24 anni avresti diritto all’incoscienza, non di ripetere subito il miracolo

In mezzo il buco nero della depressione che tuttora lo affligge:

Chi cura me ha curato anche mio nonno. Mi hanno mostrato la sua cartella clinica. Ma io ho cercato di chiedere aiuto, non sono stato in silenzio, ho dato segni di squilibrio, solo che tutti hanno fatto finta di niente. Serviva Schwazer marciatore, non l’uomo

 

Photocredit copertina Pierre Teyssot/AFP/GettyImages