Lavoro: Jobs Act e Tfr in busta paga, ecco le novità

di Tommaso Caldarelli | 02/03/2015

Renzi: «Il Jobs Act verrà approvato dal Senato il 3 o il 4 dicembre»

Jobs Act e Tfr in busta paga, quali sono le principali novità previste dalle riforme del governo? Mentre continua il cammino in Parlamento dei rimanenti decreti attuativi della delega Lavoro, che attendono il parere non vincolante delle commissioni competenti di Camera e Senato, escono le prime informazioni sulla possibilità per i lavoratori di farsi accreditare la liquidazione nella busta paga. Vediamo le principali novità.

8. «Ti presento il mio collega, che ci legge in copia» - Non si fa. Prima, spiega Grant, è opportuno chiedere il permesso. «Basta anche solo una semplice frase, tipo: ‘Penso che potrebbe essere utile a entrambi fare una bella chiacchierata insieme. Vi posso mettere in contatto?». (Foto: Thinkstock)

JOBS ACT, LE NOVITA’

E’ il Corriere della Sera oggi in edicola a riassumere le questioni sul tavolo. Come è noto, l’articolo 18 dello statuto dei Lavoratori, nella parte in cui garantisce la tutela reale, la reintegra, al lavoratore licenziato illegittimamente, sopravvive solo “per i licenziamenti discriminatori, ovvero quelli decisi dal datore di lavoro sulla base di convinzioni politiche o religiose oppure per l’orientamento sessuale”. Molto ristretta la tutela reale per i casi di licenziamenti disciplinari: “La strada del reintegro resta praticabile solo quando in giudizio viene dimostrata l’insussistenza del fatto materiale contestato”, ad esempio “l’azienda accusa il lavoratore di arrivare sempre in ritardo, ma le strisciate del cartellino del lavoratore dimostrano che non è così”. Non solo: “L’accertamento del giudice non può riguardare l’eventuale sproporzione della sanzione del licenziamento rispetto al fatto contestato. Anche se dovesse considerare la punizione “esagerata” il magistrato non potrebbe disporre il rientro in azienda del lavoratore”.

LEGGI ANCHE: Jobs Act, i co.co.pro. confermati per i call center?

INDENNIZZO ECONOMICO E SOSTEGNO SOCIALE

In cambio della tutela reale, c’è soltanto una tutela economica “crescente”, come è noto: “Due mesi di stipendio per ogni anno di lavoro. Il minimo saranno 4 mensilità, anche per chi sarà licenziato dopo meno di due anni di lavoro. Il massimo, 24 mensilità, invalicabile”. Nonostante il parere negativo delle commissioni competenti, il Jobs Act varrà anche per i licenziamenti collettivi: nella precedente normativa era prevista la reintegra per chi non rispettava “i criteri di scelta del personale da licenziare” contenuti in accordi con i sindacati, con il Jobs Act sparisce del tutto l’ipotesi del reintegro. Altro decreto approvato dal governo è quello sul sostegno sociale universale: la Naspi – Nuova Assicurazione sociale per l’Impiego – partirà a decorrere dal primo maggio prossimo, inglobando l’Aspi, la Mini-Aspi, l’una-Tantum per i co.co.pro. “Per usufruirne sarà necessario aver versato almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti nei quattro anni precedenti e aver svolto almeno 30 giorni di lavoro nei 12 mesi che precedono l’inizio della disoccupazione”, scrive il Corriere. La Naspi ammonterà a 1300 euro mensili e sarà erogata piena solo per i primi tre mesi di inoccupazione, per poi calare del 3% ogni mese successivo.

LEGGI ANCHE: Jobs Act, come cambia il lavoro

TFR IN BUSTA PAGA, A CHI CONVIENE 

Novità poi riguardo l’ipotesi di anticipare al dipendente il Tfr in busta paga: siamo quasi al traguardo. “Le prime buste paga pesanti dovrebbero essere quelle di aprile”, scrive sempre il Corriere: entro pochi giorni dunque “12 milioni di dipendenti delle imprese private” dovranno scegliere se avere subito il Tfr, pagandoci però più tasse, o lasciarlo in azienda come attualmente è: in effetti l’aliquota sulla liquidazione accantonata varia dal 23% al 27%, e così anticiparsi gli importi in busta paga conviene, attualmente, “solo a chi dichiara meno di 15mila euro annui lordi”, mentre risulta una misura “abbastanza neutrale” per chi dichiara dai 15 ai 28mila euro. “L’adesione al nuovo meccanismo sarà possibile fino a settembre di quest’anno”, ma non sarà reversibile e dunque durerà automaticamente fino a giugno 2018. Bisogna però attendere l’accordo quadro fra ministero dell’Economia, del Lavoro e Abi per garantire alle impresa la liquidità in cambio degli anticipi Tfr.