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Nino Di Matteo e quegli ostacoli per la nomina all’Antimafia

Pur di evitare imbarazzi, con la motivazione della sicurezza e delle “minacce” mafiose subite da Nino Di Matteo, il Csm ha avanzato per il pm la “carta” del trasferimento straordinario da Palermo, ma soltanto verso altri uffici dello stesso livello. Un tentativo di risolvere alla base il nodo della nomina alla Procura nazionale Antimafia, per ora mancata, del magistrato simbolo dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia. Proposta rinviata al mittente dallo stesso Di Matteo. Al momento ancora “congelato” nel capoluogo siciliano, dopo la bocciatura della Terza Commissione. L’organo che, in attesa che si esprima il plenum in modo definitivo, ha preferito altri tre candidati, nonostante i 17 anni di esperienza del pubblico ministero nella lotta a Cosa Nostra e alla criminalità organizzata.

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CSM “OFFRE” IL TRASFERIMENTO A DI MATTEO. MA LUI ATTENDE L’ANTIMAFIA –

Di Matteo preferisce attendere il verdetto finale del Csm, dopo le proteste di diversi consiglieri di fronte alla sua bocciatura. Sia perché il trasferimento proposto dal Csm gli precluderebbe incarichi direttivi o semidirettivi. E la stessa Antimafia, dato che sono ammissibili soltanto spostamenti orizzontali tra uffici omologhi. Ma anche perché la bocciatura non è ancora definitiva.

Il plenum della scorsa settimana è stato aggiornato, dopo che il togato Aldo Morgigni (Autonomia e Indipendenza) aveva denunciato come, a suo dire, il pm palermitano fosse stato valutato in modo errato rispetto ai titoli e all’esperienza accumulata., Tanto da assegnandogli un primo posto “virtuale” rispetto all’undicesimo deciso dalla Terza commissione. Ma c’è stato anche chi, come Piergiorgio Morosini (Area) ha anche invocato un ritorno della pratica in commissione. I voti favorevoli sono stati però soltanto otto, contro i 16 contrari. Un segnale interpretato come l’antipasto della conferma della “bocciatura” finale di Di Matteo.

IL NODO DELLA NOMINA E LE MEDIAZIONI –

Eppure le mediazioni sono ancora in corso. La Commissione ha per ora “premiato”, per i primi tre posti della graduatoria valida per le nomine all’Antimafia, Eugenia Pontassuglia (che si è occupata del caso escort-Berlusconi), il pm di Napoli Marco Del Gaudio (tra gli altri, anche il processo all’ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini) e Salvatore Dolce, sostituto procuratore a Catanzaro (titolare di varie inchieste contro le cosche calabresi). Ma dietro le quinte i pro-Di Matteo non mollano. Un compromesso? Possibile. Perché c’è chi ricorda come il pm antimafia possa passare al prossimo giro. Ovvero, tra un mese, quando dovrebbero liberarsi altri due posti. Altri ancora dovrebbero diventare disponibili nei mesi successivi, dato che devono essere nominati in Dna due procuratori aggiunti. Tradotto, nonostante l’ “ostracismo” denunciato sulla nomina di Di Matteo, tra i consiglieri c’è ancora chi spera possa essere trovata una soluzione.