sushi gravidanza
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Sushi in gravidanza? Si può mangiare, a patto che…

Si può mangiare il sushi in gravidanza? Tra le future mamme la discussione è accesa: durante il periodo della gravidanza il pesce crudo è da evitare o si può consumare tranquillamente? Sushi e sashimi sono pericolosi per la salute di mamma e bambino?

sushi gravidanza
Foto: Thinkstock

SUSHI IN GRAVIDANZA: SI PUÒ MANGIARE? –

La domanda è ricorrente su forum e siti dedicati alle mamme, ed è seconda per frequenza solo a chi si chiede se il sushi fa ingrassare. Il timore delle future mamma è che il sushi, preparato con il pesce crudo, possa essere veicolo di batteri e infezioni parassitarie come la toxoplasmosi, particolarmente pericolosa se sviluppata in gravidanza. Per lo stesso motivo i medici consigliano alle donne in dolce attesa di non consumare insaccati e, in generale, qualsiasi cibo crudo – frutta e verdura comprese – che non sia stato accuratamente lavato e pulito. In linea di massima, i rischi che corre una donna incinta che mangia sushi non sono maggiori da quelli corsi da chiunque altro: se non è fresco o non è stato ben conservato si può prendere la salmonella, se il pesce non è di prima qualità si rischia un’intossicazione da mercurio, se non è stato adeguatamente “abbattuto” – ovvero portato a bassissime temperature per un certo periodo di tempo – si può venire a contatto con parassiti pericolosi come l‘anisakis. Tutte patologie che è meglio evitare sempre, e ancora di più quando si aspetta un bambino.

 

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SONO INCINTA: POSSO MANGIARE SUSHI? –

Come per tutte le cose, serve un po’ di buonsenso: medici e ginecologi danno spesso pareri differenti ma è bene ricordare che il sushi, che contiene alimenti crudi, è un cibo che va valutato con attenzione prima di essere consumato. Innanzitutto, se proprio non si può resistere alla voglia dei prelibati roll di pesce, riso e alghe, è importante recarsi in un ristorante dove si è certi che il sushi sia buono e venga preparato a regola d’arte, con ingredienti freschi e opportunamente conservati. Come regola generale è meglio evitare di consumare sushi di sgombro e pesce spada: le carni di questi pesci sono più soggette alle infezioni parassitarie, mentre il sushi di tonno potrebbe avere un contenuto maggiore di mercurio, nocivo per tutti, e a maggior ragione per le future mamme. Lo stesso vale per i piatti preparati con pesci d’acqua dolce, anche loro più “a rischio” sul fronte dei parassiti.

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Foto: Scott Keeler/Zuma Press/LaPresse

PESCE CRUDO IN GRAVIDANZA –

Insomma, a meno di non essere completamente sicure di ciò che si sta mangiando, sarebbe preferibile evitare il sushi fino a dopo il parto. I rischi diminuirebbero se si scelgono piatti con pesce cotto – ad esempio i roll con il gambero cotto – o con il salmone, a patto che il pesce in questione sia stato opportunamente abbattuto, per eliminare la presenza di eventuali parassiti, portandolo a una temperatura di almeno -20° per un periodo non inferiore ai sette giorni.

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SUSHI IN GRAVIDANZA: PERICOLO TOXOPLASMOSI? –

La toxoplasmosi è una malattia infettiva che ha origine da un parassita, il protozoo Toxoplasma gondii. Tale parassita è diffuso tra i mammiferi e gli uccelli e, una volta arrivato nell’organismo umano, può provocare malattie anche gravi come meningoencefalite, polmonite e miocardite. Va sottolineato che il processo di abbattimento della temperatura non elimina del tutto il potenziale parassita e che l’unico modo per mettersi al riparo dalla toxoplasmosi è quello di consumare alimenti ben cotti (ecco perché sono sconsigliati gli insaccati in gravidanza per le donne che non hanno avuto la toxoplasmosi, così come sono da evitare la carne di agnello o suino poco cotti e i latticini non pastorizzati). Dall’altra parte, tuttavia, il parassita della toxoplasmosi interessa mammiferi e uccelli ma non il pesce: per questo motivo, a meno di pericolose contaminazioni con altri alimenti infatti, il sushi è libero dal rischio toxoplasmosi. Ma, come abbiamo detto in precedenza, questo non esclude che si possa venire a contatto con altri parassiti, come quelli che provocano la listeriosi o i bacilli responsabili della salmonellosi.

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Foto: Thinkstock

ANISAKIS IN GRAVIDANZA –

Un altro “pericolo” è rappresentato dall’anisakis: un parassita a forma di un piccolo verme arrotolato, visibile a occhio nudo, che vive comunemente nello stomaco dei grandi mammiferi marini come balene e delfini. Ad essere dannosi per l’uomo, tuttavia, non sono parassiti allo stadio adulto ma le larve: l’anisakis depone le proprie uova all’interno dell’organismo ospitante, che poi le espelle naturalmente, pronte per essere fecondate. Una volta maturate, le larve escono dall’uovo e vengono ingerite da pesci, molluschi e crostacei, che possono finire nei nostri piatti. Tra le specie più a rischio contaminazione ci sono pesce spada, tonno e sgombro: la contaminazione da anisakis (detta anisakidosi) provoca vomito, febbre alta e, nei casi più gravi, ostruzioni o perforazioni intestinali. L’anisakis muore se il pesce contaminato viene portato a bassissime temperature (almeno -20° o -35°) con abbattitori di temperatura specifici. Poiché la maggior parte dei congelatori domestici non va oltre i -18°, questo processo non può essere considerato idoneo se eseguito con il freezer di casa. Il processo di abbattimento del pesce è obbligatorio per legge: se viene eseguito correttamente si elimina il pericolo di entrare in contatto con l’anisakis attraverso il sushi. Per questo è necessario essere sicuri che il ristorante scelto per una cena a base di sushi metta in pratica tutte le norme igienico-sanitarie richieste dalla legge. Nel caso non si abbia questa certezza, meglio optare per il pesce cotto. (Photocredit copertina: Alessandro Lercara/LaPresse)

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