Cosa c’è dietro le dimissioni di Maurizio Lupi

I principali quotidiani riportano oggi le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi in uno dei momenti più difficili della sua carriera politica, quello delle dimissioni dal governo. L’esponente di Ncd il cui nome è finito nelle carte dell’inchiesta di Firenze sulla corruzione nei grandi appalti, avrebbe maturato la decisione di abbandonare l’esecutivo nella mattinata di ieri, per poi parlarne direttamente con il premier a metà giornata.

 

Maurizio Lupi ospite a "Porta a Porta"

 

Sul Corriere della Sera Elisabetta Soglio racconta:

E così, Maurizio Lupi lascia l’incarico di ministro: «Devo difendere i miei». Una decisione sofferta e tormentata, arrivata dopo tre giorni di travaglio, di umori cambiati quasi ogni ora: prima sconfortato, poi combattivo, poi di nuovo abbattuto, poi tonico. Ieri mattina ha preso i giornali all’alba, ha riletto i nomi del figlio Luca, della moglie Manuela, di alcuni amici cari. Ed è andato a correre. Dopo due giornate sospese in un limbo, senza mangiare quasi nulla, pochissime ore di sonno, il viso sempre più tirato, ai suoi è sembrato un bel segno: «Quando va a correre, si chiarisce le idee». E forse quella sgambata nel parco di Villa Borghese davvero è servita a maturare la scelta.

A fare resistenza alla decisione di Lupi sarebbe stata la moglie Manuela. Ma non c’è stato modo di convincere il ministro sulla via delle dimissioni a restare al suo posto. Riporta ancora Soglio sul Corriere:

«Mi hanno intercettato per quasi due anni — ha spiegato ai suoi — e ci sono ventisettemila pagine di verbali che peraltro arrivano prima ai giornalisti che a me. Ogni cosa potrebbe essere letta in modo distorto, dovrei rendere conto di ogni virgola, di ogni parola. Questa onda non si ferma più». Come la storia del figlio Luca: «Lo stanno braccando cercandolo a New York, chiamando lo studio dove lavora, scrivendo mail. Luca è un bravo ingegnere che non aveva bisogno del mio aiuto per trovarsi un mestiere e che deve vivere sereno la sua vita». E poi l’aereo pagato a Manuela per raggiungerlo a Bari, «come se il mio problema fossero i soldi di un biglietto». E chissà cosa ancora. «È uno stillicidio, ora basta».

 

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Poi è arrivata la solidarietà del premier Matteo Renzi. Racconta Francesco Verderami sul Corriere:

Dopo aver ottenuto quel che voleva, dopo aver avuto la sua testa con un «gesto spontaneo», Renzi ha dato ieri a Lupi la sua «solidarietà». «Sono solidale con te», gli ha detto prima di congedarlo da Palazzo Chigi. Per il premier il caso è chiuso: senza che abbia dovuto esporsi; senza che si arrivasse allo show down parlamentare della mozione di sfiducia; entro limiti di tempo che gli consentiranno di assorbire presto l’impatto mediatico della vicenda e anche di farla presto dimenticare, magari prospettando il dicastero delle Infrastrutture per Cantone, che sembra ormai svolgere il ruolo della protezione civile nelle calamità giudiziarie.

Renzi avrebbe consigliato sia a Lupi che Angelino Alfano il passo indietro per evitare una «vita insopportabile» sia al ministro che al partito. Ha scritto ancora Verderami:

Un anno e passa dopo Renzi esprime la sua «solidarietà» all’ormai ex ministro, che aveva provato a resistere, nonostante il capo del governo gli dicesse di non provarci: «Lo so che non sei indagato, ma vedrai che i media si concentreranno solo su di te con le intercettazioni. È solo l’inizio: ti renderanno la vita insopportabile, finirà di mezzo la tua famiglia…». E poi, rivolgendosi ad Alfano: «Così finirete male». «L’amicizia non ha prezzo. E Maurizio è un amico», aveva risposto il leader di Ncd. I «consigli» di Renzi miravano ad ottenere ciò che poi ha ottenuto, e che ha perseguito a modo suo, prima con un gelido silenzio, poi lasciando trapelare sulla stampa l’ipotesi di lasciare «libertà di voto» al gruppo parlamentare del Pd, qualora si fosse arrivati alla mozione di sfiducia su Lupi. Idea impossibile da realizzare senza mettere in conto la crisi di governo.

(Foto di Roberto Monaldo da archivio LaPresse)

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